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giannipardo1@gmail.com
27 maggio 2018
IL DIRITTO E LA DEMAGOGIA
Il contrasto che oppone il leader della Lega, Matteo Salvini, e il Presidente della Repubblica (PdR) Sergio Mattarella, riguardo alla scelta del Ministro dell’Economia, non fa onore all’Italia. Il debitore non può dire al creditore: “Facciamo a braccio di ferro, se vinci ti pago, e se non vinci non ti pago”. Perché il creditore può sempre rispondere: “Io ho la legge, dalla mia. O mi paghi, o il giudice venderà la tua casa e mi soddisferà col ricavato”.
Dunque, per risolvere la questione della nomina del Ministro dell’Economia, bisogna innanzi tutto vedere che cosa dispone la legge. I ministri sono nominati dal Pdr il quale, con questo atto, non si limita a vidimare una designazione che si è avuta in altra sede. La sua nomina ha valore sostanziale, come dimostrato dal fatto che la qualità di ministro non deriva dalla fiducia che le Camere concedono poi al governo, ma dalla firma del PdR. E infatti, se le Camere non concedono la fiducia, non per questo il governo non rimane in carica, se pure per gli affari correnti. Né i ministri sono per questo meno ministri, fino alle successive elezioni.
Rimane soltanto da vedere in che misura la scelta del PDR è libera. Se un Presidente impazzito nominasse soltanto ministri sgraditi alla prevista maggioranza parlamentare, è ovvio che andrebbe contro la deontologia della sua carica. In democrazia il Paese deve avere un governo di persone all’altezza del compito e conforme ai desideri del popolo.
Ma anche il Presidente del Consiglio incaricato (PdCi) ha degli interessi politici e dei doveri deontologici. Insomma la Costituzione prevede la redazione della lista dei componenti del nuovo governo come un atto giuridicamente “duale”, nel quale si combinano due volontà nell’interesse del Paese. Nella pratica, il PdCi propone i ministri e il PdR per ogni dicastero o accetta il primo nome, o ne sceglie uno incluso nella ristretta rosa presentata, o suggerisce un nome nuovo. Fino ad ora si è sempre arrivati ad un accordo.
Naturalmente c’è un limite: come il PdR non può nominare soltanto nomi sgraditi al PdCi, questi non può presentare per un dato incarico soltanto nomi inaccettabili (per esempio un noto mafioso) o un nome soltanto, non lasciando nessuna scelta al PdR. In questo caso, se il nome è sgradito, la proposta non è accettata e il PdR può rifiutarsi di nominare il ministro. Non dimentichiamolo: il suo atto ha un valore sostanziale. Con la firma egli manifesta il proprio gradimento o almeno la sua non-opposizione. E ai sensi dell’art.92 della Costituzione, norma di significato incontestabile, nessuno gli può imporre un nominativo. 
Il problema dell’interpretazione delle norme di legge è qualcosa che si studia durante il primo anno di Giurisprudenza. Si possono ricavare lumi dai lavori preparatori della legge, dalla collocazione nel testo della legge, dalla giurisprudenza della Suprema Corte, dalla dottrina in materia, ma certo la prima cosa da esaminare sono le parole della legge. Quando per il furto l’art.624 del Codice Penale parla di “cosa mobile” non ci possono essere dubbi: non si può avere il furto di un palazzo. Il reato di omicidio prevede come vittima un uomo, e dunque non può essere omicidio la soppressione di un cane o di un cavallo. In questi casi non ci sono problemi interpretativi. L’art.92 della Costituzione fa parte di queste evidenze: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.” Se il legislatore avesse voluto che il PdR seguisse in ogni caso la volontà del PdCi, avrebbe scritto: “su indicazione”. Invece ha scritto “su proposta”, e la proposta, per il dizionario è: “Quanto viene presentato all’altrui attenzione nei termini del suggerimento, del consiglio, dell’offerta”. Ora, se ci sono termini lontanissimi dall’imposizione, sono proprio “suggerimento”, “consiglio” e “offerta”. La proposta è caratterizzata dal fatto che chi la riceve può aderire o non aderire. Se così non fosse, qualunque donna che ha ricevuto una proposta di matrimonio sarebbe costretta a sposare l’uomo che gliel’ha fatta.
In pratica il PdR non può rifiutare tutte le proposte del PdCi, il PdCi non può imporre nessuna nomina. Il PdR deve accettare tutte le proposte, salvo precisi motivi di dissenso, e il PdCi deve accettare qualche modificazione. La lista del governo è il risultato di un compromesso di buon senso.
Se invece si presenta al PdR un unico nominativo e per giunta su di esso ci si 
intestardisce anche dopo che il PdR ha manifestato la propria opposizione, mentre il PdR sta applicando la lettera e lo spirito della Costituzione, chi lo contrasta non ha rispetto per la Costituzione ed ha un comportamento eversivo.
Se la Lega e il M5S non sono contenti, che facciano la rivoluzione, che prendano il potere con la forza e poi potranno nominare Ministro dell’Economia anche un cavallo. Non sarebbe la prima volta.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
26 maggio 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 27/5/2018 alle 5:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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