.
Annunci online

giannipardo1@gmail.com
POLITICA
22 novembre 2018
TUFFO CARPIATO CON AVVITAMENTO TRIPLO
Da giovane non osavo tuffarmi a chiodo da due o tre metri ed ora mi appresto ad effettuare un tuffo carpiato con avvitamento triplo. In un mondo che vede negli investimenti keynesiani l’unica soluzione per uscire dalla stagnazione, mi permetto di proporre una ricetta diversa. Non per risolvere i problemi dell’Italia (figurarsi) e neppure per dimostrare quanto sono bravo: soltanto per suscitare le obiezioni degli amici, e capire dov’è che sbaglio.
1 Lo Stato opera a costi altissimi. Non  essendo una persona, non bada bene ai propri interessi e coloro che istituzionalmente dovrebbero proteggerlo  pensano in primo luogo al loro personale vantaggio. A volte arrivando alla corruzione. Il denaro dello Stato è di chi lo sa arraffare. Così, ogni volta che lo Stato spende il denaro dei cittadini per rilanciare l’economia bisogna immaginare un “moltiplicatore”scarso o addirittura negativo. Cioè che si “rilanci” ben poco, oppure addirittura che si spenda più di quanto ne guadagni il Paese. L’abbiamo già visto. L’Italia è keynesiana da sempre e ciò le è servito per creare un enorme debito pubblico e ritrovarsi in un’insolubile stagnazione. Dunque l’idea (rarissimamente contraddetta) che la soluzione dei problemi economici dell’Italia si trovi in cospicui investimenti pubblici è semplicemente sbagliata.
2 Ciò non vuol dire che in sé gli investimenti non siano capaci di rilanciare l’economia. La cosa è possibile quando gli investimenti sono privati, perché l’imprenditore investe in quanto conti di ricavarne un profitto e questo è garanzia dell’economicità dell’intrapresa. Da un lato l’investimento riguarderà un comparto produttivo, dall’altro non ci saranno sprechi. Potrà andar male una volta su dieci, ma non nove volte su dieci, come avviene con lo Stato.
3 Qui si deve rispondere ad un’obiezione. Qualcuno dirà: se lo Stato investe per costruire scuole, carceri o strade, questi investimenti , benché necessari, non sono immediatamente produttivi. E tuttavia creeranno posti di lavoro e potranno contribuire al rilancio dell’economia. Giusto. Ma quando si è in una grave crisi, bisogna pensare ad altri investimenti che l’economia la rilancino subito. Le opere che danno un vantaggio economico reale ma  lontano vanno rinviata al momento in cui la crisi sarà stata superata. Come negli incendi, la prima cosa da fare è spegnere le fiamme. In questo caso, creare ricchezza e posti di lavoro 
4 L’unico motivo che convince gli investitori privati a rischiare il proprio denaro e intraprendere è la prospettiva di un notevole guadagno. Ma in Italia ciò appare impossibile per gli infiniti vincoli, per la lentezza del sistema giudiziario e soprattutto per l’elevata pressione fiscale. Non è che lo Stato sia sadicamente e stupidamente vorace: è che ha disperatamente bisogno di quel denaro per assolvere gli infiniti compiti di cui si è fatto carico. Sicché il problema diviene: in che modo lo Stato potrebbe abbassare drasticamente la pressione fiscale?
5 In Italia, in questi casi, si pensa agli investimenti pubblici prendendo a prestito centinaia di miliardi ogni anno e inserendoli nell’economia, come “moltiplicatore”. Con conseguente immediata e drammatica dilatazione del debito pubblico. Purtroppo questa soluzione è impossibile. I mercati potrebbero rispondere non soltanto non prestandoci quel denaro (cioè non comprando i nostri titoli pubblici), e addirittura (venendo a mancare la fiducia) non permettendoci neanche di pagare gli interessi sui debiti già contratti. I competenti sanno che basta una crisi di liquidità, per esempio se le aste dei titoli pubblici andassero deserte per un mese o due, per farci fallire. Persino quel Matteo Salvini che sognava la tassa piatta al 15% per tutti, prima l’ha sdoppiata (e dunque non era piatta), poi l’ha temperata con provvidenze per i meno abbienti, infine l’ha riservata soltanto alle partite Iva e perfino a queste con importanti limitazioni. La vera tassa piatta intanto avrebbe fatto fallire l’Italia. E ciò malgrado ci troviamo comunque sottoposti a una procedura d’infrazione per debito eccessivo. 
6. Se la soluzione è una drammatica diminuzione della pressione fiscale, e se questa non si può attuare contraendo ulteriori debiti, rimane come unica alternativa un draconiano taglio delle spese. Lo Stato dovrebbe dimezzare i suoi servizi, occupandosi soltanto di quelli assolutamente essenziali, e divenendo molto, molto meno generoso di quanto sia oggi. Naturalmente a quel punto sarebbe guardato più o meno come l’Erode della leggenda, ma da un lato la prosperità si può avere soltanto in un mondo in cui gli imprenditori non sono perseguitati, il loro profitto non è visto come illegittimo,  e in cui perfino gli artigiani non sono costretti a dare metà del loro guadagno allo Stato. Dall’altro, se non lo decidiamo noi, tutto ciò, probabilmente lo deciderà la prossima crisi economica.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
     22 novembre 2018



permalink | inviato da Gianni Pardo il 22/11/2018 alle 10:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
ottobre        dicembre

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Non riesco nemmeno io ad inserire un commento. Chi volesse farlo lo inserisca in calce all'identico articolo, rinvenibile su giannip.myblog.it Prendete comunque nota dell'indirizzo giannip.myblog.it per i momenti in cui "il Cannocchiale" non è accessibile. Per comunicazioni, giannipardo1@gmail.com.