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14 febbraio 2019
L'ERRORE DI CHIAMARSI GIUSEPPE CONTE
Naturalmente non ci si riferisce alle decine di incolpevoli Giuseppe Conte sparsi nell’intero Paese, ma a quel signore dal naso alla Bob Hope che è stato nominato Presidente del Consiglio. Contro di lui, ovviamente, non ho nulla. Se fosse un mio amico, sarei contento di frequentare un competente di diritto a livello universitario, un signore capace di parlare un paio di lingue straniere, molto beneducato e di gradevole approccio. Avercela con lui sembrerebbe tanto fuor di luogo quanto bestemmiare ad una riunione di dame di carità. 
L’errore del prof.Giuseppe Conte è infatti soltanto quello di non essersi limitato ad insegnare nella sua università, coltivando le sue relazioni, che immaginiamo compitissime e pregevolissime. Avrebbe dovuto lasciare la politica ai professionisti. E non ai professionisti della teoria politica - che nella politica vera non vanno mai lontano, come già accadde a Niccolò Machiavelli - ma alla politica fatta di sangue e merda, secondo l’immortale definizione di  Rino Formica. Quella di chi si batte con tutti i mezzi, inclusi quelli poco eleganti, pur di divenire assessore in un comune di tremila abitanti.
La differenza fra il nostro compito professore e quell’assessore dell’esempio è che quest’ultimo il posto se l’è guadagnato. E dunque è un vero assessore, non qualcuno che, su un palcoscenico di provincia, recita la parte di un assessore.
Il dramma di Conte, malgrado ciò che c’è scritto sul suo biglietto da visita, è quello di non essere percepito da nessuno come il Presidente del Consiglio dei Ministri. Lui è soltanto “Qualcuno che tiene calda la poltrona del Presidente del Consiglio dei Ministri”. E ciò perché quel nobile seggio può contenere soltanto un sedere, e due onorevoli sederi come quelli di Luigi Di Maio e di Matteo Salvini, fisicamente non c’entrano. 
Il risultato è che, se tutti non lo trascurano, e reprimono la voglia di dirgli sul muso: “Fammi parlare con chi ti manda”, è perché sono più o meno obbligati dalla convenienza a partecipare alla recita.  Nella realtà, ciò che ha detto brutalmente Verhfostadt è la nuda verità: Conte è un burattino nelle mani di Di Maio e Salvini. E non  potrebbe essere diversamente, perché è lui ad essere emanazione di quei due signori, e non loro due ministri nominati da Conte e proposti al Presidente della Repubblica in occasione della formazione del governo. Questo è un peccato originale che non si può lavare. Né lui potrebbe scansare l’imbarazzante coscienza di non essere nessuno, agli occhi degli interlocutori, accettando la carica e poi restandosene costantemente a casa sua, come fanno tutti i prestanome. Perché un Presidente del Consiglio ha delle funzioni precise, stabilite nella Costituzione, oltre che dalla prassi. In altre parole, quand’anche il prof.Giuseppe Conte fosse un novello Cavour, la sua condizione obiettiva è priva di soluzioni onorevoli. Poco importa che egli faccia del suo meglio, per galleggiare nella tempesta: il problema è “nel manico”, e contro di esso non ha soluzione. Gli possiamo concedere l’onore delle armi, in materia di cultura, di savoir faire, di arte del compromesso, di diplomazia, di eleganza negli ambienti internazionali e forse di altro ancora, ma tutto ciò non cancella la sostanza del problema. 
Matteo Renzi era un selvaggio - un elefante nella cristalleria, se si vuole - ma era un elefante che si muoveva con muscoli propri. E per questo andava preso sul serio. Mentre Conte è un’emanazione di Di Maio che a sua volta è un’emanazione di Grillo e Casaleggio. L’ombra di un’ombra. Qualcuno l’ha anche definito il vice dei suoi vice, ma è stata pura generosità. In realtà non è neanche il vice. 
Sia detto al passaggio, questa è una delle tante ragioni per le quali Matteo Salvini sembra tanto più autentico di tutti gli altri, nella compagine di governo. Perché è lì per forza propria. Non c’è nessuno che possa dirgli: “Togliti di lì”. Quello che fa lo fa perché l’ha deciso lui, non altri. E infatti – chi può negarlo? - Salvini è sgradevole, ma conta molto e per giunta la gente lo vota, mentre forse Conte sarebbe votato soltanto dai parenti più stretti. Si è visto anche con Mario Monti, che pur essendo anche lui un professore, anzi un professorone, e pur essendo stato un autentico Presidente del Consiglio dei Ministri, pur essendosi illuso di potere poi continuare con le proprie forze, è stato sconfessato dagli elettori. Nessuno ha mai dimenticato che quel distinto signore era stato messo lì dal Presidente della Repubblica, per turare la falla della nave e poi togliere il disturbo.
Non c’è modo di assolvere il Presidente Conte. Ci sono errori privi della marcia indietro. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
14 febbraio 2019




permalink | inviato da Gianni Pardo il 14/2/2019 alle 13:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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