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POLITICA
7 febbraio 2019
IL PUNTO DI VISTA MORALE È UN HANDICAP
Il punto di vista morale non è un handicap nelle questioni morali. È dunque lecito chiedere: “È morale il comportamento di un figlio che non rispetta suo padre?”, perché già nella domanda è specificato in quale campo bisogna cercare la risposta. 
Ma tutto cambia se si tratta di rispondere alla domanda: “Perché i figli devono rispettare i genitori?” In questo caso infatti chi rispondesse: “Perché è immorale non rispettarli” commetterebbe l’errore di pensare che l’altro abbia fatto una domanda in campo morale, mentre poteva essere in campo sociologico, giuridico, etologico e forse qualche altro ancora. Senza dire che, perfino quando si ha una domanda in campo morale, sarebbe bene non dimenticare che parliamo implicitamente della nostra morale, mentre ce ne sono state altre nel tempo e nello spazio, in base alle quali la risposta avrebbe potuto essere diversa. 
Altro esempio: “È giusto che l’uomo abbia potere sulla donna?” Forse per milioni di anni, e ancora oggi nel mondo islamico, l’umanità avrebbe risposto di sì. Perché ciò è stato a lungo conforme alla morale. Se invece la domanda non fosse su base morale e divenisse: “Perché l’uomo si attribuisce spesso un potere sulla donna?” tutto cambierebbe. Innanzi tutto non si tratterebbe di rispondere con la propria convinzione (reputata conforme alla morale) ma si sarebbe obbligati a spiegare il perché del fenomeno. E se non si sapesse indicare la ragione, con ciò stesso si sarebbe persa la partita. Inoltre, se a giustificazione del fenomeno qualcuno indicasse il fatto che l’uomo è più forte dal punto di vista muscolare, avrebbe fisiologicamente ragione, ma si darebbe la zappa sui piedi. Perché oggi la forza muscolare conta veramente poco, e una donna con la pistola alla cintura avrebbe il diritto di tiranneggiare decine di uomini. Dunque, a meno che non si riesca a fornire qualche buona ragione per sostenerlo, l’uomo non ha alcun diritto di dominare la donna.
Gli esempi si potrebbero moltiplicare all’infinito. A me è capitato molte volte di sostenere che il maschio dell’uomo, come tutti i primati, è tendenzialmente poligamo, mentre la femmina della specie è tendenzialmente monogama, fornendo anche le ragioni etologiche per questa differenza. Ma moltissime volte mi sono sentito rispondere: “E ti pare giusto?”, cosa che mi ha lasciato sbalordito. Chi mai aveva chiesto se fosse giusto? A me interessa se sia vero, non se sia giusto. Poi, per questo come per altri istinti, possiamo ipotizzare correttivi e limitazioni, ma intanto vediamo se esista. Il fine della conoscenza non è il giudizio, è la spiegazione del fenomeno.
Questa tendenza a sovrapporre il giudizio morale a un fenomeno che morale non è, è molto corrente. Ed anche dannosa. Quando nella Costituzione Italiana leggiamo che “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” abbiamo, in sequenza,  una tautologia e un assurdo. È una tautologia che si paghi di più un lavoro più lungo e di maggiore qualità, ma è assurdo – per giunta contraddicendo la prima metà della frase – che questa retribuzione debba essere commisurata non al lavoro, ma alle esigenze della famiglia del lavoratore. Perché se due famiglie hanno uguali esigenze, ma in una il capofamiglia è un neurochirurgo e nell’altra è un usciere comunale, la Costituzione dovrebbe spiegarci se dobbiamo pagarli nello stesso modo (perché le esigenze delle due famiglie sono uguali) oppure se dobbiamo pagare di più il neurochirurgo (perché il suo lavoro è di qualità superiore). 
In un Paese libero (anche da invadenti ideologie) la retribuzione del lavoro dipende dalla domanda e dall’offerta, e non dalle esigenze del lavoratore. È soltanto se si parte da un punto di vista morale o ideologico, sul lavoro, che si può ipotizzare di pagare tutti nello stesso modo, o secondo le esigenze delle loro famiglie. E infatti l’Unione Sovietica e la Cina di Mao non sono andate molto lontano da questa mentalità. Solo che il risultato non è stato certo la prosperità.
La domanda: “Ma ti pare giusto?” può essere posta soltanto dopo che ci si sia accertati che si tratti di una questione di giustizia. Non serve a niente chiedersi se sia giusto che le donne belle siano più corteggiate delle brutte, è così e basta. Al massimo, si può ipotizzare che i maschi cerchino una partner sana per l’accoppiamento, ma il fenomeno non avvantaggia né loro né le donne. Gli uomini vivono meglio con una donna intelligente che con una donna bella, e le donne più felici sono le più amate, non le più belle. Nel lungo termine l’amore non dipende dall’aspetto. Ma gli uomini ascoltano più l’istinto che la ragione. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
7 febbraio 2919




permalink | inviato da Gianni Pardo il 7/2/2019 alle 12:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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