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POLITICA
22 maggio 2018
MA IO SCHERZAVO!
E così avremo il nuovo governo M5S-Lega. Ricordo di avere scritto che era il mio ideale, perché permetteva di sbarazzarci in un sol colpo di due partiti nocivi per il Paese. I loro risultati, pensavo, spazzeranno via una volta per tutte le illusioni. Infatti “personaggetti” come Luigi Di Maio e Matteo Salvini, per usare la terminologia del governatore De Luca, sono riusciti a farmi rimpiangere politici allarmanti come Umberto Bossi e perfino – ebbene, lo confesso – Matteo Renzi. Quest’ultimo è stato insopportabile come stile, quei due rischiano di esserlo come modo di governare.
Detto questo, anch’io mi trovo ad affrontare la realtà. Sono nella situazione di quel contadino siciliano che, stroncato dalla fatica quotidiana sotto un sole implacabile, aveva preso l’abitudine di sospirare: “Ma la Morte perché non viene a liberarmi da questo inferno?”. Finché la Morte non si stancò della litania e un giorno si presentò: “Mi hai chiamato. Eccomi”. “Accidenti, quanto sei brutta! esclamò il contadino, Ma va via! Non hai capito che scherzavo?”
“Un conto è parlar di morte, un conto è morire”, ammonisce un proverbio. Ed effettivamente, ora che il mio desiderio si realizza, comincio a vedere quanto costerà all’intera Italia questa avventura. Tanto che vorrei poter dire che scherzavo. Ma anche gli scherzi possono costare veramente caro. Se si spara a salve contro qualcuno - così, per fargli uno scherzo - e quello muore d’infarto, si è fortunati se uno se la cava con l’imputazione di omicidio colposo.
L’Italia non è innocente. Merita perfettamente un governo che, fraintendendo Keynes e le lezioni della storia, pensa di risolvere tutto facendo ancora debiti. Come se i mercati fossero obbligati a farci credito. In realtà rischiamo di dichiarare fallimento, di essere estromessi dall’euro e forse anche dall’Unione Europea. Una tragedia di proporzioni inimmaginabili. Né vale l’idea, in cui molti si cullano, che l’Europa, per non fallire essa stessa, correrebbe a salvarci a qualunque costo. Perché l’Italia non è la Grecia e quel costo sarebbe troppo alto. È inutile spiegare - per la centesima volta – che, se i mercati non rinnovano le cartelle in una sola asta, si creerebbe un tale allarme sulla nostra solvibilità, che si avrebbe la fuga dei risparmiatori, una valanga di vendite dei nostri titoli, la richiesta di rimborso (senza rinnovo) di quelli in scadenza (oltre quattrocento miliardi in un anno, per ciò che ricordo), più la solita settantina di miliardi per gli interessi. Se avessimo cinquecento miliardi da parte, potremmo far fronte a una simile tempesta, ma non li abbiamo. 
Probabilmente è inutile riprendere questa solfa. Chi non ci ha creduto in passato non ci crederà neanche questa volta. L’Italia continua a cullarsi nell’idea che i debiti sono una cosa che non viene mai a scadenza, di cui mai nessuno chiede il rimborso. Come si dice: “Se potete credere questo, potete credere qualunque cosa”. 
Chissà – provo a riprendere fiato – chissà che questo governo non sia un regalo della dea Fortuna. Qualunque governo si sarebbe grattato la zucca per trovare quella ventina di miliardi che sono necessari per evitare l’aumento dell’Iva e per attuare la “manovra correttiva” cui intanto siamo tenuti subito, ai sensi dei patti sottoscritti con Bruxelles. E forse, o non li avrebbe trovati con possibili conseguenze di vario tipo e tutte sgradevoli, oppure avrebbe fatto piangere gli italiani. A quel punto, ovviamente, partiti come M5S e Lega non avrebbe voluto sentire ragioni. Avrebbero accusato il governo di crimini peggiori di quelli di Hitler e Stalin messi insieme, e avrebbero detto che loro – al posto del governo – avrebbero mandato “affanculo” l’Europa (questa è la nuova lingua diplomatica, come nell’Ottocento era il francese). Né maggior comprensione avrebbero avuto per l’eventuale governo neutrale del Presidente Mattarella. 
Ora ecco abbiamo un governo “pentalegato” che non soltanto si trova ad affrontare subito, non appena costituito, le prime, spaventose scadenze, ma le ha aggravate con un programma che farebbe fallire la Germania. La nave imbarcava acqua da una falla di un metro di diametro e loro ne aprono un’altra di venti o trenta metri quadrati. E che problemi ci sono? Come quel tale, loro dicono: “The impossible we do straight away, miracles take a little longer”, l’impossibile lo facciamo immediatamente, per i miracoli ci vuole un po’ più di tempo, ma fanno comunque parte della nostra normale attività.
Naturalmente sarei lietissimo di sbagliarmi. Riesco perfino ad immaginare che quando questi dilettanti si accorgeranno che già con gli annunci e i primi provvedimenti si aprono voragini, si fermino qualche centimetro prima dell’abisso. Ma questo richiederebbe buon senso. Merce rara.
Siamo alla spes contra spem (la speranza contro la verosimiglianza) che tanto piaceva a Marco Pannella.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
22 maggio 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 22/5/2018 alle 8:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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