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POLITICA
8 dicembre 2018
IL FUTURO DELLA POLITICA ITALIANA
Se pensiamo a un burrone, immaginiamo un pianoro che si interrompe improvvisamente, tanto che abbiamo paura ad affacciarci su ciò c’è sotto. È come se oltre ci fosse soltanto il cielo. 
E tuttavia questo strapiombo, con la sua minaccia, è ancora terrestre e, per così dire, cordiale. Nel senso che, se invece di guardare in basso guardiamo lontano, vediamo ancora la Terra. Se invece immaginiamo che, dopo quello strapiombo non ci sia più né terra né aria, al di là del terreno su cui posiamo i piedi vedremmo soltanto il buio più nero, ciò che si vede dagli oblò delle astronavi. L’immagine di un futuro non riconducibile ad un quadro noto ma immerso nell’angoscia della più totale incertezza. Come il futuro politico ed economico dell’Italia. 
Decenni fa sapevamo che il futuro sarebbe stato ancora la Democrazia Cristiana, con la sua bigotta e interessata mediocrità: tanto che qualcuno si chiedeva: “Moriremo democristiani?” L’alternativa era il Partito Comunista, che avrebbe forse portato l’Italia ad essere una Repubblica Popolare come la Cecoslovacchia. Poi l’alternanza è stata fra destra e sinistra. E ora? 
Ecco come si presenta il quadro. I Liberi e Uguali hanno creduto che, offrendo l’antica ricetta, avrebbero trovato i comunisti di un tempo. Invece quelli o erano morti o si erano affidati a contestatori più scapigliati. Così Bersani e compagni, invece di ritrovare la vecchia casa, si sono ritrovati in mezzo a una strada.
Il Partito  Democratico non ha né idee né leader. È in preda a un marasma intellettuale condito con la rissa dei capibastone. Una situazione che la qualità dei suoi uomini e delle sue tradizioni certamente non meritava. Ma oggi nessuno si azzarda a predirgli un futuro felice. Anzi, nessuno riesce a capire quale ruolo, e alleandosi con chi, potrebbe avere una parte nel panorama politico.
Fratelli d’Italia è un partitello che, sempre e comunque, avrà soltanto il problema di trovarsi un alleato. 
Forza Italia e Berlusconi sembrano folgorati, come il Pd, da un destino malevolo e paralizzante. Benché il loro messaggio non sia cambiato, è cambiato il modo di recepirlo. Prima sembrava il programma del buon senso per il futuro, ora sembra una voce indistinta che sale dalla cantina. Come per il Pd, aleggia su di essi lo sfavore di un Olimpo che non si degna nemmeno di motivare i suoi decreti.
La Lega sorride seduta su un barile di polvere. Il suo successo non è fondato su argomenti durevoli. La gente si abituerà presto alla fine della valanga di immigrati (aveva già cominciato con Minniti), e certo non vedrà cambiare la propria vita quotidiana perché cambierà la normativa sulla legittima difesa. Per conseguenza le sue sorti saranno legate a quelle del Movimento 5 Stelle.
Questo partito ha avuto un formidabile successo fondato sul discredito dei vecchi politici, e su un’enorme quantità di promesse, fatte forse con la convinzione di non essere mai chiamati a realizzarle. Le cose sono andate come sono andate e i pentastellati, invece di riconoscere onestamente che avevano promesso la Luna, hanno cominciato a sostenere che avrebbero realizzato tutto il programma, che i soldi li avrebbero trovati, che nessuna minaccia o nessun pericolo li avrebbero distolti dall’andare diritti alla meta, che avrebbero abolito la povertà, anzi questo lo hanno già fatto. E la Lega, per non essere da meno, ed anzi rincarando la dose con toni stentorei e all’occasione volgari, ha ribadito anche le proprie promesse, meno ragionevoli. Per mesi ambedue i partiti hanno fabbricato la corda con cui impiccarsi. Ma i segnali contrari della realtà si sono moltiplicati nel tempo. Le agenzie di credito americane ci hanno declassati. Lo spread è salito costantemente, fino ad un livello che i competenti reputano insostenibile. Tutti hanno affermato che le riforme sono troppo costose per essere mantenute, ed anche l’Europa, prima ci ha cortesemente ammoniti, poi ha avviato la costosissima procedura d’infrazione. 
Tutto questo ha frenato i bollenti spiriti di Lega e 5 Stelle? Nient’affatto. Mentre mandano in Europa il ministro Tria e Giuseppe Conte a negoziare senza niente in mano, continuano a ribadire le loro promesse e a sprizzare ottimismo. La loro situazione ricorda troppo da vicino quella degli sconsiderati che in casa raccontano di avere superato gli esami all’università (mentre non si sono nemmeno presentati) e vanno avanti fino a dire che stanno preparando la tesi. Ma ogni giorno di inganno in più è un giorno guadagnato. E infatti è soltanto dinanzi all’aula magna, di fronte ai parenti coi mazzi di fiori in mano, che confessano la messinscena. 
 Giorno diciassette l’Europa potrebbe fare un notevole passo avanti, per la procedura d’infrazione, ma i nostri eroi non cambiano registro. Pur di varare la legge di stabilità (un’altra spietata scadenza) scrivono un testo assurdo che riconferma le promesse di base, senza dire con quale finanziamento e con quali criteri saranno realizzate. Intanto sono giorni guadagnati, prima che gli amici si accorgano che, sul pezzo di carta attaccato alla porta dell’aula magna, non c’è il nome del nostro sedicente laureato.
Al di là del burrone non si vede neppure il cielo blu. Come la prenderanno gli italiani, quando i nostri bulli al potere confesseranno che hanno scherzato? Che  hanno menato per il naso l’intera Italia da prima ancora delle elezioni e ora si tratta di pagare il conto? Siamo sicuri che sopravvivranno ad una simile confessione e all’eventuale catastrofe economica? Soprattutto dopo che, malgrado ogni avvisaglia, hanno confermato  ogni giorno le illusioni del loro elettorato?
Ecco perché non si riesce ad immaginare quale sarà il panorama. Ogni partito, per un motivo diverso, sembra inadeguato a far superare al Paese quel momento difficile. È come se nel nostro futuro non ci fosse più il cielo ma soltanto il buio siderale. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
8 dicembre 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 8/12/2018 alle 10:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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