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POLITICA
9 maggio 2018
LA MIOPIA DEI COSIDDETTI VINCITORI
Soltanto chi si interessa alla storia molto da vicino può avere un’idea dello stato d’animo che regnava a Roma dopo la sconfitta di Canne. E tuttavia nemmeno i competenti possono misurare adeguatamente le proporzioni dello scoramento, per non dire della disperazione, di quei giorni, perché i libri di storia, poche righe dopo, ricordano come proseguì la guerra. Mentre sul momento i Romani non sapevano che il loro eroismo e la loro resistenza li avrebbero condotti alla vittoria.  L’ansia del presente ha questo, di incomparabile, che non si conosce l’esito della vicenda. Infatti si parla placidamente del disastro di Canne e al contrario si trepida parlando della partita di calcio di stasera. 
Ce ne accorgiamo personalmente vedendo che i partiti populisti, pur se non sfuggono al disprezzo dei benpensanti, sono riusciti a mettere tutti in ansia. Abbiamo già letto abbastanza del loro egoismo, del loro inesistente amor patrio, della loro mancanza di senso dello Stato, ma forse non si è sottolineata abbastanza la loro miopia.
Il Presidente Mattarella ha proposto ai leader dei due più grandi raggruppamenti, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, di votare la fiducia ad un governo transitorio, in carica fino a dicembre, che si occupi delle inevitabili scadenze finanziarie. Ma prima ancora che Mattarella parlasse in televisione, i due hanno affermato che negheranno quella fiducia. Vogliono votare subito, addirittura prima di quando sia tecnicamente possibile. È buona politica, la loro?
Sappiamo che in politica, tatticamente, si prescinde dalla morale.  Ma non si può prescinderne dal punto di vista strategico. Perché alla fine la morale può sempre presentare il conto. Oggi, per quanto ne sappiamo, l’azione di Di Maio e Salvini sarà nociva per l’Italia. Ma, volendo considerare la loro mossa semplice tattica, e volendo del tutto prescindere dagli interessi dell’Italia, si può almeno dire che sarà utile a loro? Cioè, è almeno tecnicamente apprezzabile? La cosa è più che dubbia.
Le scadenze cui ha accennato il Presidente fanno spavento. Il Quantitave Easing si avvia al termine, e dunque dovremo trovare più soldi per pagare gli interessi sul debito pubblico. Come minimo, a breve scadenza, dobbiamo trovare – al di là delle solite spese – 12,4 miliardi per scongiurare l’aumento dell’Iva (ai sensi delle Clausole di Salvaguardia cui si è impegnato lo Stato Italiano). Inoltre dobbiamo sborsare più tre miliardi per “spese indifferibili”. Ad esse si potrebbero aggiungere 3,5-5 miliardi per “correzione dei conti”(1), per un totale di una ventina di miliardi. Cioè oltre 1.300 € per ogni famiglia di quattro persone. Si riesce ad immaginare l’impopolarità che si abbatterà sul governo che imporrà questo genere di sacrifici?
Dunque, quale dovrebbe essere il sogno di ogni politico avveduto? Che dell’operazione si faccia carico qualcun altro. A cose fatte gli si potrà dare la colpa di tutto – come è avvenuto con Mario Monti - ed ereditare un popolo ferito che accoglierà come un salvatore chiunque gli offra qualche conforto e una speranza. E invece che cosa dice il caro Luigino ai microfoni di Rtl 102.5 (Corriere della Sera)? “Non possiamo votare un governo tecnico o neutrale che dir si voglia, perché significherebbe portare al governo persone che non hanno una connessione con la popolazione e rischierebbero di far quadrare solo i conti con un effetto che potrebbe essere quello del governo Monti. Questo Mattarella lo sa dal primo giorno”.
 C’è da trasecolare. È ovvio che questo sconsiderato non ha mai pensato che, se andasse al governo lui, quei conti dovrebbe farli quadrare lui stesso. Come i garzoni di barbiere meno acculturati, sembra credere che Monti abbia preso i provvedimenti che ha preso, inclusa la legge Fornero, perché voleva far soffrire gli italiani, mentre loro, i “grillini”, andranno al governo e raccoglieranno il denaro che cresce sugli alberi, per distribuirlo generosamente a tutti coloro che ne hanno bisogno.
Forse quei due leader vogliono battere il record mondiale della miopia. Si accapigliano fra loro e con i loro stessi alleati per andare subito al governo, dimenticando che, se ottenessero quello che chiedono, dovrebbero occuparsi dei problemi sul tappeto, senza avere la minima idea di come risolverli, anche perché alcuni sembrano insolubili. E s’immagini quante possibilità hanno di mantenere una sia pure piccola parte delle loro promesse elettorali. Forse non è miopia, forse è tracoma. 
Chi vincerà le prossime elezioni, dopo aver gestito la congiuntura, non vincerà più niente. Neppure giocando a tressette. E per questo si è tentati di augurare il massimo successo a Di Maio e a Salvini. Chissà, se Silvio Berlusconi fosse l’uomo malvagio che non è, dovrebbe concedere l’appoggio esterno al M5S e alla Lega. Ma forse teme che, facendo questo, in futuro potrebbe essere associato alle loro responsabilità. Avremo tempo di parlarne.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
9 maggio 2018
(1)fonte: Sole24Ore, 8/maggio/2018, articolo di Dino Pesole.




permalink | inviato da Gianni Pardo il 9/5/2018 alle 8:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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