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POLITICA
21 gennaio 2019
ALMENO MASANIELLO ERA UN PESCIVENDOLO
Sull’attuale maggioranza si sono già versati fiumi di saliva, ed anche di veleno. A leggere i giornali è sembrato che siano arrivati gli alieni, gli extraterresti, gli Hyksos. Né basta dichiararli semianalfabeti, dilettanti allo sbaraglio o parvenu del potere, perché queste categorie non vengono dal nulla e sono anzi il frutto più genuino del popolo acritico. Quello che subisce con più facilità e meno preoccupazioni il condizionamento sociale. 
L’uomo di buon gusto, ad esempio,  è nauseato dinanzi alla pratica dei selfie o delle continue confessioni insulse sulla Rete, ed ecco invece che i meno raffinati e i meno colti a questi nuovi modelli aderiscono con spensierato entusiasmo. Si sentono “ggiovani” come gli altri, e felici di non essere soli.
Proprio pensando a questa adesione ai modelli popolari si ha finalmente una chiave per comprendere i fenomeni politici che abbiamo sotto gli occhi. Dopo due lustri di crisi economica, l’Italia ha perso la fiducia nei suoi governanti ed anche nei competenti. Se questi sono il meglio che il Paese sa produrre, si è detto il popolo, e i risultati sono quelli che vedo, non è meglio che faccia da me? Le mie ricette saranno superficiali e semplicistiche, ma i risultati difficilmente potranno essere peggiori di quelli degli intellettuali raffinati che ci hanno portati dove siamo. E questa è la prima molla del successo del M5S.
Ma il Movimento non si è limitato ad avere un grande successo elettorale: è anche andato al governo. E questo significa essere chiamati ad applicare le idee, le formule, i programmi che si erano sbandierati durante la campagna elettorale. E qui si ha una notevole differenza fra i Cinque Stelle e gli altri partiti. Tutti i partiti (la Lega inclusa, quando governava insieme a uomini ragionevoli) conducono le campagne elettorali in malafede. Sanno benissimo che alcune cose, anche se le hanno promesse, non soltanto sono impossibili, ma se anche fossero possibili, sarebbero nocive per il Paese. Dunque neanche ci provano. Per esempio, “L’indipendenza della Padania”. E del resto questo è il sistema previsto dalla democrazia matura. L’alternanza di destra e sinistra (bipartitismo) da un lato garantisce che chi va al potere abbia già una certa pratica del mestiere, dall’altro perfino nella campagna elettorale è costretto a moderare la propria demagogia, perché presto potrebbe essere chiamato alla verifica della realtà. 
Il M5S si è invece trovato in una situazione affatto diversa. In primo luogo, non era mai stato al potere. In secondo luogo, i suoi rappresentanti – a cominciare dal guru Beppe Grillo – erano gente raccolta dalla strada, senza nessuna speciale formazione, né culturale né politica. Un esercito intero guidato da un caporale. E infine – ecco la massima aggravante – perfettamente in buona fede.
E così torniamo al punto di partenza. Il programma politico del M5S era soltanto l’insieme delle idee correnti. Lo Stato, dal punto di vista economico, può permettersi qualunque cosa, perché le sue risorse sono infinite. E infatti quando, appena eletti, i giovanotti si sentirono chiedere con quali fondi intendevano realizzare i loro programmi, risposero sereni: “I soldi si trovano”. E quando Tria non li trovò, lo accusarono di non essere un buon ministro. Perché (testuale) “Un buon ministro i fondi li trova”. 
La risposta valeva per tutto. Come si combatte la povertà? Con i sussidi statali. “Botta: Ma dove trovate i fondi?” Risposta: “I soldi si trovano”, “Si spende in deficit”. “Si tassano di più le banche, le assicurazioni, le imprese”. “Si tagliano le ‘pensioni d’oro’”, e poco importa che la cosa sia anticostituzionale e, dal punto di vista economico, una goccia nel mare. 
Queste risposte corrispondono alla mentalità popolare di cui quei parlamentari sono esponenti. Per loro lo Stato è onnipotente, può spendere quello che vuole e poi i “ricchi” sono indefinitamente tassabili. Perché tanto rimarranno ricchi lo stesso. E ricche sono le banche, anche se rischiano di fallire e poi non si sa come salvarle. Ma già, paga lo Stato. Ricche sono le imprese, anche se poi licenziano, falliscono o scappano all’estero. Al punto che, non che preoccuparsi di attirarle nel nostro Paese offrendo loro condizoni di favore, le trattiamo come mucche da latte. Le imprese, nella mentalità popolare, sono obbligate a produrre da noi, pagare tasse e non fallire. 
Naturalmente in questo modo il Paese, invece di andare avanti, va indietro (e siamo già in recessione), ma per ogni problema il M5S ha la soluzione pronta: una nuova legge. Il lavoro diviene scarso e precario? Si fa una nuova legge che obbliga i datori di lavoro ad assumere gli addetti a tempo indeterminato. Anche se poi, nella realtà, il risultato è che quelli non assumono né a tempo indeterminato né a tempo determinato. 
Si arriva al colmo in materia di ecologia e misoneismo. Mentre questi scervellati sono appassionatissimi di Internet – l’unica forma di scienza che sia veramente alla moda – sono contro tutto ciò che rischia di fare fumo (il carbone, per esempio, e le automobili), e comunque contro tutto ciò che è nuovo, anche se è sottoterra e non si vede, come il gasdotto Tap. Né si deve pensare che si tratti si sviste: Grillo, nel suo Corano, ha parlato di “decrescita felice”, cioè di divenire tutti più soddisfatti essendo tutti più poveri. Che è quello che potrebbe dire in un’osteria qualunque politologo, dopo aver superato il livello di guardia in materia di vino.
Insomma i Cinque Stelle sono l’epitome di tutte le sciocchezze che si sentono in giro. La gente non conosce nemmeno la versione plebea (e falsa) delle teorie di Keynes, e dunque, benché i “competenti” invochino “investimenti produttivi”, tutti pensano soltanto ai sussidi. Gli investimenti non servono a niente: perché finanziarli? Addirittura, si bloccano i grandi lavori (già finanziati), lasciando a spasso decine di migliaia di persone. Ma che importa? Se proprio avranno bisogno, lo Stato calerà ancora una volta il secchio nel Pozzo di San Patrizio, e penserà anche a loro.
Del resto, non è questo il senso del famoso Reddito di Cittadinanza? Lo Stato farà avere 780€ ad ogni cittadino italiano. Un momento: purché sia disoccupato. Purché sia residente in Italia da almeno dieci anni. Purché accetti che non siano 780 ma qualunque somma, anche cento euro, visto che si tratta di un’integrazione. Ma quel sussidio si perde, se si è comprata o si compra un’automobile nuova. E comunque si perdono 280€ se si abita in casa propria (come se non si avesse sul groppone un mutuo e le tasse e le riparazioni da pagare). Purché quel denaro si spenda entro il mese, se no si azzera. La lista è talmente lunga che chi vuole può andare a cercarsela. Così questo fiume che doveva inondarci tutti, a forza di precisazioni è divenuto un rigagnolo. E un lavoro lo troveranno soprattutto (o soltanto?) gli incaricati dei controlli. Anche loro pagati attingendo al solito Pozzo.
Così finalmente si è chiarito il quadro. Il popolo è finalmente andato al potere e abbiamo ministro del lavoro uno che un lavoro vero non l’ha mai avuto e che non ha neppure una seria qualifica professionale. Almeno Masaniello era un vero pescivendolo.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
21 gennaio 2019




permalink | inviato da Gianni Pardo il 21/1/2019 alle 14:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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