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POLITICA
8 ottobre 2018
I DIRITTI DEL SUPERIORE
Una mia amica giornalista, a proposito dei competenti, mi ha segnalato come i massimi economisti abbiano idee diverse, su come far funzionare lo Stato. Le ho risposto: “La macroeconomia sta con un piede, o forse due, nella politica. Però chi dice che bisogna vaccinarsi, non foss'altro per non contagiare i bambini immunodepressi, è un competente da ascoltare, o no?”
Ecco la replica: “Sui vaccini si può obiettare che la comunicazione più arrogante del mondo è quella dei competenti e proprio l'atteggiamento alla Alberto Sordi nel famoso film ("io so' io e voi non siete un cazzo") induce i dubbiosi a provare moti di antipatia anziché offrire ascolto incondizionato: la comunicazione è politica e la politica è anche comunicazione. Se comunichi male, non puoi occuparti della polis e non ti votano: non da oggi”. 
La mia amica ragiona bene. È vero, la politica è anche comunicazione. Ma il problema del rapporto con i competenti può essere visto da un’altra angolazione. Non dal lato per così dire “televisivo”, o da quello della political correctness. Per  non parlare di un livello di cortesia che diviene quasi eroica sopportazione. Intendo che, se da un lato possiamo occuparci dei doveri comunicativi del competente, sarà pure lecito occuparsi dei doveri comportamentali dell’incompetente. 
Prendiamola alla lontana. Immaginiamo un uomo alto un metro e sessantotto che pesi novantasei chili. Tecnicamente, è obeso. Ma una persona beneducata non si rivolgerebbe mai a lui dicendo: “Tu che sei obeso, dovresti sapere...” In questi casi si usano parole come “robusto”, “un po’ sovrappeso” ed altri  eufemismi. Né io sono qui a raccomandare di essere brutali. Ma ciò non significa che l’interessato abbia il diritto di protestare, se qualcuno lo chiama obeso. Perché è la verità, e chi non vuole sentirsela buttare in faccia cominci col dimagrire. 
Oggi invece sembra si predichi come un imprescindibile obbligo quello di chiamare un cieco ipovedente, come se così ci vedesse meglio o come se l’essere ciechi fosse una vergogna. Recentemente, discutevo con un chirurgo l’opportunità di un’operazione e alla fine ho concluso: “Perché correre rischi? Ormai, data la mia età, è più probabile che muoia prima che questo problema divenga veramente insostenibile”. E tuttavia mi pare ovvio che a nessuno si potrebbe dire “Non si operi, è probabile che muoia abbastanza presto, e non vale la pena di porsi questo problema”. Già, perché fra le verità da nascondere, c’è quella che moriamo. E più siamo vecchi, più è probabile che l’evento sia vicino. Non siamo immortali.
 Ed ora devo spiegare in che modo queste considerazioni si saldano con ciò da cui siamo partiti. Il virologo magari farà bene a rivolgersi con cortesia all’incompetente, ma l’incompetente non deve osare mettersi sullo stesso piano del virologo. Se lo trattasse da pari a pari, meriterebbe che il professionista gli rispondesse: “Lei  non soltanto è un incompetente, è anche poco educato ed arrogante. Un ignorante come Lei la massima figura la fa quando sta zitto”. Forse che il suo interlocutore questa risposta non l’avrebbe meritata?
Quand’anche qualche virologo, a proposito dei vaccini, si fosse espresso con arroganza, con sarcasmo e trattando gli altri dall’alto in basso, in primo luogo vorrei sapere con quali toni gli altri si sono rivolti a lui. In secondo luogo il virologo avrà torto nei termini usati, gli altri hanno torto nella sostanza, perché non sanno di che parlano. Per dire: gli atteggiamenti da bullo narcisista e autocompiaciuto di Cassius Clay, quando era un campione, erano difficili da sopportare, ma in un certo senso se li poteva permettere. Perché effettivamente era uno straordinario campione. Lo stile è un merito, non un obbligo.
Tornando ai vaccini: il metodo scientifico non prescrive l’unanimità ma è lecito contestare le affermazioni di un altro scienziato usando lo stesso metodo scientifico, non dandogli del cretino, o citandogli qualcosa che si è letto su Facebook. Inoltre, quando gli esperimenti per controllare la validità della teoria, nel corso del tempo, sono stati molto numerosi e concordanti, è meglio non stare a discutere ciò che affermano gli scienziati. E poiché, in materia di vaccini, dai tempi di Pasteur e di Jenner sono passati molti, molti decenni, discuterne oggi  sulla base di ciò che ne dice Giorgio da Taranto o Giuseppina da Pavia, sulla loro pagina Internet, o anche un medico radiato dall’albo, non è cosa ragionevole. Oppure dovremmo ascoltare con disponibilità e attenzione la fattucchiera che vanta i propri prodigi o il chimico dilettante che riprende la teoria del flogisto. 
In politica bisogna lisciare il pelo alla massa, è vero. E per questo la demagogia prospera. Ma rivendico, in nome della verità, il diritto aristocratico di trattare da ignorante l’ignorante e di non abbassarmi a rispondergli. Così – lo so – lui non mi voterà. Ma chi gliel’ha detto che desideravo il suo voto?
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 



permalink | inviato da Gianni Pardo il 8/10/2018 alle 14:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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