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POLITICA
18 novembre 2018
DIAGNOSI TARDIVA, IL MALATO È MORTO
Ecco un titolo del “Corriere”(1) di oggi: “ ‘La situazione è grave’. Savona stupito dalla reazione Ue”. Ma forse meno di quanto sia stupito io del suo stupore. 
Per mesi il professore ha spinto i 5 Stelle - a cui poi si è accodato anche Salvini, col suo piglio gladiatorio - ad osare e a non curarsi della possibile reazione delle istituzioni comunitarie. Ora, se bisogna credere ai “virgolettati” di Francesco Verderami, lui stesso dice che “la situazione è grave”, “Non mi aspettavo che andasse in questo modo” e ammette che la sua teoria è stata smentita dai fatti. E infine conclude, parlando con Giorgetti: è “Un disastro”.
È proprio vero che l’economia è una scienza matrigna, capace di accanirsi sui suoi più preparati cultori. Come può far sbagliare così pesantemente, e sul più importante problema economico nazionale, uno dei suoi figli migliori? Infatti non dubitiamo della sua competenza, universalmente riconosciuta. Non dubitiamo della sua onestà intellettuale, soprattutto nel momento in cui, come scrive Verderami, ammette che la realtà ha fatto a pezzi la sua teoria. Altri, meno leali, si sarebbero arrampicati sugli specchi per dimostrare che loro avevano ragione e la realtà torto. E invece Savona si dimostra onesto e coraggioso. Purtroppo, ciò non impedisce che, con tutta la sua scienza, sia stato sconfitto dal semplice buon senso e da qualche grossolana informazione ricavata dai giornali.
Il prof.Savona ha fatto il calcolo che l’Unione Europea, presa di petto dall’Italia, non avrebbe avuto il coraggio di resistere, a causa dei danni che ne sarebbero potuti derivare per l’euro e l’intera Unione. Fra l’altro anche perché l’attuale Commissione Europea scade nel 2019. Detto brutalmente, ha pensato che l’Italia potesse impunemente e vittoriosamente ricattare l’Europa. Intendiamoci, qui non si fa del moralismo. Anche perché in campo internazionale la morale non vale. Il punto infatti non è che abbiamo tentato una carognata, il punto è che essa non ha funzionato. E Savona avrebbe potuto prevederlo, se soltanto avesse badato ad alcuni parametri.
Se l’Europa fosse stata in una congiuntura economica in cui si fosse dovuto temere l’effetto domino, poteva anche darsi che all’Italia si concedesse pressoché qualunque cosa. Ma proprio questo non è più vero. Attualmente quattro dei PIIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) si sono ripresi e oggi non sarebbero molto toccati da un problema del quinto, l’Italia. Una nostra crisi gravissima potrebbe non far piacere all’Europa e potrebbe anche provocarle qualche problema, ma nell’attuale congiuntura essa può permettersi di abbandonarci al nostro destino. Oggi non rappresentiamo più un grave pericolo per gli altri. Si è visto chiaramente qualche giorno fa quando, non appena abbiamo risposto picche all’Europa, Austria e Olanda si sono fatti promotori della linea dura contro di noi, chiedendo l’applicazione severa delle sanzioni e dei regolamenti comunitari.
A costo di ripetere le stesse cose per la centesima volta: l’aumento del debito (che noi chiamiamo flessibilità) potrebbe provocare una crisi di sfiducia nell’Italia, con conseguente cataclisma borsistico. Ma oggi - sembra si dicano a Bruxelles e a Francoforte -  se noi insistiamo a voler correre questo rischio, sono affari nostri. L’Europa farà quanto possibile per non essere contagiata, e reputa addirittura che, se l’Italia sprofondasse, non trascinerebbe con sé gli altri PIIGS e, men che meno, i Paesi economicamente forti.
Quanto al fatto che la Commissione Europea sia “in scadenza”, questo non la indebolisce affatto. Chi sa di doversene comunque andare, non avrà certo dei riguardi nei confronti dell’Italia, e sopratutto di chi l’ha trattato da ubriacone.
Dunque, di che cosa si lamenta, Savona? Del fatto che non siamo riusciti a far paura all’Unione Europea? Eppure da persona colta avrebbe dovuto ricordare che – da quando qualcuno promise: “Spezzeremo le reni alla Grecia” - questa mossa non porta bene.
La conclusione è mesta. Tanto di cappello al professor Savona, per la sua statura di galantuomo. Purtroppo il coraggioso riconoscimento del suo errore non compensa la collettività di un danno che forse non è più rimediabile. Come potrebbe l’Italia, e soprattutto come potrebbero i nostri audaci leader Matteo Salvini e Luigi Di Maio, fare una totale marcia indietro? Come potranno dire che non c’è una lira, che non si manterranno le assurde promesse del “Contratto”, e che loro sono due pagliacci? Se lo facessero sarebbero dei giganti, umanamente, ma politicamente non dovrebbero più candidarsi neppure ad amministrare un condominio. 
Le eroiche ammissioni del prof.Savona non serviranno a niente. È troppo tardi. Troppo tardi anche per far dimenticare le provocazioni del suo amico Antonio Rinaldi. La minestra che abbiamo ordinato è ormai nella scodella e non ci rimane che inghiottirla.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
18 novembre 2018
(1)https://www.corriere.it/politica/18_novembre_16/situazione-grave-2f09dbe2-e9e9-11e8-863b-3e637f80be2e.shtml



permalink | inviato da Gianni Pardo il 18/11/2018 alle 8:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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