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POLITICA
26 dicembre 2018
UN MONDO DI PAROLE - 2
Bontà divina!
Un altro buon esempio dei giochi di prestigio che si possono fare con le parole è il concetto di bontà divina. 
 Che Dio debba essere buono, ed occuparsi degli esseri umani,  è assolutamente necessario per la religione. Infatti, se Egli non si interessasse di noi, se non ci proteggesse e fosse del tutto sordo alle nostre preghiere, l’umanità non avrebbe nessun interesse ad adorarlo. Infatti non ne otterrebbe nulla. E tuttavia, senza voler mettere in discussione la fede dei credenti cristiani (o di qualsivoglia altra religione) sia consentito osservare che, per quanto riguarda questo supposto intervento divino nella vita quotidiana, il dogma della bontà divina cozza contro l’esperienza. 
È a caso che le disgrazie, la malasorte e la morte si abbattono sugli uomini. Nella distribuzione non si nota affatto un qualche migliore trattamento per le persone buone e devote, inclusi i bambinetti innocenti che non hanno avuto nemmeno il tempo di peccare. Così, per continuare a parlare di bontà di Dio e di Divina Provvidenza, i credenti sono costretti ad un trucco vergognoso, dal punto di vista razionale: quello di attribuire alla volontà di Dio tutto ciò che è positivo e di non attribuirgli mai la responsabilità di ciò che è negativo. Se in una catastrofe qualcuno si salva, Dio l‘ha salvato; se muore, semplicemente “non ce l’ha fatta”. Quasi fosse colpa sua, se è morto. E se proprio non si può negare che è sopravvissuto il cattivo mentre è morto il buono, si dirà che “i disegni di Dio sono imperscrutabili”. Che è come dire: “Se questo comportamento l’avesse tenuto un uomo, diremmo che è stato ingiusto e da condannare, ma trattandosi di Dio lo salviamo dicendo che, malgrado tutto ciò che vediamo, questa decisione deve essere giusta. Soltanto perché è Dio che l’ha voluta o almeno tollerata”. In queste condizioni, e usando questi metri, anche il peggiore degli uomini potrebbe essere giudicato “sommamente buono”: perché lo si giudicherebbe “buono”a priori e a prescindere dalle sue azioni.
Ecco ciò che si vuol sottolineare: si cerca ad ogni costo di far prevalere l’accoppiamento del concetto “bontà di Dio” con i fatti di cui si ha esperienza, mentre un esame obiettivo della realtà metterebbe quell’accoppiamento più che in forse. Se si è credenti, è consigliabile non riflettere troppo sul concetto di Divina Provvidenza. Meglio crederci soltanto perché la Chiesa lo impone come dogma. Del resto nel Vangelo, a chi vuole guadagnarsi il Regno dei Cieli, Gesù raccomanda di ridivenire ingenuo e semplice come i bambini.
Altro esempio di logica zoppicante riguarda la preghiera. Se Dio sa tutto, può tutto, ed è buono in sommo grado, che senso ha che noi gli indichiamo che cosa fare, con la preghiera? Essa presuppone che Dio abbia deciso qualcosa e noi gli chiediamo di cambiare programma secondo ciò che noi desideriamo: pretesa che, da parte di un uomo, appare piuttosto presuntuosa. In fondo la logica dell’abbandono a Dio (Islàm) è incontrovertibile: essendo onnisciente e buonissimo, Egli sa che cosa è meglio per noi, e la farà anche senza che noi gli indichiamo che cosa fare. Mentre al contrario questo concetto del “chiedere” si trova anche nel Vangelo: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.
Non si vuole mettere in discussione la religione. Non è questo lo scopo del presente testo. Si vuole soltanto sottolineare quanto acriticamente prendiamo sul serio parole correnti, mentre faremmo bene ad esaminarle molto più da vicino, se amiamo la verità. Esattamente come si è fatto col concetto di “fratello”.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
22 dicembre 201
2-Continua



permalink | inviato da Gianni Pardo il 26/12/2018 alle 7:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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