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POLITICA
7 novembre 2018
RISPOSTA AL MIO ARTICOLO SUL VIETNAM
Ringrazio l’amico e corrispondente Pierangelo Bonazzoli per avere cortesemente contestato il mio articolo sul Vietnam. Riporto in sintesi le sue tesi e offro le mie risposte. Lui non mi ha scritto per convincermi, io non intendo convincere lui. È uno scambio di opinioni. Ciò che segue è soltanto un’occasione di riflessione per chi ha voglia di discutere ancora questo annoso argomento. 
G.P.
Uno. Scrive Bonazzoli: “Sinceramente questa mail mi fa un po’ schifo, stiamo parlando di due milioni di morti dove sono state usate più bombe che in tutta la seconda guerra mondiale, armi chimiche, defolianti, napalm, in una guerra mai dichiarata”. 
Le dichiarazioni di guerra non si usano più. Basterà ricordare Pearl Harbour. E perfino l’inghippo del telegramma prima della guerra franco-prussiana del 1870. Per quanto riguarda i morti e il resto, tutte le guerre sono orribili. Sarebbe bello  riuscire ad abolirle, ma temo andremmo contro la natura umana. 
Due. “Mai sentito parlare dell’autodeterminazione dei popoli?”
 A parte il fatto che questo è un principio sacrosanto, che però non commuove nessuno che voglia fare guerra, l’amico Bonazzoli ha per caso pensato alla volontà del Vietnam del Sud, determinato a rimanere indipendente e non soggetto ad Hanoi?
Tre. “Se volevano combattere il comunismo perché non se la sono presa con la Cina o con l’Unione Sovietica?” 
Perché il Vietnam valeva qualche migliaio di morti (così forse pensavano da principio gli americani) ma non certo la Terza Guerra Mondiale. Infatti proprio per questo non dettero retta al generale McArthur, che voleva bombardare le basi cinesi da cui partivano gli aiuti militari per il Vietnam del Nord.
Quattro. “Vada a chiedere alle mamme o alle vedove dei 60 mila morti USA e ai dementi e storpi che sono tornati a casa da quella scellerata guerra lasciando perdere i due milioni di vietnamiti che tanto  non contano niente” 
D’accordo, le guerre sono orribili. E quella si poteva evitare. Ma Bonazzoli non dovrebbe dire ciò che dice al punto sette. 
Cinque. “Ora che non cè più il comunismo se la prendono con i musulmani”.
 Effettivamente gli americani hanno fatto malissimo ad abbattere le Torri Gemelle di  Riyad.
Sei. L’amico Bonazzoli poi parla di bombe, di embargo di Cuba, di favori alle dittature dell’America Latina, dell’alleanza con l’Arabia Saudita. 
La lista potrebbe essere anche più lunga. La politica internazionale è una cosa abbastanza sporca e nessuno, in essa, è innocente. Al massimo commette errori. E se li commette per un motivo diverso dall’interesse, commette il più grave degli errori.
Sette. Poi viene citata la sporca guerra dello Yemen e, “tutti zitti”.
 Bonazzoli avrebbe forse voluto che l’America intervenisse? Ma se gli rimprovera tutti gli interventi? Chi gli dice che dopo non gli avrebbe anche rimproverato l’intervento in Yemen?
Otto. Per gli aiuti alimentari, che lui designa “piano Marshall”, non c’è da ringraziare l’America “perché sia chiaro una cosa che loro erano venuti qui per farci la guerra”. 
Il piano Marshall fu concepito nel 1947, quattro anni dopo il momento di cui parlo io. In secondo luogo, non furono gli Stati Uniti a dichiarare guerra all’Italia, fu l’Italia a dichiararla agli Stati Uniti.
Nove. “Da allora hanno messo qui le loro basi militari e non se ne sono più andati nonostante non ci sia più l’’Unione Sovietica e nemmeno il Patto di Varsavia”.
 È vero. Ed è ciò che ci ha consentito di non spendere quasi niente per la nostra difesa. Infatti gli Stati Uniti sono stanchi di pagare anche per l’Europa e la Nato è in pericolo. Cosa di cui tutti si lamentano, soprattutto per l’aggravio di spese che ne conseguirebbe per i Paesi occidentali, pressoché disarmati, con le sole eccezioni di Francia e Gran Bretagna. È anche questo che intende Donald Trump, quando parla di “America first”. Perché spendere per proteggere altri Paesi, quando abbiamo più serie necessità a casa nostra, in America? 
Ma per questa parte – guardando a come si comporta la Russia in Ucraina – spero che Trump non l’abbia vinta e che rimanga in vigore l’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico (la Nato).
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
7 novembre 2018  



permalink | inviato da Gianni Pardo il 7/11/2018 alle 12:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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