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POLITICA
15 febbraio 2019
AIUTIAMO IL SUD AD AIUTARSI
Ho la fortuna di essere un meridionale. Anzi, un insulare. Non che sia un gran piacere, dato che questa è l’Italia che non funziona, ma c’è un momento in cui essere del Sud è una fortuna, ed è quando si vuol essere severi col Meridione. Infatti posso permettermi di dire che, se esso è povero, è colpa sua. Con lo stesso territorio gli israeliani avrebbero creato una seconda Olanda.
Forse a causa di un territorio che non favorisce gli scambi fra regioni, l’Italia non è un Paese unitario. Superato il limite meridionale della Toscana, si ha l’impressione di entrare in una nazione diversa. Una nazione che parla lo stesso italiano sbracato, abborracciato e televisivo diventato koinè, ma ha mentalità e capacità diverse.
A partire da questa constatazione, si aprono le ostilità. Infatti i meridionali cercano di negare l’evidenza: “Il Sud arretrato? Quando Siracusa era una metropoli colta e sviluppata, voi...” E poi, dopo avere dato la colpa al Nord dell’arretratezza del Sud, tendono la mano per essere aiutati. Sterile, infantile diatriba.
È vero, è certamente lecito chiedersi come mai il meridione, duemila e passa anni fa, fosse la parte più colta e più progredita della penisola, mentre oggi è l’opposto. Ma la domanda giusta è: “E che importanza ha? È così e tanto basta. Piuttosto ci dobbiamo chiedere che cosa si deve fare per cambiare questa situazione”. 
La speranza è lodevole, ma purtroppo la discussione di solito parte dalla ricerca di ciò che gli altri – non gli stessi meridionali – dovrebbero fare per risollevare il Meridione dal suo ritardo. Ed è proprio su questo che non sono d’accordo. Forse perché sono un dannato liberista, forse perché ho una visione pressoché calvinista della responsabilità individuale, non considero doveroso che il più ricco dia al più povero, lo considero soltanto generoso. E la generosità non si può imporre per legge. I meridionali dovrebbero smettere di dare ad altri la colpa della loro arretratezza e dovrebbero tentare di uscire dal ritardo con le loro forze. 
Non sono le regioni del Nord che sono egoiste, se vogliono tenersi i loro soldi; sono le regioni del Sud che sono avide, se vogliono i soldi altrui. E se li ricevono, che dicano almeno grazie. Perché non hanno affatto esercitato un diritto, ma beneficiato del lavoro altrui.
Bisogna dire onestamente che in questo campo tutti hanno cercato di ingannarli. Tutti dicono che il più forte deve aiutare il più debole, il più ricco deve dare al più povero, mentre in natura le cose non vanno affatto così. Lo stato di bisogno non dà nemmeno diritto a un bel funerale. È la democrazia – che Dio ce la conservi – la causa di questo abbaglio. Questo tipo di governo dà in tutti i casi ragione ai più, e chi vuole essere eletto deve accarezzare i molti secondo il verso del pelo. Così, dal momento che i deboli sono più numerosi dei forti e i poveri sono più numerosi dei ricchi, la demagogia li induce a credere che hanno dei “diritti” nei confronti dei forti e dei ricchi. E questa, anche se la dicono in milioni, è una sciocchezza. La verità non è statistica. Il fatto che la solidarietà sia una bella virtù non significa che sia giusto imporla. O allora si chiama estorsione. 
Il piagnisteo meridionale ha fatto il suo tempo e ai meridionali bisognerebbe fare un discorso molto chiaro. “Non dovete scambiare la vostra avidità per un diritto. Dovete prendere in mano il vostro destino e rimboccarvi le maniche, o sarà peggio per voi. L’unica cosa che lo Stato può e deve concedervi, è di pagare molto meno tasse di quelle che si pagano al Nord, proprio perché quello stesso Stato vi fornisce obiettivamente servizi peggiori di quelli che sono forniti al Nord. Quand’anche ciò avvenisse per colpa vostra. Non abbiamo forse detto, da principio, che in politica non importa la causa dei fenomeni, ma soltanto la loro esistenza?”
 Il Sud merita di avere salari più bassi, sussidi meno generosi ma anche un fisco molto, molto più mite. Cioè quelle stesse condizioni che avrebbe se fosse indipendente. Nulla di più. E se questo vale per una parte dell’Italia, figurarsi quanto sia ragionevole delirare, pensando di salvare l’intera Africa.
Se è vero che sulla penisola italiana ci sono due Paesi molto imperfettamente saldati insieme nel 1860, concediamo a questi due Paesi di corrispondere alle loro caratteristiche oggettive, senza pretendere che Licata sia identica a Sassuolo. Se diviene meno costoso produrre nell’Italia meridionale, chi dice che degli industriali del Nord, invece di delocalizzare in Romania, non vadano in Puglia o in Calabria? 
I meridionali non sono affatto pigri, quando si tratta di guadagnare. Basta vedere la produttività di quelli che operano in nero. Bisogna permettergli di lavorare legalmente con lo stesso ardore e il Sud potrebbe decollare. Ché se poi non lo facesse, non si vede perché altre regioni dovrebbero finanziarlo. Il denaro di Stato fa troppo spesso la fine di quello che si dà alla Regione Sicilia.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
15 febbraio 2019



permalink | inviato da Gianni Pardo il 15/2/2019 alle 16:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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