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POLITICA
16 maggio 2018
L'ASSURDO DI CERTE CONSULTAZIONI ELETTORALI
Le promesse elettorali, come gli slogan pubblicitari, non sono reali impegni. Servono a conquistare il cliente, e ad indicargli, genericamente, quello che i promittenti avrebbero voglia di fare per loro, e forse – ma soltanto forse – in piccola percentuale realmente faranno. Nella pubblicità la pillola contro il mal di testa lo fa subito sparire, nella realtà lo attenua o – se è veramente forte – lo lascia invariato. Ma è sempre meglio di niente. Naturalmente non ci si occupa qui della pubblicità ingannevole o di quella palesemente assurda (“Volete perdere dieci chili in un mese, senza soffrire la fame?”): si vuole soltanto dire che i programmi elettorali non vanno presi sul serio, e vanno considerati piuttosto linee di tendenza politica. Se un partito parla di diminuire le tasse (senza parlare di tagli ai servizi) è un partito di destra, e farà tendenzialmente una politica di destra; se parla di aumentare i servizi (senza parlare dell’incremento della pressione fiscale, necessario per finanziarli) è un partito di sinistra e farà tendenzialmente una politica di sinistra.
E soprattutto c’è una cosa di cui i partiti non parlano, perché nemmeno sarebbero capiti: governare un grande Paese moderno è impresa di tale complessità, e condizionata da tante necessità e da tante variabili, che soltanto mettendoci le mani ci si rende conto delle difficoltà. È ciò che costituisce la “rendita dell’opposizione”. L’opposizione, infatti, non avendo il compito di governare, può far finta che tutto sia semplice, che il governo è composto da una manica di incapaci, e che loro, quelli dell’opposizione, al loro posto farebbero molto, molto meglio. Addirittura miracoli. Ma, si sa, questo è il gioco della democrazia.
Ora il Movimento 5 Stelle e la Lega non trovano il modo di armonizzare i loro programmi (oltre che mettersi d’accordo sul nome del Presidente del Consiglio dei Ministri) e decidono – prima Luigi Di Maio, con la “Piattaforma Rousseau”, poi Matteo Salvini, con i gazebo della Lega – di consultare la base per sapere se devono sì o no allearsi. Questo progetto è assurdo per parecchi versi. In primo luogo è uno sgarbo istituzionale nei confronti del Presidente Mattarella, che è incontestabilmente il loro primo interlocutore sia per quanto riguarda la designazione del Presidente del Consiglio, sia per quanto riguarda il programma. Poi è assurdo che si faccia prendere una simile decisione ad un elettorato incerto, estremamente ridotto di numero (e dunque non significativo), con modalità sottratte al controllo sia per quanto riguarda lo svolgimento della consultazione, sia per quanto riguarda la veridicità dei risultati ottenuti. Insomma l’iniziativa è già in linea di principio provocatoria per l’intelligenza degli italiani. Ma si può scendere nei particolari. 
I programmi dei partiti di solito sono costituiti da parecchie pagine (quello di Prodi, anni fa, era un autentico libro). E qui bisognerebbe esaminare il programma del Movimento (ultima edizione, riveduta, corretta e diversa da quella votata dai militanti), il programma della Lega, e infine un documento – che speriamo i proponenti allegheranno – che rappresenta la sintesi e l’armonizzazione dei due precedenti programmi. Su questo testo dovrebbero poi esprimersi i sostenitori del Movimento o della Lega. Ma siamo pazzi?
In primo luogo gli elettori non hanno il tempo di mettersi a studiare i programmi, fino ad essere capaci di compararli e vedere se la sintesi e l’armonizzazione è accettabile.
In secondo luogo, gli elettori non hanno la competenza per comprendere un programma politico. Se, per esempio, riguardo al reddito di cittadinanza, si inserissero ad un certo punto le parole “nella misura del possibile”, gli elettori capirebbero “faremo ogni sforzo”, mentre i politici intendono “anche niente, basterà dichiarare che non è stato possibile”. Inoltre, che competenza hanno, riguardo alla maggior parte dei capitoli? Quale nozione hanno delle finanze dello Stato, del costo dei vari provvedimenti, dell’accuratezza dei dati forniti?
Il voto dei cittadini, in un caso come questo, è stupido come sottoporre a referendum l’opportunità di operare al cuore un ottantenne. Come si potrebbe esprimere un’opinione senza essere dei chirurghi, senza conoscere le probabilità di riuscita dell’operazione, addirittura senza nemmeno conoscere le attuali condizioni di salute dell’ottuagenario?
Per tutte queste ragioni, riguardo alle due consultazioni popolari simmetriche, sono lecite due ipotesi.
Prima ipotesi: Di Maio e Salvini sono due perfetti imbecilli.
Seconda ipotesi, più probabile: Di Maio e Salvini sanno già, per via di sondaggi, che il responso sarà negativo, e ciò permetterà loro di rinunciare a formare un governo insieme, con l’aria di obbedire alla volontà del popolo.
Val la pena di spiegare perché si fa soltanto l’ipotesi negativa. Infatti, se il risultato delle consultazioni fosse positivo per ambedue i proponenti, Di Maio e Salvini sarebbero costretti a tornare al tavolo del negoziato col divieto di fallire. E come potrebbero farlo, se hanno dei punti irrinunciabili e in contrasto? Ciò significa in conclusione che, se prevedono un risultato negativo, volevano soltanto rinunciare a formare un governo insieme; se invece accettano il rischio che il risultato sia positivo, era vera la prima ipotesi.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
16 maggio 2018. 




permalink | inviato da Gianni Pardo il 16/5/2018 alle 4:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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