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POLITICA
17 maggio 2018
LA PACE IN PALESTINA, REALISTICAMENTE
Accertare la verità non sempre è facile. Ma è notevole che, fra queste difficoltà, ce ne sia una imprevista e tuttavia molto grande: quella di accettarla. Se, di una persona mite, che per giunta stimiamo, ci vengono a dire che ha commesso un omicidio, la nostra prima reazione è: “Non è possibile!” E questa espressione significa che, se appena troveremo un appiglio, negheremo che la cosa sia vera.
In questo campo c’è un dato storico di grandissimo valore. Durante la Seconda Guerra Mondiale i nazisti decisero di uccidere tutti gli ebrei, tedeschi e no, ma, per qualche ragione, decisero di tenere questa Endlösung (soluzione finale) accuratamente e severamente segreta. I tedeschi, che non potevano certo ignorare la loro sparizione, credevano che quei poveretti fossero deportati. Finita la guerra, avuta la notizia del genocidio e delle sue dimensioni, molti non ci volevano credere. Al punto che gli americani, per convincere i monacensi, li invitarono a visitare fra gli altri il campo di Dachau, vicino Monaco, ovviamente predisponendo un servizio sanitario per quei tedeschi che vomitavano, si sentivano male o svenivano, constatando ciò che era avvenuto a venti chilometri da casa loro. Ma – è questo che si vuol sottolineare qui – la segretezza dell’operazione fu favorita dal fatto che, se qualcuno, malgrado i rischi connessi alla fuga di notizie, avesse rivelato la realtà, sarebbe stato accolto dallo scetticismo di tutti: “Non è possibile!”
Questo atteggiamento è molto umano, ma anche molto stupido. Ci sono due espressioni simmetriche e ugualmente imbecilli: “È troppo bello per essere vero”, “È troppo brutto per essere vero”. La verità è soltanto il riflesso della realtà e non tiene conto dell’estetica. Un mio corrispondente poco più che cinquantenne mi ha scritto che, improvvisamente, in seguito ad un lieve disturbo, gli avevano diagnosticato un cancro che non lasciava scampo: aveva qualche mese di vita. Era un uomo vivace, brillante, dal grande temperamento, e tuttavia, dopo qualche mese, morì. Così come muoiono, di cancro, anche dei bambini. La realtà non si commuove e non si preoccupa dei nostri sentimenti. 
Anche in campi meno drammatici è necessario fare uno sforzo per accettare la realtà. Per esempio quella dell’odio altrui. Uno dei tratti negativi di Silvio Berlusconi è il suo desiderio di essere amato da tutti e questa caratteristica immagino gli abbia reso difficile non dico capire ma concepire che milioni di italiani lo odino di un odio viscerale, assolutamente sprovvisto di qualsivoglia giustificazione concreta. Ma appunto, sarebbe un atto di buon senso, da parte sua, negare questo fatto?
Nemmeno io sono del tutto innocente, in questo campo. Molti anni fa mi capitò che una persona della mia famiglia prima tentò di truffarmi (denaro) e quando non ci riuscì, per vendicarsi, cercò in tutti i modi di nuocermi. Io ci misi tempo a riconoscere la verità (e per questo la truffa aveva rischiato di riuscire, “Non è possibile!”). 
Queste considerazioni valgono al presente per quanto riguarda la questione israelo-palestinese. I palestinesi – che abbiano ragione o torto – odiano Israele. Non nel senso che vorrebbero che quello Stato concedesse qualcosa, cambiasse il suo comportamento o attuasse un certo programma: vogliono soltanto che sparisca. Se sono moderati sognano di scacciare dal Vicino Oriente tutti gli ebrei, se sono animosi sognano di ucciderli tutti. E infatti, visto che la realtà glielo impedisce, si accontentano di accoltellare qualche passante ignaro per la strada, a costo di essere immediatamente uccisi dalla polizia. L’azione di un pazzo? chiederà qualche benpensante. Nient’affatto. Lo si vede nella stima in cui è tenuto, da parte di tutti i media palestinesi, un simile “martire” della causa. Tanto che – se non ricordo male – si assegna anche una pensione alla sua famiglia. Ed è proprio questa la difficoltà, quando si tratta di capire il problema di quella regione: non si può trovare un compromesso con chi ti vuole uccidere. Non si può morire “solo un po’”, per far contento qualcuno. In questo caso l’alternativa è semplice: o l’altro riuscirà ad ucciderci, o noi riusciremo ad impedirglielo, ma certo non ci sarà pace. 
Per chi avesse dei dubbi: a parte ciò che va proclamando l’Iran, l’eliminazione dello Stato d’Israele è scritta nel documento fondamentale di Hamas, a Gaza.
Nell’antichità, il problema si sarebbe risolto facilmente. Quando i rossi capivano che i verdi volevano ucciderli, li precedevano uccidendoli prima loro o espellendoli dalla regione. In quei tempi la pace si raggiungeva anche in questo modo. Anzi, quando un problema del genere si produsse nella ex Jugoslavia fra musulmani e ortodossi, Luttwak segnalò proprio questo fatto, concludendo che nell’epoca moderna, trovando inammissibile l’antica soluzione, bisogna rassegnarsi ad una situazione di costante non-guerra-non-pace.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
16 maggio 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 17/5/2018 alle 11:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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