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POLITICA
27 maggio 2018
LE CIAMBELLE DI SALVINI
Se si vuole risolvere un problema, la prima cosa da fare è comprenderne esattamente i termini. Se possibile semplificandolo al massimo. È vero che il diavolo si nasconde nei particolari, ma bisogna comun ue in primo luogo affrontare il nocciolo della questione.
Nel problema istituzionale che è sorto a proposito del possibile ministro dell’Economia Paolo Savona, la maggior parte dei commentatori dà per certo che il Presidente della Repubblica manterrà la posizione assunta. La Costituzione gli dà certamente ragione e una marcia indietro sarebbe contraria non soltanto alla sua dignità personale, ma anche alla dignità della sua carica.
Se (non si sa mai) il Presidente non si piega, Matteo Salvini dovrà decidere se mantenere il proprio atteggiamento gladiatorio oppure rassegnarsi ad accettare i sarcasmi dell’intera nazione. Presumibilmente farà ciò che gli è più utile, ma il problema è proprio l’identificazione di questo utile. 
Se si chinerà, avrà subito il nuovo governo e, per sé, un prestigioso ministero. Se non si chinerà, vorrà dire che vuole andare a nuove elezioni. E a giudicare da ciò che ha detto fino a ieri sera, sembra proprio che egli voglia cogliere questa occasione. I sondaggi danno la Lega in grande crescita, Forza Italia in grande calo, e dunque lui potrebbe sperare di appropriarsi l’intero centrodestra. La Lega sarebbe così il primo partito o, quanto meno, combatterebbe ad armi pari con il M5S. 
Queste sono le opinioni correnti, ma è lecito avere dei dubbi. Innanzi tutto, è meglio l’uovo oggi che la gallina domani. Poi non tutte le ciambelle riescono col buco. Salvini sta forse commettendo l’errore di considerare la vita un gioco “a bocce ferme”. E invece tutto va cambiando. I bersagli sono mobili. Tanto la politica quanto l’economia sono influenzate dall’emotività di milioni e milioni di persone sconosciute. Costoro, con decisioni che credono esclusivamente personali, a volte finiscono col determinare cambiamenti epocali.
In questo momento, l’Italia è in bilico. Anzi, secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung, il suo furgone “Ape” ha già superato l’orlo dell’abisso. Il suo volo durerà pochi secondi. Ma anche ad ammettere che ciò non sia vero, a governo non ancora costituito si è già avuto l’aumento dello spread e la fuga dei capitali. Come reagiranno i mercati, le agenzie di rating e i partner europei quando, prima ancora che si torni a votare, si temerà la tempesta? Può darsi che i disastri che potrebbe provocare la Lega li provochi la semplice paura che essa potrebbe provocarli. 
Non sono fantasticherie da menagramo. Le borse sono il termometro del tempo che farà domani. Gli investitori non aspettano che i fatti si verifichino per parare il colpo. Di solito, quando essi si verificano, le conseguenze di borsa si sono già avute qualche giorno prima. 
Oggi le previsioni di voto sono a favore della Lega, ma lo sarebbero anche domani, se il solo annuncio di un maggior successo della Lega, provocasse un downgrading da parte di Moody’s e Standard and Poors, magari di due gradini, trasformando i nostri titoli in junk bonds (spazzatura)? Cosa che fra l’altro vieterebbe alla Banca Europea di comprare i nostri titoli per salvarci, ammettendo che ne avesse la voglia e la possibilità? Saremmo al default in poco tempo. 
Comunque, la nostra pace finanziaria e borsistica riposa sulla fiducia e tutto potrebbe cambiare quando cominciassero ad esserci segnali di allarme, quali l’aumento dello spread e dei tassi d’interesse da pagare sui mutui. Oppure quando cominciasse la fuga delle imprese dall’Italia, come si è visto in Spagna, con l’annuncio – semplicemente l’annuncio – dell’indipendenza della Catalogna. A quel punto chi dice che la gente non si spaventerebbe e non prenderebbe sul serio gli avvertimenti di chi vuole evitare avventure velleitarie?
Salvini è un eccellente giocatore di poker, ma ha in mano pessime carte. Fa la voce grossa ma uno show down lo annienterebbe. Dunque, nei suoi panni, mi piegherei al veto di Mattarella. Personalmente invece gli auguro di tenere duro e di andare a nuove elezioni, perché bisogna far scoppiare questa enorme bolla di illusioni di cui l’Italia soffre da decenni. 
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
27 maggio 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 27/5/2018 alle 13:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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