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POLITICA
26 novembre 2018
IL SUCCESSO DI SALVINI NON È IRREVERSIBILE
In questo momento la Lega ha uno straordinario successo. Dopo avere avuto circa il 17% dei voti alle elezioni, secondo i sondaggi oggi quel partito è accreditato di un astronomico 36%. In queste condizioni, dubitare del suo successo sarebbe da dementi. Del resto – si aggiunge – malgrado i suoi litigi interni, le sue gaffe, e l’evidente incompetenza della classe politica pentastellata, questo governo non ha alternativa. Perché non c’è un’opposizione credibile. E anche questa è un’affermazione che sembra demenziale contestare. Ma vi propongo lo stesso alcune argomentazioni. 
 È un fatto che oggi non esista una possibile maggioranza pronta a sostituire l’attuale. Ma è pure un fatto che, in politica, il vuoto non esiste. Se domani per qualsivoglia causa cadesse il governo, non ci sarebbe la quiete del deserto ma la ressa per formarne uno nuovo e farne parte. Ciò che coagula le maggioranze è l’appetito del potere. Un quarto di secolo fa, quando non si intravvedeva un’opposizione alla “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto, abbiamo visto andare al potere un partito che non esisteva fino a sei mesi prima. La miccia di Berlusconi non avrebbe provocato l’esplosione, se l’aria non fosse stata satura di gas anticomunista. E in fondo si spiega così anche il successo pentastellato. Arcistufi dell’establishment, gli elettori - dimenticando che al peggio non c’è mai fine -  si sono detti: “Proviamo anche questi, peggio degli altri non potranno fare”. Insomma non sono tanto i “grillini” che hanno vinto, quanto il Pd e Forza Italia che hanno perso.  Se dunque questo governo scontentasse gravemente gli italiani, il sistema che l’ha portato al potere funzionerebbe contro di esso e il Movimento rischierebbe di sparire. Nato da un sogno, potrebbe sparire con la fine del sogno.
Come quello dei pentastellati, il successo della Lega non è molto solido. Il suo successo è fondato sullo stop all’immigrazione, ma in politica non si vive di un solo argomento, se no si somiglia ai Paesi a monocultura. Anni fa il Brasile esportava soltanto caffè, e quando il prezzo di questa commodity crollò in Borsa, fu una tragedia nazionale. Se le cose non cambiano, lo stop all’immigrazione diverrà normalità e sarà pressoché dimenticato e sempre più si noterà l’assenza di risultati positivi riguardanti tutte le altre voci del famoso “contratto”.  In attesa di questi risultati,  un elettorato visceralmente deluso dalla politica precedente ha fino ad oggi concesso all’esecutivo una lunghissima “luna di miele”, ma sarebbe stupido farsi illusioni. La pazienza fatalmente si esaurirà. Soprattutto se, invece dei benefici sperati, si vedranno arrivare le botte dolorose dell’aumento dei costi del servizio del debito, se diverranno più onerosi i tassi d’interesse per i commercianti, se aumenteranno le imposte, e se i mercati stentassero ad assorbire i nostri titoli, provocando una nostra crisi di liquidità. Senza dire che per farci piangere basterebbero da sole le sanzioni che potrebbe imporci l’Europa. A quel punto basterebbe aver fermato, un anno prima, l’invasione dei migranti?
Sui grandi giornali, tutti si esprimono come se l’orizzonte temporale non andasse al di là di qualche mese: invece il tempo avanza col suo ritmo e corregge le prime impressioni. Quando una Francia delusa e scoraggiata riportò De Gaulle al potere, lo fece al grido di “Algérie Française!”, e naturalmente si sentì tradita quando il Generale accordò l’indipendenza a quella regione. Ma col tempo tutti si accorsero che dopo tutto era stata la cosa giusta e che anche riguardo al resto il Generale aveva governato bene. E infatti oggi un’infinità di strade e piazze - oltre al massimo aeroporto francese e a una portaerei - hanno il nome di De Gaulle. 
Questo per dire che il grande successo politico non è un fuoco di paglia. Non è distrutto dal primo insuccesso e non basta il primo applauso. È soprattutto quando il popolo si è entusiasmato che è prontissimo a passare all’eccesso opposto. Prima ha tollerato che sotto la testata di un giornale fosse scritto: “Mussolini ha sempre ragione”, poi ne ha appeso il cadavere per i piedi in Piazzale Loreto. 
Forse Salvini è più saggio di Matteo Renzi  e meno rozzo di quanto ami apparire. Sa che i sondaggi sono vicini ad essere giochi di società e gli applausi sono effimeri come la loro eco. Soprattutto nel momento in cui dietro l’angolo ci aspetta la spaventosa realtà del 2019: è difficile che guidare il Paese nei prossimi anni possa essere un’occasione per coprirsi di gloria. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
26 novembre 2018



permalink | inviato da Gianni Pardo il 26/11/2018 alle 10:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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