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POLITICA
13 giugno 2018
IL BUON DIO E IL BUONISMO: COSE DIVERSE
In occasione del blocco della nave Aquarius si sono sentite moltissime voci indignate. Non si può giocare con la pelle dei naufraghi. Non si può fare politica a spese di donne e bambini.  I costi non importano, il primo dovere è comunque quello di salvare chi è in pericolo. L’Italia avrà pure le sue ragioni, ma non è questo il modo di farle valere. Mille dichiarazioni di questo genere, il cui elemento comune è che molte persone non intendono manifestare un punto di vista “ragionevole”, ma soltanto riaffermare, rifiutando ogni possibile discussione, un principio “morale”. A costo di dire qualcosa di irragionevole, di insostenibile e a volte, addirittura, pianamente impossibile. Queste persone sono stupide? Ovviamente no. Il loro numero e il loro livello intellettuale danno ben altra risposta. Dunque la spiegazione del fenomeno va ricercata altrove. In un atteggiamento dogmatico.
Per spiegare che cosa si intende per dogmatico, immaginiamo che si dica a qualcuno: “Ti trovi in una stanza e c’è un uomo legato a una sedia. Se l’uccidi saranno risparmiati cento uomini. Se non l’uccidi quei cento uomini saranno massacrati”. Bisogna sottolineare che, nell’ipotesi, nessuno sta bluffando e l’alternativa è assolutamente credibile. Se non si uccide quell’innocente i cento uomini veramente moriranno. Che cosa si fa?
La persona ragionevole - quella per la quale la vita umana è un valore, ma cento vite valgono più di una - si dirà che è meglio muoia un solo innocente invece di cento. Viceversa, la persona che considera il rispetto della vita umana un dogma, dirà: “Io non sparo a nessuno. E la morte di quei cento uomini sarà colpa vostra, non mia”.
Questo è un atteggiamento che può essere detto “religioso”. Mentre il laico ragionevole cerca di salvare quante più vite può, il religioso (per esempio, Abramo che è pronto a sacrificare Isacco) non ha come primo imperativo il rispetto della vita umana, ma il dogma. Pur causando la morte di cento uomini, quell’uomo non si sentirà in colpa, perché ha obbedito al precetto divino. Oltre tutto sa che Dio, se lo volesse, potrebbe Lui stesso salvare i cento uomini (Islàm significa appunto abbandono alla volontà di Dio) e poi, quand’anche il massacro si verificasse, il credente si libererebbe da ogni rimorso dicendo “la colpa sarà vostra”. Infatti la colpa massima non è far morire cento uomini, è disobbedire a Dio. Quand’anche la disobbedienza mirasse ad evitare quello stesso peccato moltiplicato per cento. Abramo, col coltello in mano, si è forse chiesto se l’ordine di Dio fosse ragionevole?
L’uomo religioso è coerente con i suoi principi. Mentre per la legge penale Abramo è colpevole di tentato omicidio, per la religione è un patriarca. Ma un simile atteggiamento non si spiega più se ad assumerlo è un miscredente. Il miscredente che si rifiuta di salvare cento uomini non può dire “la vita umana è sacra”, perché sacra è un aggettivo religioso e rinvia alle divinità. In assenza di Dio, o comunque di una religione, nulla può essere “sacro”. Quella parola si può usare in senso letterario, nel senso di una cosciente esagerazione, come quando si dice: “Il sacro dovere di un musicista è creare bellezza”. Ma quando diciamo seriamente che la vita umana è sacra, e usiamo l’aggettivo nel suo vero significato, la cosa comporta ben altre conseguenze. 
Affrontando il problema dei migranti con qualcuno bisognerebbe chiedergli innanzi tutto: “Per caso Lei è un vero cattolico? Perché se la sua risposta è affermativa, non potremmo discutere”. Non è intolleranza. È che, per la Fede, sarebbe giusto soccorrere i naufraghi, quand’anche fossero milioni. Anzi, bisognerebbe offrire ai migranti un nostro traghetto gratuito, dall’Africa all’Italia. Il numero degli ospiti sarebbe indefinito, fino ad avere soltanto posti in piedi, e le preoccupazioni concrete sarebbero altrettante offese a Gesù. 
Basta leggere il Vangelo (Matteo, 6, 26 e 31): “26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?” “31 Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?  Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno”. Queste frasi possono sembrare irragionevoli ai miscredenti, ma sono incontestabili per i credenti. E infatti Papa Francesco non infrequentemente si esprime in questi termini. Se si avesse occasione di discutere con il Pontefice sarebbe sciocco fargli notare che, di fatto, quella turba non è stata nutrita da Dio e tutti sono morti di fame, perché il Papa potrebbe sempre rispondere – e per giunta ragionevolmente, dal suo punto di vista – che se così è avvenuto, è segno che Dio ha giudicato che questa fosse la cosa migliore. Forse ha voluto che quegli infelici fossero invitati in anticipo al suo banchetto in Cielo.
La conclusione è semplice. I credenti hanno il diritto di pensarla come vogliono, mentre i miscredenti hanno il dovere di essere razionali e di tenere conto della situazione concreta, chiedendosi ad esempio: “Quanti migranti possiamo accogliere, senza mettere nei guai loro e noi stessi?” 
Quanto alle anime belle, dovrebbero stare zitte. Perché chi ragiona come un vero credente senza esserlo è soltanto un imbecille.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
13 giugno 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 13/6/2018 alle 5:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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