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POLITICA
29 ottobre 2018
TUTTO SBAGLIATO, TUTTO DA RIFARE
Su una cosa l’accordo è pressoché unanime: “È tutto sbagliato, tutto da rifare”. Basta leggere gli editoriali dei grandi giornali, basta parlare con la gente, è un coro:  “Per come stanno le cose in Italia, e forse nel mondo, così non può durare. O correggiamo la rotta, o sarà il disastro”. Ma il consenso si ferma qui. Su che cosa fare non si è affatto d’accordo. E ancor più spesso non si ha nemmeno un’idea, al riguardo. Bisognerebbe cambiare, ma non si sa in che direzione. Non è un pessimismo gratuito o, peggio, snob. La situazione peggiore, in medicina, è quando non si capisce quale sia la malattia. Per non dire che nel nostro caso il paziente è malandato e provando a guarirlo di un male si rischia di aggravarne un altro. Rimane da spiegare in che modo ci siamo cacciati in questo dramma. E qui l’esempio migliore ce lo fornisce la psicologia individuale.
Se mettiamo un uomo sull’orlo di un burrone e minacciamo di buttarlo giù, sarà ovviamente terrorizzato. Ma se gli diciamo che fumare può provocare il cancro, che la droga induce dipendenza e guai e che fare debiti è uno dei modi migliori per rovinarsi la vita, quanti si asterranno dalla sigaretta, dalla droga, dai debiti? La differenza è che in questo secondo caso il pericolo ha una minore efficacia emotiva e il risulta da un accumulo di errori che, presi individualmente, sembrano piccoli. Tanto piccoli che la tentazione ne risulta irresistibile: “Che male mi potrebbe fare, questa insignificante sigaretta?” 
L’Italia intera ha avuto questo comportamento in materia di deficit ed è passata da un piccolo sforamento a una tale quantità di debiti che iormai il pericolo è quello di non riuscire nemmeno a pagare gli interessi. Anche l’Unione Europea sembra in una situazione senza uscita. È divenuta a poco a poco impopolare e nel contempo gli Stati sono avviluppati in una miriade di legami e interdipendenze. Questo spiega la strenua difesa dell’esistente. Quando si dice che l’euro è irreversibile, si dice evidentemente un’assurdità, dal momento che è reversibile anche l’Impero Romano. Ma in realtà si vuol dire qualcos’altro: “L’euro avrà i suoi difetti, ma in questo momento qualunque suo cambiamento, e ancor peggio un suo crollo, provocherebbero tanti guai, che intanto bisogna cercare di evitarli”. Magari si tratterà soltanto di un rinvio ma ogni rinvio è benedetto. Sarà un modo di ragionare da “braccio della morte”, ma quando la situazione è senza uscita questo atteggiamento è comprensibile. 
Per l’Unione Europea l’errore fu commesso sin dal principio. Non bisognava cominciare con mille piccoli regolamenti, bisognava cominciare con l’unione politica, economica e militare. L’idea di arrivarci a poco a poco è stata un errore. Probabilmente i grandi padri dell’Europa – Adenauer, Schuman, De Gasperi – alla proposta di una unificazione totale e immediata, avrebbero risposto che gli Stati non avrebbero acconsentito. Ma allora avrebbero dovuto rinunciare al grande progetto e limitarsi ad una Zollverein, un’unione doganale. Invece occuparsi della curvatura delle banane – come si dice – ha reso l’Unione insopportabile e ne ha fatto dimenticare i vantaggi. 
Il potere è visto dovunque come il colpevole di tutto ciò che non va e sopravvive perché dispone della forza. A quella forza  il popolo tende a rispondere con la rivoluzione e la democrazia in questo senso è una trovata storica: mentre consente al potere di comandare per una legislatura, poi permette al popolo di fare una rivoluzione incruenta con le successive elezioni, mandando a casa i governanti che non gli sono piaciuti. Potere vero per qualche anno e rivoluzione finta a conclusione. In Europa invece da un lato l’Unione non dispone di un vero potere, dall’altro la gente non ha la sensazione di poter mandare a casa i governanti. Infatti pensa che siano inamovibili. Non a caso non parla di “governo europeo”, ma di “euroburocrati”. Se invece l’Unione fosse stata politica, e avesse potuto imporre la propria volontà da Helsinki a Lisbona da Dublino ad Atene, la democrazia avrebbe funzionato a livello continentale. Oggi purtroppo l’Unione cumula gli svantaggi del potere e dell’insufficienza di quello stesso potere. La matassa è talmente intricata che nessuno trova il bandolo. Si sono stabiliti tanti rapporti, tanti legami, tante interdipendenze, che l’idea di azzerare tutto fa semplicemente spavento. 
Anche i singoli Paesi si sono incartati. Il collettivismo marxista ha perso storicamente ma ha vinto socialmente, nel senso che lo Stato ha invaso tanta parte della nostra vita quotidiana da paralizzarla, senza che nessuno possa liberarci. Si sono create tante condizioni consolidate che è difficile turbarle. Si toccherebbero interessi non raramente illusori e costosi, e tuttavia ritenuti irrinunciabili. Abbiamo creato un modello sociale che produce la paralisi ma continuiamo a ritenerlo il migliore possibile: e infatti l’attuale “governo del cambiamento” aumenta i sussidi e le spese improduttive, senza capire che il cambiamento necessario sarebbe stato quello di andare nella direzione contraria. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
29 ottobre 2018



permalink | inviato da Gianni Pardo il 29/10/2018 alle 8:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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