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POLITICA
4 dicembre 2018
MOLTE DOMANDE SENZA RISPOSTA
Una volta chiesero a Henry Kissinger la sua opinione sulla situazione in Italia e lui più o meno rispose: “Sono anni che mi interesso di politica, ma confesso di non essere abbastanza intelligente per capire la politica italiana”. Grand’uomo. Fra le sue benemerenze annoterò la sua solidarietà con coloro – e siamo tanti - che rimangono interdetti leggendo ciò che scrivono i giornali o ascoltando ciò che si dice in televisione.
Dovrei cominciare con lo scrivere: “Il mistero del giorno è…” ma sarebbe un modo sbagliato di esprimersi. E anche scrivere “I misteri sono...” sarebbe inadeguato, perché si deve usare il plurale già quando i soggetti sono due, mentre in questo caso il due probabilmente dovrebbe essere seguito da uno zero. Così, per brevità, elencherò  soltanto una decina di interrogativi. Del resto il lettore potrebbe ampliare la lista fino a stancarsene.
Salvini e Di Maio, si dice, hanno autorizzato le aperture di Giuseppe Conte alle richieste dell’Europa. Ma lo hanno fatto seriamente, cioè sono veramente intenzionati a cambiare la manovra, o vogliono soltanto “fare la mossa” per cadere comunque in piedi? Oggi, se il negoziato andasse in porto, potrebbero dire che è stato merito loro. Mentre se non andasse in porto sarebbe colpa di Conte. L’ambiguità non è mai prova di lealtà.
L’Europa, dal canto suo,  si accontenterà delle belle parole, cioè di qualche concessione di facciata o, al contrario, per fare marcia indietro chiederà veramente una manovra razionale e sostenibile? Fa una enorme differenza.
Il governo ha creduto di avere fatto una grande apertura, quando ha confusamente parlato di una riduzione del deficit programmato dello 0,2%. Ma Tria prima aveva annunciato che la linea del Piave era l’1,6%. Dunque l’attuale riduzione sarebbe di 0,2% su uno sforamento di 0,8%. L’Europa può far finta di prenderla sul serio?
E se no, qual è il vero limite della trattativa, l’ultimo prezzo che l’Italia è disposta a pagare e l’ultimo prezzo che l’Europa è disposta ad accettare?
Recentemente si è parlato di una riduzione dello 0,4%, ma questo è ancora uno sforamento dello 0,4% e si tratta sempre di miliardi, tanto da mettere in dubbio le riforme-bandiera dei gialloverdi. Anche con queste riduzioni pressoché simboliche vengono a mancare abbastanza fondi per mantenere le promesse elettorali. Non sarebbe problema dappoco. Dopo tante rodomontate, personaggi come Di Maio e Salvini rischiano di perdere la faccia di fronte ai loro elettori. Nessuno dimentica le infinite volte in cui hanno assunto posizioni gladiatorie e di sfida più coraggiose di quelle di Capaneo: “Me ne frego”, “Noi non ci impiccheremo ai numerini dell’Europa”, “I conti dell’Europa sono meno importanti dei bisogni degli italiani cui vogliamo dare risposta”, “Non arretreremo di un millimetro”, e perfino – pressoché umoristicamente - “I mercati se ne faranno una ragione”.
Come racconteranno ai loro elettori che hanno cambiato opinione, che la loro legge finanziaria è identica a quelle dei governi precedenti e comunque non c’è trippa per gatti?
Ammettiamo ancora che le intenzioni dei nostri famosi Dioscuri siano sufficientemente serie e che l’Europa, dal suo lato, sia disposta a chiudere gli occhi. La domanda è: li chiuderanno anche i mercati? C’è speranza di tornare ad uno spread che non ci strozzi con gli interessi, nei prossimi anni?
Che influenza avrà sulla situazione italiana una congiuntura che per tutto il mondo è passata da positiva com’era (salvo che per l’Italia) a negativa?
Che conseguenza avrà l’immancabile delusione di chi dal governo gialloverde si aspettava miracoli? Il M5S è un partito che vive di sogni: come reagirà l’elettorato al brusco risveglio?
E quale sarà veramente la nostra sorte, se il negoziato non va in porto (del resto ci siamo stupidamente ridotti agli ultimissimi giorni utili) e ci sarà applicata la procedura d’infrazione per deficit e debito eccessivi?
Gli interrogativi sono infiniti. Il sospetto è che a molti di essi non abbiano risposta nemmeno quegli stessi politici che la partita la stanno giocando. Cosa che – si apprende studiando storia - avviene più spesso di quanto non si creda. Nel Vangelo si parla di “un cieco che guida un altro cieco”, qui invece è più adeguata l’espressione popolare “botte da orbi”. Perché nessuno sa quale dei randelli che lancia con entusiasmo contro gli avversari non sia in realtà un boomerang.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
4 dicembre 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 4/12/2018 alle 10:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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