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POLITICA
15 gennaio 2019
SE I NEGRI SIANO MENO INTELLIGENTI DEI BIANCHI
Recentemente si discuteva fra amici del concetto di scienza e di verità scientifica, ed oggi leggiamo sul “Corriere della Sera”(1) che James Watson (uno dei due scienziati che hanno avuto il premio Nobel per aver scoperto la doppia elica del Dna) è stramaledetto un po’ da tutti per avere affermato che, a suo parere, o più esattamente secondo i dati di cui crede di essere in possesso, i negri sarebbero meno intelligenti dei bianchi. Questo scandalo è scientificamente scandaloso: infatti, nel mondo della scienza, le tesi non sono morali o immorali, politicamente corrette o inammissibili, sono semplicemente vere o false. 
Watson non è da condannare a priori (non foss’altro per rispetto della sua carriera scientifica) e le sue tesi meritano di essere esaminate. Se poi esse risultano infondate, al momento si rigetti la sua teoria, e la si dichiara – allo stato attuale delle conoscenze – inesatta. Non altro. L’indignazione morale, e i dubbi sulla sanità mentale di quell’illustre vecchio, sono assolutamente fuor di luogo. Uno scienziato ha anche il diritto di sbagliare.
Piuttosto è forse interessante discutere a che punto l’affermazione secondo cui i negri sono meno intelligenti dei bianchi (o i gialli più intelligenti dei bianchi, abbiamo letto anche questa) sia scientifica. Non “vera” o “falsa”, ma “scientifica”. Popper ci ha insegnato che un’affermazione è scientifica quando esiste la possibilità teorica (per esempio un esperimento) di dimostrarla falsa. La sua “scientificità”, quando il risultato è positivo, risulta dal fatto che nessuno è riuscito, con metodo scientifico, a dimostrarla falsa. Ma esistono affermazioni per le quali questa possibilità non esiste. Nessuno può dimostrare scientificamente che la signora Monna Lisa sia bella, oppure che sia brutta. Io le trovo una faccia insipida, incluso il famoso sorriso, e nessuno può dimostrarmi che ho torto. 
Ora torniamo ai negri. In questo campo i problemi sono innumerevoli. Chi consideriamo “negri”, per cominciare? I senegalesi lo sono, certamente. Ma gli etiopi? Non soltanto sono meno scuri, ma hanno tratti molto meno marcatamente negroidi. I magrebini sono certo molto più chiari dei senegalesi, ma sono un po’ più scuri degli italiani, i quali a loro volta sono un po’ più scuri dei tedeschi. E questi sono certamente più scuri dei finlandesi. Dove piazziamo la frontiera? E come la determiniamo?
Secondo problema: come misuriamo l’intelligenza? Soprattutto considerando che i risultati di qualunque test sono influenzati dal grado di istruzione. Per dirne una, tempo fa un’indagine dimostrò che i giapponesi sono più intelligenti dei bianchi. Ma io mi chiedo: se un italiano, invece di frequentare le nostre scuole per ridere, col diploma assicurato anche ai somari, frequentasse le scuole giapponesi, chi dice che alla fine, nei test, non batterebbe anche i giapponesi?
La superiorità di una razza rispetto ad un’altra è perfettamente possibile, e non sarebbe scandalosa, se è vero che un levriero corre molto più velocemente di un bassotto. Ma attualmente siamo immersi in contesti tanto diversi - dal punto di vista economico, culturale e sociale - che l’interferenza di questi fattori su quelli genetici è troppo grande, per avere risultati significativi. Persino in una società come quella americana, in cui convivono bianchi e negri, come non considerare che la media dei negri è meno agiata della media dei bianchi? Il fatto che la percentuale di reati commessi dai negri sia superiore a quella dei bianchi dipende dalla loro razza o dal fatto che spesso vivono in condizioni meno agiate e ricevono un’educazione di qualità inferiore? 
Le differenze fra esseri umani – a partire da quella fra uomini e donne – non sono assurde, sono semplicemente da dimostrare: e attualmente, a quanto pare, non ne abbiamo ancora i mezzi. Per questo, nell’attesa che la scienza possa pronunciarsi, consideriamoci tutti uguali. Poi vedremo. Senza scandalizzarcene. 
Del resto, come mi disse una signora tutt’altro che femminista, ma molto brillante: “Io sono convinta che le donne siano inferiori agli uomini, ma questo non significa che tu sia superiore a me”. È una battuta, ma rimane significativa. Il razzista che oggi considerasse i negri una razza inferiore non dovrebbe mai dimenticare che un singolo negro potrebbe essere molto più intelligente e colto di lui, fino a ridicolizzare la sua stupida spocchia di “bianco”. Quanto a me, so che se avessi un centesimo di euro per ogni bianco fesso, sarei straricco. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
15 gennaio 2019 
(1)https://www.corriere.it/cronache/19_gennaio_14/i-neri-meno-intelligenti-bufera-nobel-watson-153746c6-183f-11e9-bb76-cdaf0ebcabd2.shtml




permalink | inviato da Gianni Pardo il 15/1/2019 alle 13:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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