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POLITICA
11 novembre 2018
PENSARCI IN TEMPO
Ad alcuni gli Stati Uniti sono simpatici e ad altri sono antipatici. Io mi iscrivo risolutamente nella prima categoria ma ciò non significa che mi sia impegnato a dar loro ragione quand’anche dovesse sembrarmi che abbiano torto. Comunque andiamo al caso concreto.
Alcuni anni fa i cinque membri permanenti dell’Onu – Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia - più la Germania, hanno firmato un trattato con l’Iran in base al quale Teheran si impegnava ad alcuni comportamenti, in primo luogo a non produrre la bomba atomica. In compenso la controparte avrebbe posto un termine alle sanzioni. Obama è stato molto contento di quel trattato, mentre Israele, costante oggetto delle minacce di annientamento di Teheran, ha gridato sui tetti che quell’accordo era un’imprudenza. Ha affermato che Teheran si sarebbe procurata lo stesso l’atomica, in barba alle clausole del trattato, e ciò avrebbe potuto condurre a catastrofi di cui ci si sarebbe largamente pentiti. Ma l’America era pacifista e lontana, gli europei molto interessati a fare  affari con l’Iran, e nessuno dava ascolto a quel piccolo Paese. E ciò pur riconoscendo che Teheran da anni conduce una politica aggressiva, con ambizioni di potenza regionale che molto hanno allarmato ed allarmano gli Stati sunniti di quello scacchiere. Ma l’Europa era troppo contenta di far affari con l’Iran, in particolare capace di calmierare il prezzo del greggio. 
Poi però è successo l’imprevisto. Gli Stati Uniti hanno eletto un Presidente anomalo e spregiudicato, il quale ha avuto il coraggio di sconfessare totalmente la politica del suo predecessore, fino a non ratificare il trattato con Teheran, ed anzi ha imposto a tutti la ripresa e perfino l’aggravamento delle sanzioni all’Iran. A questo punto, per le potenze europee sarebbe stato poco dignitoso allinearsi dietro un Paese che cambia idea. Purtroppo il problema non era di semplice facciata. Non si tratta di dignità, si tratta di costi. Gli Stati Uniti, con la minaccia di escludere da ogni rapporto le imprese che dovessero fare affari con l’Iran, esercitano su tutti una pressione pressoché irresistibile. Il mercato americano è molto più importante di quello del Paese asiatico. Dunque le grandi imprese europee sono costrette a seguire Trump nelle sue sanzioni. E approvarle o disapprovarle, quelle sanzioni, diviene bla bla. Trump ha il potere di fare ciò che sta facendo, e lo fa. È tutto. 
Tuttavia, se i commenti morali sono inutili, non lo sono quelli politici ed economici. Il capovolgimento della politica di Obama operato da Trump ci conviene o ci danneggia? La domanda è ardua. Forse fa parte di quelle cui dà una seria risposta soltanto la storia. E nemmeno sempre. Ma è lecito avere delle opinioni. 
In linea di principio, osservando che Obama è un idealista (basti vedere i disastri che ha combinato nel Vicino Oriente), mentre Trump è un realista, è naturale pensare che Trump abbia ragione e Obama torto. Poi c’è l’allarme di Israele, Paese politicamente e militarmente serissimo, mentre i musulmani non sono famosi per la loro lealtà negli accordi. Ché anzi il Corano li autorizza ad essere sleali con gli infedeli. Infine l’Iran prima, per anni, ha proclamato urbi et orbi la sua volontà di annientare (anche fisicamente) Israele, poi ha cominciato a (tentare di) stabilire basi militari in Siria. Cioè a pochi chilometri da Israele. E gli aeroplani con la Stella di Davide non hanno certo fatto finta di non accorgersene.
Dunque Trump – trattati o non trattati - si è chiesto se fosse meglio affrontare subito un piccolo problema, o aspettare che divenisse tanto grande – come è avvenuto con la Corea del Nord – da non essere più gestibile. E se questa fosse la sua opinione, non avrebbe per nulla torto. Negli Anni Trenta la Francia ha fatto male a non vietare efficacemente il riarmo tedesco e l’ha pagata carissima. Negli scorsi decenni l’America è stata vile nei confronti della Corea del Nord, e oggi quel demenziale Paese è in possesso dell’arma atomica, con pericolo per il mondo intero. Certo non si vede come si possa credere alla sua promessa di disarmo nucleare. Sarebbe come se un tizio che ha lavorato tutta la vita per comprare una Ferrari, promettesse che presto la regalerà al Comune per la raccolta dei rifiuti.
Il comportamento dell’America sarà incoerente e Trump potrà essere accusato di essere un prevaricatore, ma penso che Israele abbia ragione, nello sperare che Dio ce lo conservi a lungo.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
11 novembre 2018



permalink | inviato da Gianni Pardo il 11/11/2018 alle 11:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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