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giannipardo@libero.it
POLITICA
8 luglio 2018
MALVOLENTIERI CONTRO
Forse in politica ognuno segue i suoi personali pregiudizi. Il mio è stato quello di essere da sempre “malvolentieri contro”.
Contro per decenni, perché non potevo che rifiutare la Democrazia Cristiana, bigotta e sostanzialmente di sinistra, e il Pci, più comunista dei russi. Come si è visto dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Malvolentieri perché non c’è mai stato un partito a favore del quale avrei potuto votare. Ho sempre sostenuto il centrodestra non perché mi convincesse, ma perché il centrosinistra mi convinceva anche meno. E infatti ho vissuto con autentico scoramento i due anni del secondo governo Prodi, quel Circo Barnum con tutti dentro, nel segno di Pecoraro Scanio e di Niki Vendola.
E dire che ho delle esigenze minime. Dalla politica vorrei soltanto che ci lasciasse liberi e non rompesse le scatole all’economia. E questo si chiama essere liberali. Ma dal momento che in Italia non c’è mai stato un partito liberale di massa, sono stato costretto a cercare sempre di limitare i danni. 
Votare contro tuttavia non significa mettere tutti i partiti sullo stesso piano. Non avrei votato volentieri per Prodi, ma certo non l’avrei mai messo sullo stesso piano di Cesare Damiano, Oliviero Diliberto e altri comunisti “duri e puri”. Romano Prodi infatti sa far di conto. Ed è per questo che, dopo che ho detto tanto male di Matteo Renzi, qualcuno oggi potrebbe accusarmi di guardare con simpatia al Pd.
Il fatto è che sono cambiati i parametri. Per molti decenni, il discrimine è stato destra-sinistra, ed io, da liberale, e seppure malvolentieri, ho scelto la destra. Ora il discrimine non è più quello. La frontiera separa i partiti politici e i partiti impolitici. Chiamerei partiti politici quelli che hanno una certa idea di come si governa uno Stato. Così la sinistra è tendenzialmente egalitaria, idealista, statalista e collettivista, e la destra è tendenzialmente meritocratica, pragmatica, liberale e liberista. Mentre i partiti come il M5S e la Lega modello Salvini sono fondamentalmente protestatari. Sono contro l’establishment a prescindere e per il rinnovamento in quanto rinnovamento. Cioè non hanno né un modello di governo né un modello di politica economica. Vorrebbero fare miracoli ma non sono attrezzati intellettualmente né per farli, né per capire quali sono comunque impossibili. 
A questo punto mi vedo costretto a cambiare la mira. Rimango contro tutti ma certo in particolare contro quelli che hanno le idee confuse. Dunque sono più o meno alla stessa maniera contro Lega e M5S, e a favore di Forza Italia, Fratelli d’Italia e, appunto, Partito Democratico. Si scandalizzi pure chi vuole, ma preferisco il competente, anche se la pensa diversamente da me, all’incompetente dalle idee confuse. 
E qui si passa dal presente al futuro. Il 4 marzo Lega e M5S insieme sono arrivati al 51% e attualmente, secondo le intenzioni di voto, arrivano al 58%. Dunque, se si rivotasse oggi, non ci sarebbe partita. Ma in futuro le cose cambieranno. Se l’attuale maggioranza dovesse governare bene (non si può escludere nulla) ciò vorrebbe dire che essa ha imparato il mestiere e che le due formazioni che la compongono sono divenute partiti politici. Lo scenario, nel lontano 2023, sarebbe talmente nuovo che sarebbe necessario studiarlo partendo da zero. 
Se invece la maggioranza governasse male, e fossimo costretti a nuove elezioni, si giocherebbe tutt’altra partita e l’opposizione sarebbe più o meno viva e forte quanto più o meno viva e forte è la maggioranza uscente. 
Per questo bisogna augurarsi che il Pd non muoia e non anneghi nelle sue sterili polemiche. Abbiamo bisogno che destra e sinistra sopravvivano a questo momento. Così dopo il festival delle illusioni, e dopo la tempesta che ne sarebbe seguita, potrebbero raccogliere i cocci e far ripartire il Paese. Dunque lo confesso: se l’alternativa fosse secca, Pd-M5S, dopo oltre sessant’anni di anticomunismo viscerale io voterei Partito Democratico. 
È sempre preferibile un avversario che sa il fatto suo a un ragazzotto ignorante e imprevedibile. Né sarebbe strano che, dopo un tracollo che non oso descrivere, si formasse una sorta di Comitato di Salute Pubblica, in cui i partiti politici seri collaborassero come la Dc collaborò col Pci nella Costituente, per il bene dell’Italia. 
Insomma, pur ammettendo che il quadro nazionale quale lo conoscevamo fino a pochi mesi fa sia perento, e pur ammettendo che il panorama politico debba essere rinnovato, alla normalità si tornerà soltanto quando avremo una dialettica istituzionale degna di un Paese sviluppato.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
8 luglio 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 8/7/2018 alle 15:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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