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POLITICA
15 maggio 2018
L'81/3C SUL TAVOLO
L’81/3C è lì, sul tavolo. È revisionata, oleata e carica. Il grilletto non è “facile”, nel senso che spari quasi da solo, ma non è nemmeno duro: anche una persona anziana può premerlo senza la minima difficoltà. E del resto non potrebbe essere altrimenti: la pistola appartiene al Presidente Sergio Mattarella che, all’occasione, la userà. L’ha fatto capire lui stesso quando, recentemente, ha parlato con venerazione del Presidente Luigi Einaudi. Quello stesso Presidente che ha voluto l’81/3C, cioè il terzo comma dell’articolo ottantuno della Costituzione, che così recita: “Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte”. 
Questa disposizione è del tutto innocua, se non la si applica. Non si sollevi nessun sopracciglio, all’idea di non applicare la Costituzione. L’Italia ha una grande tradizione nel non applicare le norme di legge. Per quanto riguarda i sindacati, alcune norme della Costituzione sono inapplicate ancora oggi. E addirittura lo Stato è arrivato a non applicare il codice penale. Avvenne infinite volte, molti anni fa, con il reato di blocco stradale. Gli scioperanti lo commettevano con entusiasmo, sotto gli occhi della polizia, e alla fine lo Stato, per non perdere la faccia, non è che applicò la legge, abolì il reato. Almeno in occasione di scioperi. Più o meno come se, non riuscendo ad arrestare i ladri, si dichiarasse lecito il furto.
L’art.81/3C non è diverso. Anzi, in teoria il Presidente potrebbe controfirmare una legge per la quale non è prevista l’indicazione del modo di reperire i relativi fondi, e nessuno potrebbe dir niente. L’articolo non prevede una sanzione, per lui. Ma c’è di più: da anni in Italia si usa un escamotage. Si indica come finanziamento una speranza che già in passato è stata ripetutamente delusa, come il recupero di fondi mediante la lotta all’evasione fiscale, ed ecco indicati “i mezzi” per far fronte alla spesa. 
Naturalmente questo sistema collusivo funziona se governo e Parlamento da una parte e Presidente della Repubblica dall’altra sono d’accordo. Viceversa, se di fronte ad una legge priva di serio finanziamento, il Presidente obbedisse alla Costituzione e dicesse: “Non la firmo. Ripensateci”, che cosa avverrebbe?
Avverrebbe che il Parlamento dovrebbe riconsiderare quella legge. Se le fornisse un diverso finanziamento, sarebbe una nuova legge, e in teoria il Presidente potrebbe non controrfirmarla. Se al contrario il Parlamento non la modificasse, e la rivotasse com’è, il Presidente stavolta avrebbe l’obbligo di firmarla. Tutto bene?
Nient’affatto. A parte il marchio di biasimo che avrebbe una legge adottata contro il Parere del Presidente della Repubblica, quante volte si potrebbe ripetere, questo giochino? Se il Presidente rimandasse indietro non una ma due, tre, quattro leggi, che ne direbbe l’opinione pubblica italiana, che ne direbbe l’opinione pubblica internazionale? Quale autorevolezza manterrebbe il Parlamento? L’81/3C forse è caricata a salve, ma sparando farebbe un baccano enorme.
Abbiamo letto più volte, in questi giorni, che Mattarella terrà la futura maggioranza sotto tutela, e la cosa è sgradevole. Da un lato Il Parlamento non dovrebbe essere un minorenne scervellato, dall’altro un Presidente della Repubblica che fa politica, come Scalfaro o Napolitano, non lascia un buon ricordo di sé. Ma applicare l’art.81 non è fare politica, è obbedire alla legge e contenere il debito pubblico.
Né si potrebbe obiettare che la consuetudine dei finanziamenti finti ha ormai reso lecito questo andazzo. Infatti la consuetudine ha forza di legge quando la legge stessa la richiama, e comunque in nessun caso può divenire lecito ciò che la legge vieta. E poco importa se la magistratura a lungo non è intervenuta. Infatti, quando, svegliandosi dopo un interminabile letargo, i magistrati si misero a punire il finanziamento dei partiti mediante tangenti sugli appalti pubblici, nessun accusato poté eccepire, a sua difesa, il fatto che quella pratica fosse corrente da decenni. Ovviamente le cose possono essere giudicate diversamente dal punto di vista morale (anche per quanto riguarda la moralità dei giudici che prima dormivano) ma per la legge le cose stanno così. E soprattutto – lo si ripete - nel nostro caso il Presidente si limiterebbe a segnalare all’opinione pubblica che il governo sta spendendo il denaro che non ha, e sta contraendo debiti di cui lascerà le cambiali in eredità ai nostri figli e ai nostri nipoti. Sempre che l’Italia non dichiari bancarotta.
Per fortuna, contro questi pericoli il Presidente non è disarmato e potrà difenderli. Se soltanto lo vorrà, se soltanto ne avrà il coraggio.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
15 maggio 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 15/5/2018 alle 9:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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