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POLITICA
9 dicembre 2018
IMBECILLITA' DAL VOLTO UMANO
Immaginate una nazione in cui sia considerato un vizio inconfessabile, squalificante, orrendo, leccare qualcuno dietro l’orecchio. D’accordo, è una strana convinzione, ma immaginate che sia così. Del resto, se leggete una storia delle religioni, vedrete che gli uomini sono stati e sono capaci di credere cose anche più assurde di questa. 
 Ovviamente, se uno osasse chiedere: “Scusi, lei lecca l’orecchio di sua moglie?”, otterrebbe un risoluto no, magari condito con uno scandalizzato: “Come si permette?” Un po’ come se, a metà del secolo scorso, in Spagna o in Sicilia si fosse chiesto a qualcuno: “Scusi, lei è un finocchio?” In quegli anni poteva anche scapparci il morto.
Seguendo la nostra ipotesi, c’è da pensare  che i i leccatori d’orecchie debbano essere molto, molto rari. E invece, mentre tutti negano risolutamente di avere quel vizio, assolutamente tutti lo praticano. Mariti e mogli, mogli e amanti, omosessuali uomini e omosessuali donne, e persino i frati e le monache. I confessori si sgolano a rimproverare i peccatori, ma hanno mala coscienza, perché fanno parte anch’essi dei peccatori. 
Qualcuno potrebbe pensare che si è descritto un mondo impossibile e invece esso è realistico, anche se per altri versi. Un comportamento – per esempio l’egoismo - può essere universalmente praticato e contemporaneamente universalmente condannato. Infatti la presa di distanza serve a lavare la coscienza lasciando impregiudicati i vantaggi. Lo faccio ma dico che è sbagliato. Come diceva La Rochefoucauld: “L’ipocrisia è l’omaggio che il vizio rende alla virtù”. 
 In campo economico la nostra società vive una situazione analoga a quella descritta. Tutti biasimano la ricerca del profitto, l’interesse, l’amore del denaro, il capitalismo selvaggio e il tentativo di sfuggire al fisco, e poi tutti badano all’interesse, amano il denaro, mirano al profitto e si arrabbiano se il promotore non gli fa fruttare il capitale investito. Poi, se si lanciano in un’impresa, sperano di fregare la concorrenza, il fisco e, se capita, anche i clienti. 
Siamo all’apologo di prima: in campo economico un’intera nazione è moralista, solidale e generosa fino al sacrificio di sé, ma questo quando si parla di ciò che gli altri dovrebbero fare. Poi, individualmente, ognuno è un figlio di puttana che pensa soltanto al proprio portafogli. Dovendo comprare qualcosa, nessuno chiede mai: “Chi è il commerciante più degno di guadagnare qualcosa col mio acquisto, chi è il più onesto o il più bisognoso, anche se i suoi prezzi sono più alti?” No, tutti chiedono: “Dov’è che pago meno questa merce?” E va da quello, anche se è una multinazionale che sottrae clienti al negozietto sotto casa. Che infatti finisce col chiudere. 
Ma poi lo stesso uomo, con estrema naturalezza, implora uno tsunami di tasse sui capitalisti, sui tycoon, sulle multinazionali. Dice male di Amazon, colpevole di concorrenza, ma spera comunque  che non chiuda perché deve ancora comprare la playstation al minore dei suoi figli, e non vuole spendere troppo. 
Recentemente una lettrice mi ha scritto una letterina rivelandomi che non ha capito proprio nulla ed ho “le fette di salame sugli occhi!”. Così mi ha insegnato che “l’unica speranza perché si affermi un nuovo capitalismo dal volto umano” è Salvini. E così devo indagare su che cosa sia “un nuovo capitalismo dal volto umano”.
Immagino che sia qualcosa di molto morale, come smettere di leccare le orecchie del prossimo o la castità indicata dalla Chiesa come forma lecita di contraccezione. Anche se mi chiedo quanti credenti – salvo gli impotenti – abbiano seguito questo consiglio. 
Il capitalismo dal volto umano dovrebbe incarnarsi in una società in cui nessuno fa i propri interessi e tutti fanno quelli della collettività. Un mondo bellissimo. E infatti in passato esperimenti di questo genere sono già stati tentati. Penso ai famosi “falansteri” dell’Ottocento. L’unico guaio è che nessuno di essi ha mai funzionato. Ed anzi, i Paesi in cui il capitalismo pubblico (necessariamente dal volto umano) ha sostituito quello privato (dal volto inumano) il popolo è stato ridotto in miseria. Chiedere informazioni ai Paesi del fu socialismo reale.
Benché ci tocchi ogni giorno da ogni parte, senza che ce ne accorgiamo, l’economia rimane un campo largamente sconosciuto. Su di essa planano, al livello più alto, le illusioni e le leggende metropolitane più astruse, mentre al livello più basso impera incontrastato, per tutti, il conto della serva. In realtà, i due piani non soltanto sono comunicanti, ma è vano sperare che la macroeconomia possa realmente contraddire la microeconomia. La massaia che bada soltanto al proprio interesse fa quadrare i conti, mentre lo Stato, che agisce con le migliori intenzioni per il bene di tutti, spesso spreca risorse e distrugge ricchezza. La gente odia il capitalismo senza nemmeno sapere che cos’è. Forse un’organizzazione di riccastri succhiasangue? In realtà, del capitale non poteva fare a meno neanche la Russia sovietica e l’unica distinzione è fra capitalismo pubblico e capitalismo privato. Tenendo sempre presente che il primo ha affamato il mondo. 
Quelli che parlano di “capitalismo privato dal volto umano” è come se parlassero di pesci di montagna o di leoni erbivori. Non sanno di che parlano e, come certe ministre “grilline”,  credono di compensare le loro insufficienze culturali con l’arroganza morale. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
9 dicembre 2018



permalink | inviato da Gianni Pardo il 9/12/2018 alle 13:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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