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giannipardo@libero.it
POLITICA
9 agosto 2018
M5S, GIUDIZIO O PREGIUDIZIO?
Come insegnava Socrate, ognuno crede sempre di agire per il meglio, nelle condizioni date. E per conseguenza, aggiungo, si considererà sempre accusato a torto. Sapendo questo, un uomo razionale, anche se crede di avere tutte le ragioni per risentirsi di un’accusa infondata, deve chiedersi se anche lui non stia cedendo alla tentazione socratica di assolversi prima ancora dell’istruttoria. E per conseguenza se al contrario non farebbe bene a prendere sul serio l’accusa.
Nel mio caso, sono stato accusato di un pregiudizio acremente negativo nei confronti del M5S, dei suoi adepti, dei suoi esponenti e del suo governo. C’è del vero, nell’accusa?
Riguardo alle critiche negative, negli scorsi anni, e soprattutto nei mesi più recenti, l’accusa è sicuramente fondata. Ammetto anzi, prima che qualcuno me lo chieda, che mi sono censurato, nel linguaggio. Se fossi stato del tutto sincero, sarei sceso all’invettiva e al turpiloquio. Ma il problema non deve essere se ho criticato i pentastellati, ma se si è trattato di un giudizio o di un pregiudizio.
Il mio allarme è nato da quando Beppe Grillo è passato dalla comicità alla lezione morale. Allora ancora lui non s’interessava di politica, se non “di striscio”, e tuttavia m’è passata la voglia di ascoltarlo. Il collegamento comicità-moralità mi era ben noto ed era occasione più di sospetti che di divertimento. 
La comicità nasce da un forte senso critico unito al coraggio di dire ad alta voce ciò che altri non oserebbero mormorare. Non per nulla si dice che il teatro comico “castigat ridendo mores”, con la risata fustiga i [cattivi] costumi. Il rischio è però che il moralismo prenda la mano, in due direzioni: perdendo la capacità di far ridere e imboccando la via di una perorazione superficiale e insulsa. Una predicazione, che fa misurare la distanza fra i comici e coloro – inclusi i grandi moralisti francesi – che di quelle stesse materie si sono occupati da veri professionisti.
Non c’è da stupirsene. Il comico, come qualunque artista, è abituato a ricercare non la verità ma l’applauso del pubblico. Il rischio è l’incompetenza che pontifica, il semplicismo imbecille, la demagogia pericolosa. Se si prendesse per buono ciò che è detto, tutte le suocere sarebbero degli esseri orribili, tutte le mogli un fardello di cui liberarsi e tutti i carabinieri sarebbero cretini. E ovviamente tutti i politici sarebbero una manica di disonesti e di incompetenti. Con simili teorie non si va lontano.
Ecco perché da moltissimi anni mi sono allontanato da Grillo. Da giovane mi era simpatico, ma crescendo ho visto che si prendeva sempre più sul serio, fino a guastarsi. Quando poi ha aggiunto al suo repertorio lo strumento plautino della parolaccia, il divorzio è stato completo. 
Credevo chiusa la pratica, ma la vita si è incaricata di dimostrarmi che ciò che ad alcuni appariva disprezzabile per altri poteva divenire una filosofia, una religione, un movimento politico. E non un partito politico qualunque, ma un partito che promette il trionfo dell’onestà (dunque un’umanità completamente cambiata), il riscatto dei poveri e di tutte le vittime della società. Una palingenesi nel quadro di un Paese di Bengodi in cui tutti sono ricchi e felici. Senza neppure lavorare. Non dovevo allarmarmi?
Ecco le ragioni della severità nei confronti del M5S. I suoi esponenti sono culturalmente disorientati. Non sono competenti né in storia, né in economia, né in diritto, né in politica e non hanno neppure l’esperienza che dà il lavoro ad alti livelli. Sono soltanto dei fedeli della nuova religione e sanno soltanto ciò che insegna quella religione. Non capiscono che guidare un Paese è tutt’altra faccenda. È vero che, umilmente, chiedono anche il parere dei competenti (spesso paranoici nella loro direzione) ma, alla fine, come cardinali del ‘600, se non li soddisfano, concludono che la scienza non può avere ragione al di là della parola di Dio. Gli si dice che non è l’ “Europa” che non ci consente di fare ulteriori debiti, ma il rischio che le Borse facciano fallire l’Italia, e non ci credono. Se la cavano dicendo che il limite del deficit è un idolo che non può impedire di dare risposta alle necessità del popolo. Come se l’eventuale fallimento del Paese non costasse nulla, a quello stesso popolo. Annunciano, controannunciano, si contraddicono fra loro e da soli. Il mondo intero li guarda perplesso.
In conclusione, i “grillini” umanamente non sono da disprezzare. Sono certo in buona fede, sono persino simpatici, quando non divertenti, ma nel frattempo, quando uno li vede avviare verso la sala operatoria con un bisturi in mano, sarebbe normale cacciarli via a forza di vigorosi calci nel sedere. Per semplice legittima difesa.
Se mi sbaglio lo sapremo presto. E se la risposta della realtà sarà positiva, sarò il primo a tirare un sospiro di sollievo. Ma pare che le operazioni chirurgiche raramente riescano per caso.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
9 agosto 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 9/8/2018 alle 15:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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