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vita da impiegato
30 novembre 2018
SELF-INFLICTED DISASTER

Chi è stato ostile all’attuale governo è stato accusato prima di godersi lo spettacolo delle sue difficoltà con i “pop corn” in mano, ora è accusato di gridare “Forza spread!”, e ci deve essere del vero. Io stesso mi accorgo – vergognandomene – di non soffrire troppo, quando vedo lo spread raggiungere vette altissime. Non perché speri di veder danneggiato il mio Paese, ma al contrario perché sembra l’unico modo per spiegare agli incoscienti che corriamo verso l’abisso. Ma questo è un discorso italo-italiano. Rimane da spiegare l’atteggiamento insolitamente severo dell’Europa. 
Noi italiani – soprattutto noi meridionali – siamo degli scettici. Non soltanto siamo poco inclini a venerare le regole, ma addirittura tendiamo a considerare degli sciocchi quelli che le prendono scrupolosamente sul serio. E non abbiamo tutti i torti. È stato un prussiano (Otto von Bismarck) a dire che: “Quanto meno la gente sa come si fanno le leggi e le salsicce, tanto meglio dorme”.  Ecco, a sud di Roma siamo svegli. 
L’Italia, un tempo “piemontese”, si è parecchio meridionalizzata. E agli occhi dei calvinisti, questa mentalità da Magna Graecia ci rende simpatici come ragazzacci indisciplinati ma dopo tutto non cattivi. Così, per decenni, l’Europa ha cercato d’avere comprensione nei nostri confronti, per esempio permettendoci di spendere in deficit ben quaranta miliardi, nella speranza che li usassimo per rilanciare l’economia. E noi invece li abbiamo sprecati in regalie – per esempio gli ottanta euro di Renzi - e spese improduttive. 
Anche nei mesi recenti abbiamo continuato a non mantenere le promesse (per esempio quelle di Conte sul rispetto delle regole finanziarie europee) ma purtroppo l’abbiamo fatto con un atteggiamento diverso: “Noi, chiedere comprensione, noi, chiedere scusa? Siamo noi che abbiamo il diritto di lamentarci di voi . Andate al diavolo”. E questo è stato un errore esiziale.
Se riesce a trovargli una scusante, il galantuomo può perdonare il “ragazzaccio”; ma se questi è protervo e insultante, l’indignazione passa all’incasso, e al provocatore, potendo, si fanno pagare le colpe attuali e quelle passate: ed ecco avviata la procedura d’infrazione. Soprattutto ora che, a parere dell’Unione Europea, si può farlo senza che l’Italia metta a repentaglio l’eurozona. 
Insomma Salvini e i pentastellati non potevano scegliere momento peggiore, per fare gli sbruffoni e sfidare un gigante. I milioni di italiani che li hanno votati si considerano creditori insoddisfatti ed invece dovrebbero capire che un Paese che ha duemilatrecentoquaranta miliardi di euro di debiti non ha diritto alla parola. Può soltanto dire: “Per l’amor di Dio, aiutateci”. Altro che sovranismo. Altro che orgoglio nazionale. Quando si dipende dagli investitori nazionali e internazionali, non si ha il diritto di alzare la voce. L’argent fait la guerre, il denaro fa la guerra e, quando non si ha denaro, si è disarmati.
L’Unione Europea dunque potrebbe applicare severamente le sanzioni, e non concederci nemmeno il tempo di vedere i presunti – molto presunti - effetti benefici della legge di stabilità. L’attuale mancanza di benevolenza si vede anche nel fatto che la procedura d’infrazione non è soltanto per eccesso di deficit ma anche per eccesso di debito. E questa seconda parte  potrebbe comportare conseguenze anche più pesanti della prima. 
Qui si inserisce una notazione riguardante l’immaturità politica del governo. Ci si rimprovera un eccesso di debito e gli italiani alla Di Maio ne deducono che la Commissione sta accusando il Partito Democratico. “Avete visto? I colpevoli sono loro. E noi siamo chiamati a pagare per i loro errori”. Senza vedere che anche il governo attuale commette lo stesso errore, invece di correggerlo, e comunque la continuità di uno Stato serio impone che ci si faccia carico del passato. Nessuno ha costretto l’esecutivo in carica a subentrare ai  governi precedenti. Del resto, quei debiti non sono stati contratti per gli italiani? La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.
Comunque è probabilmente vero, se l’Europa ci accusa di eccesso di debito lo fa per punirci nel modo più completo. E questa severità sarà stata ispirata dalle rodomontate volgari dei nostri bulli.
L’ultima speranza è che, facendo balenare la possibilità di una minima limatura della “manovra”, l’Europa ci perdoni. La cosa appare improbabile: non possiamo più giocare al bambino pentito, dopo aver trattato Jean-Claude Junker da ubriacone e dopo aver mandato l’intera Europa all’indirizzo preferito di Grillo. C’è un limite alla benevolenza nei confronti dei minorenni scervellati.
La conclusione è mesta: la nostra situazione è difficilissima e abbiamo spinto chi avrebbe potuto darci una mano ad avere un selvaggio desiderio di farcela pagare. Abbiamo dimenticato che chi in passato è stato buono ha nel cuore molti conti in sospeso. Conti che non è prudente fargli ricordare.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
24 novembre 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 30/11/2018 alle 17:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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