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POLITICA
10 dicembre 2018
L'ASSURDITA' COME LINEA POLITICA
Seguire la politica è una fatica improba. Uno esita tra il dubbio di essere troppo cretino per capirla o che essa sia troppo cretina per essere capita. 
Prendiamo  la legge di bilancio, problema di stringente attualità. Quale fosse il programma di Lega e M5S lo sapevamo da prima ancora che ci fossero le elezioni. Poi ci sono state le elezioni e ambedue questi partiti hanno dichiarato mille volte che, cascasse il mondo, avrebbero mantenuto le loro promesse. Lo hanno detto e ripetuto prima di formare insieme il nuovo governo, quando hanno stilato insieme il famoso (e politicamente assurdo) “contratto”, e praticamente ogni giorno dall’inizio del mese di giugno. 
Ora siamo a dicembre e sulla testa dell’Italia si sono addensate spaventose nuvole economiche. Basterà dire che si è arrivati alla procedura d’infrazione. Cionondimeno Lega e M5S hanno continuato a proclamare la loro fedeltà alle promesse fatte. Al punto che, malgrado le minacce di Bruxelles, un paio di giorni fa il governo ha posto la fiducia sulla manovra com’era stata concepita: col reddito di cittadinanza, con la riforma della legge Fornero e col deficit al 2,4% del PIL (ma non disperate, aumenterà). Con tutto ciò ponendo le condizioni perché la procedura d’infrazione sia applicata e l’Italia si becchi qualche bella bastonata sul muso. 
Questo è quello che ho capito io. Ma a quanto pare sono un testone. Perché nel momento stesso in cui poneva la fiducia sulla legge di stabilità alla Camera, il governo affermava che “comunque”, per tentare di bloccare la procedura d’infrazione, quella legge sarà cambiata in Senato. E qui uno consulta il proprio certificato di nascita e si chiede per quale data è programmata la demenza senile. 
Se è necessario modificare la legge; se la legge sarà modificata in Senato; e se dopo essere stata modificata in Senato dovrà ritornare alla Camera, a che scopo mettere la fiducia, ora, alla Camera? Che senso ha dire: “Se non avete fiducia in questo programma che propone il governo ce ne andiamo tutti a casa”, cioè termina anticipatamente la legislatura, quando nello stesso momento si dice: “Ma questa legge è sbagliata e deve essere cambiata”? A questo punto i deputati in che cosa devono avere fiducia, nel fatto che il governo non ha le idee chiare, mente come respira e prende per i fondelli tutti gli italiani?
Ma non finisce qui. I giornali riferiscono compuntamente che il Presidente del Consiglio Conte “si appresterebbe” ad andare a Bruxelles per parlare con Juncker (già proposto per il “Premio Giobbe”) e cercare di evitare la procedura d’infrazione. Egli dovrebbe ventilare  le modificazioni che si conta di apportare alla legge in Senato. Ma quale persona sana di mente prenderebbe sul serio un pezzo di carta, quando il governo non prende sul serio nemmeno la legge di stabilità che ha imposto al Parlamento col voto di fiducia? Conte potrebbe dire: “Probabilmente apporteremo queste modificazioni in Senato” e Juncker – ammesso che lo incontri – potrebbe rispondere: “Ma se sapevate già che dovevate apportare queste modificazioni, perché non le avete apportate già alla Camera, evitandovi un passaggio a vuoto? E soprattutto, chi mi dice che in Senato apporterete queste modificazioni e non altre? Torni dopo che la legge sarà stata approvata in ambedue i rami del Parlamento”.  E nel frattempo la procedura d’infrazione farà un notevole passo avanti con la riunione programmata a Bruxelles per il diciassette di questo mese. 
C’è da scuotere la testa fino a danneggiarsi le cervicali. In che mani siamo? Un governo serio si comporterebbe mai così? E poi ci offendiamo quando Moscovici dice che non è disposto a negoziazioni da marchands de tapis.
 A proposito, l’espressione di questo alto funzionario è notevolmente più insultante di quanto si sia capito in Italia. I mercanti di tappeti di cui parlano i francesi, in quel caso, non sono i distinti negozianti di quei costosi elementi di arredamento, ma i marocchini e gli algerini che vendono a porta a porta tappetacci stampati che costano pochissimo e forse valgono anche di meno. Insomma sono il grado zero della scala dei  negoziatori. E siamo sicuri che Moscovici ci abbia calunniati?
Insomma, se Salvini e Di Maio, per calcoli elettorali, vogliono che l’Italia sia condannata alla procedura d’infrazione, perché non lo dicono chiaro e tondo, invece di ripetere da un lato che il “contratto” è sacro, e poco importa quanto costa tentare di attuarlo, e dall’altro lato fare proposte che l’Europa può accettare soltanto se è – o fa finta di essere – guidata da emeriti cretini privi di dignità?
Ma già, è anche vero che della mancanza di serietà l’Italia non ha l’esclusiva.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
10 dicembre 2018



permalink | inviato da Gianni Pardo il 10/12/2018 alle 8:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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