.
Annunci online

giannipardo1@gmail.com
POLITICA
16 gennaio 2019
L'ITALIANO NON SI LEGGE COME SI SCRIVE
Tutti sappiamo che la grafia dell’inglese non corrisponde alla pronuncia, al punto che l’unica risposta sensata, a chi chiede come si legge una data parola, è il consiglio di consultare un buon dizionario che riporti anche la pronuncia. E ancora, con l’avvertenza che – naturalmente – il dizionario dà la pronuncia della parola da sola, mentre nel corso del discorso essa può essere influenzata da parecchi fattori,  a cominciare dalla vicinanza delle parole che la precedono o la seguono. Tanto da risultare diversa da come la indicava il dizionario. 
Per dimostrare che non si tratta di un concetto astruso, prendiamo un esempio nella nostra lingua, quella che ci è più familiare. L’articolo indeterminativo italiano “un”, che pare così inoffensivo. Il dizionario, se riporta la pronuncia, vi dirà che esso si legge come si scrive, “u” ed “n”. Ed è effettivamente vero che “un” si legge “un” se precede , per esempio, la parola “segno”: “unsegno”. Ma, se precede la parola, “pezzo” o “bimbo”  diviene “um”, “umpezzo”, “umbimbo”. E non finisce qui: se la parola comincia con una gutturale, come in “gatto” o “cane”, “un” si legge qualcosa come “ung gatto”, “ung kane”. Del resto lo stesso avviene con la “i”. Tutti, studiando l’inglese, si chiedono come pronunciare la frequente finale “ing” (come in “king”) e non sanno che la usano quotidianamente in italiano. Se dicono “in casa” non pronunciano “inn kasa” ma qualcosa come “ing kasa”, e qui “in” ha lo stesso suono che si ha nell’inglese “ing”.
Si potrebbe continuare a lungo, ma basterà dire che la “z” sorda (o aspra) è praticamente sempre doppia. Insomma pronunciamo tutti “stazzione”, non “stazione”. Ed è giusto così. Ma già, nessuno nemmeno sa che la “z” di stazione non è una consonante, ma sono due: “ts”; anzi, nel caso di stazione, diciamo tre: “tts”. E lo stesso vale per la “c” di “cena” che risulta dalla combinazione di t+sc di “scena”. Il gruppo “gl” è praticamente sempre una doppia consonante, come se fosse non “gl”, ma “ggl”: “agglio “, “piggliare”.
Basta? Direi di sì. Segnalo soltanto la necessità del raddoppiamento sintattico, cioè di doppie consonanti che nessuno scrive e tutti leggono, per esempio dicendo “domani vado arRoma”, e non “domani vado aRoma”, che sarebbe un profumo. 
Per favore, NON dite che l’italiano si legge come si scrive. Certo, la sua grafia è molto più fedele alla pronuncia dell’inglese ma, per cominciare,  meno del francese, che sembra tanto più artificiale, e tuttavia fornisce al parlante più indicazioni di quante ne fornisca a noi la grafia dell’italiano.
Qualcuno ha gridato “Basta!”? Va bene, smetto.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
16 gennaio 2019 



permalink | inviato da Gianni Pardo il 16/1/2019 alle 16:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
dicembre        febbraio

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Non riesco nemmeno io ad inserire un commento. Chi volesse farlo lo inserisca in calce all'identico articolo, su giannip.myblog.it Prendete comunque nota dell'indirizzo giannip.myblog.it per i momenti in cui "il Cannocchiale" non è accessibile. Per comunicazioni, giannipardo1@gmail.com.