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POLITICA
14 novembre 2018
GUARDARE DIETRO LE PAROLE
A scuola ci hanno parlato di John Locke e dopo tanti anni rimane scolpito in mente il suo principio sulla conoscenza umana: “nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu”. Non c’è nulla nella mente che prima non sia stato nei sensi. Per chiunque sia alieno da ogni metafisica e da ogni innatismo platonico, si tratta di un’evidenza. Dal momento che veniamo in contatto con la realtà attraverso i sensi, attraverso che cos’altro potremmo crearci delle idee? Ma è sempre massima che val la pena di ribadire.
      Ovviamente il principio deve avere dei temperamenti. Infatti se lo stesso messaggio dei sensi avesse le stesse conseguenze, a parità di percezione, un gatto dovrebbe avere le nostre stesse idee e non credo sia così. Eratostene, guardando l’ombra di un bastone, riuscì a determinare le dimensioni della Terra e questo nessun gatto saprebbe farlo mai. 
Malgrado queste vette intellettuali, il principio di Locke è confermato dallo stesso linguaggio che usiamo. Il nostro pensiero è legato alle sensazioni, anche per le cose astratte, perché deriva in primo luogo dall’esperienza sensoriale. Perfino la parola “idea” significa “immagine”. E questo è vero al punto che, parlando, spesso gesticoliamo. Descriviamo con le mani idee come incollare, separare, coincidere, girare, innalzarsi, cadere e mille altri concetti. Un attento studio dell’etimologia rivela che la maggior parte delle parole, incluse quelle che indicano concetti astratti, si riportano a fatti o immagini concrete. Implicazione significa “star nascosto nelle pieghe”, pensare significa pesare, Inferno è un luogo sotterraneo, equilibrio significa “bilancia che non pende”, desiderare “implorare le stelle” e sconsiderato è colui che non sa consultarsi con le stelle. Non si finirebbe mai. 
Purtroppo per la maggior parte di noi il profondo significato delle parole rimane un mistero, e infatti le usiamo più secondo le convenzioni che secondo la loro origine, fino a perdere il contatto con i sensi . Come sarebbe possibile la “concordia”, se i nostri cuori sono separati e ciascun cuore batte per sé? L’amore del prossimo astrattamente inteso come mai riesce a convivere tanto facilmente con pessimi rapporti con i vicini, cioè con i prossimi reali?
Viceversa siamo capaci di prendere sul serio cose inesistenti, se hanno per noi un aspetto visibile. Un pacchetto di banconote di grosso taglio è visto come un bene concreto da tutti mentre in realtà è un mucchio di promesse che potrebbero anche non essere mantenute, a causa dell’inflazione o di un cambio di moneta da parte dello Stato. Ma la suggestione dell’“oggetto denaro” è invincibile. E infatti i casino obbligano astutamente i giocatori a cambiare il denaro con “fiche”, perché le “fiche” non sembrano denaro e gli sciocchi le perdono più facilmente che se dovessero mettere sul tavolo verde autentiche banconote. E questo soltanto perché quei pezzetti di plastica “visivamente” non sembrano denaro.
Il sistema del linguaggio può farci dimenticare la realtà cui esso si riferisce. Se un concetto astratto (e forse fondato sul nulla) come per esempio “il dovere della solidarietà” o “la fraternità umana”, è ripetuto un numero sufficiente di volte, è creduto una solida realtà, mentre al casinò possiamo rovinarci soltanto perché dimentichiamo di star maneggiando denaro.
 A volte addirittura fraintendiamo il significato vero delle parole. “Minaccia” significa “cercare di imporre qualcosa incutendo paura” ma lo sciocco – un qualunque Matteo Salvini, per dire -  crede di esorcizzarla rispondendo: “Non mi fate paura”, senza rendersi conto che non si tratta di paura, ma del male che l’altro può infliggere, che se ne abbia paura o no. Ecco perché le rodomontate dei nostri attuali governanti contro l’Europa lasciano interdetti. Uno si aspetterebbe di conoscere non i loro sentimenti ma se rischiamo qualcosa di molto negativo o no. E come, eventualmente, farebbero fronte a questo problema. 
Purtroppo parole come deficit, debito pubblico, procedura d’infrazione, disavanzo, spread, servizio del debito, inflazione, non hanno il colore e l’efficacia emotiva di altre come “alluvione”, “fame”, “terremoto”. Addirittura, dello stesso terremoto hanno molto più paura coloro che ne hanno vissuto uno. 
L’Italia ha ancora una volta disinvoltamente risposto picche a Bruxelles. E la gente rimane tranquilla perché le sanzioni che l’Europa potrebbe infliggerci sono nebulose. Non hanno valenza emotiva e non corrispondono a nessun ricordo. E allora perché preoccuparcene? 
I nostri governanti non prendono sul serio l’economia. Salvini e Di Maio sembrano due ragazzotti che continuano a dire: “Io lo faccio e poi tu che mi fai, mi sculacci?” Non pensano che un ragazzo lo si può punire molto più duramente, senza nemmeno toccarlo: basta buttarlo fuori di casa, a cercarsi qualcosa da mangiare la sera e un rifugio per la notte.
Questa classe politica si mette nei guai, e la cosa ci importerebbe molto poco, se non ci trascinasse giù con sé. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
14 novembre 2018



permalink | inviato da Gianni Pardo il 14/11/2018 alle 11:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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