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vita da impiegato
21 aprile 2018
IL M5S È NATO MORTO
Il partito fondato da Beppe Grillo è utopico e millenaristico, in particolare nella sua ansia di rinnovamento morale, di purificazione e persino di espiazione per gli indegni. La designazione di “Movimento” che gli è stata imposta, non soltanto lo distingue almeno formalmente dai partiti, ma nel caso specifico è giustificata se pensiamo che movimento corrisponde a “moto”: come si parla di moti del cuore, nel senso di sentimenti. Esso infatti non ha dietro di sé una struttura ideologica, politica, economica e filosofica (come il marxismo) ma si limita alla rabbia nei confronti del male e al vagheggiamento nei confronti del bene. Amerebbe tanto far nascere una società nuova, diversa e migliore, ma non ha idea di come fare. Ciò induce a giudicarlo un assurdo politico. 
L’impostazione di base, quella che storicamente si è notata per prima, è una forsennata campagna di moralizzazione. Dimenticando che l’onestà è un requisito dell’ordinata vita sociale, non un requisito della buona politica. Non basta essere onesti per governare bene. Chi ruba, ruba soltanto milioni, chi governa male provoca danni per decine di miliardi. 
Inoltre non si può prendere a metro dell’onestà l’amministrazione della giustizia. Diversamente sarebbero colpevoli Socrate, Gesù, Giovanna d’Arco, Dreyfus. I giudici possono essere faziosi, le leggi possono essere liberticide. Chi si fiderebbe, oggi, della fondatezza della condanna di un politico in Turchia? La magistratura non vale più delle leggi che applica, e le leggi non valgono più del Parlamento che le ha approvate. 
La campagna di moralizzazione è stata anche autolesionista. Volendo dimostrare che si deve fare politica in nome dell’ideale, il Movimento ha preferito l’obbedienza alla competenza. Così ha voluto che i parlamentari devolvessero per nobili scopi (inclusi i profitti della Casaleggio & Associati) buona parte della loro remunerazione, dimenticando che quella remunerazione non è nata per attribuire un privilegio ai parlamentari ma per permettere anche ai poveri di fare politica. Analogamente, i vituperati “vitalizi” hanno lo scopo di permettere a chi, per fare politica, danneggia gravemente la propria vita lavorativa, di sopravvivere quando si chiude la parentesi parlamentare. Un avvocato che abbandona il proprio studio per due legislature, dieci anni, al ritorno quanti clienti troverà? E soprattutto, queste sono sommette rispetto a ciò che si spreca in favore dei falsi invalidi o si sprecherebbe in favore dei falsi disoccupati che beneficerebbero del “reddito di cittadinanza”.
Altra istituzione calunniata dagli imbecilli è l’immunità parlamentare. Nel 1993 essa è stata stolidamente mutilata dagli stessi beneficiari, divenuti per l’occasione  ignoranti e incoscienti, e i “grillini” ancora storcono il naso dinanzi al poco che ne è rimasto. Perché non hanno mai studiato e non sanno che è essa è nata per proteggere i parlamentari meno forti (i rappresentanti del Terzo Stato, si sarebbe detto in un’altra stagione) da una magistratura più pronta a servire l’establishment che i deboli. 
Il M5S, seguendo i suoi pregiudizi infantili, reputa infallibile la magistratura. Stramaledice Berlusconi in quanto condannato una volta (per un reato che personalmente reputo prescritto) e non nota che precedentemente è stato assolto più di venti volte. Se i magistrati fossero infallibili, perché lo avrebbero accusato a torto tante volte, come certificato dai loro stessi colleghi? E se un uomo è assolto più di venti volte da gravi accuse, è proprio tanto fantasiosa l’ipotesi che sia stato perseguitato nella speranza di condannarlo per qualcosa?
Altra forma di imbecillità politica è il divieto di più di due legislature. Questa gente non sa che governare richiede competenza, e la competenza si acquista con anni di pratica, fino a costituire poi un autentico patrimonio, di cui può vantarsi un uomo come Giuliano Amato. Ora facciamo l’ipotesi che Luigi Di Maio, invece di essere un giovanotto poco qualificato, sia un autentico genio. Viene nominato Primo Ministro e governa per cinque anni in modo ammirevole. A questo punto, ovviamente, il minimo sarebbe fargli un monumento. E invece, secondo i sacri principi del Movimento, bisognerebbe impedirgli di divenire un professionista della politica. Bisognerebbe mandarlo a casa, ad esempio perché ha completato due legislature. Tutto ciò nasce dal pregiudizio che chi fa politica è un parassita e un disonesto. 
Altro esempio di demenza politica: poiché tutti i partiti sono corrotti e infestati di disonesti, il Movimento ha ripetuto per anni che non si alleerà mai con nessuno. E così, per cinque anni, non ha concluso nulla. I “grillini” hanno inutilmente scaldato i banchi della Camera e del Senato. Hanno soltanto promesso che avrebbero cambiato l’Italia, dopo avere ottenuto il 51% dei voti. Finalmente, qualche mese fa, il Movimento ha ammesso che nessuno mai, in Italia, ha avuto il 51% dei voti, e probabilmente nessuno mai l’avrà, e allora hanno cambiato musica. Per cominciare, si sono dati una nuova immagine. Meno proclami assurdi, meno utopie, meno insulti. E poiché il loro programma ufficiale (votato da trentacinquemila sostenitori, e vantato come ammirevole forma di democrazia diretta) era tale da far scappare chiunque avesse un minimo di buon senso, hanno cambiato anche quello. Il testo è stato modificato, integrato, edulcorato. Gli è stato tolto il pungiglione, quando necessario. 
Il documento era stato votato via Web da trentacinquemila fedelissimi, nessuno l’aveva preso sul serio e nessuno si accorse degli aggiustamenti. Purtroppo un rompiscatole del “Foglio” ha comparato la nuova versione alla vecchia ed ha sottolineato le infinite differenze, decise dall’alto, tutt’altro che democraticamente e senza rendere conto a nessuno. E dire che quelli che l’avevano votato rappresentavano ben lo 0,0003% degli undici milioni di elettori che hanno messo una croce sul simbolo dei Cinque Stelle.
In realtà, la modificazione di un testo insignificante e ignorato da tutti, semplice documentazione della rabbia cieca di gente spesso ignorante e superficiale, non avrebbe importanza, se il Movimento non si riempisse tanto la bocca di correttezza, trasparenza e onestà. E infatti, scoperto il falso, l’intera Italia ha deriso il M5S. 
La verità è che il Movimento non ha idee. L’Unione Europea, l’euro, ed altro ancora che prima erano il male assoluto, divengono cose accettabili e da difendere, quando si tratta di una campagna elettorale. Sarà pure stata un’utile conversione, e il parroco della politica potrà pure riammetterli all’eucarestia, ma quanto è affidabile un partito che cambia programma, per andare al governo?
Come se non bastasse, il Movimento ha anche dimostrato che un altro dogma non era stato consacrato nel Concilio di Trento. Quello secondo cui il Movimento non poteva coordinare la sua azione con nessuno. Quando si è accorto che per avere la maggioranza bisogna avere il 51% dei seggi in Parlamento, ha chiesto il sostegno della Lega o del Pd, come fossero equivalenti. Il M5S è per la moralità in senso finanziario, ma non in senso politico. Il denaro olet, il voto politico non olet. Perfino Vespasiano si sarebbe vergognato di un simile ragionamento.
Se non casti cauti. Se a questo disgustoso cinismo ideologico si accoppiasse almeno l’abilità nell’esecuzione del delitto, ci si potrebbe ancora levare il cappello. Secondo la lezione di Machiavelli, in politica conta il risultato. Ma i “grillini” si sono comportati come qualcuno che volesse sedurre una donna prendendola a calci. A coloro che avrebbero dovuto aiutarli non hanno offerto né un programma concordato né posti di governo, hanno offerto soltanto l’onore di sostenerli. Nel caso di Forza Italia il voto favorevole (in cambio di niente) non soltanto sarebbe stato accettato senza ringraziare, ma sarebbe stato “tollerato”. L’ha detto Di Maio in televisione dopo aver parlato con la Presidente Casellati. Quando progettano un colpo, i ladri cercano prima un ricettatore per piazzare la merce e accettano l’idea di compensarlo per il suo disturbo. I “grillini” no. Chiedono il voto soltanto perché a loro fa comodo averlo. Sarebbe il colmo dell’arroganza, se l’arroganza non fosse qui battuta dalla stupidità. 
Il Movimento 5 Stelle è un mostro della politica che può fare soltanto danni. Sta dimostrando di essere inadatto già in queste settimane, quando dopo quasi cinquanta giorni dalle elezioni non è riuscito a costituire un governo e forse non riuscirà a costituirlo neppure in futuro. Fino a rendere del tutto vana quella vittoria tanto vantata. Quanto alla sua capacità di far danni, l’unico modo di convincere (forse) i suoi sostenitori sarebbe l’esperienza. E infatti avrei tanto desiderato che Salvini dichiarasse sciolta la coalizione con Berlusconi e andasse a rompersi l’osso del collo insieme col Movimento. Ma il destino non mi ha accontentato. Anzi, fino ad ora mi ha tolto anche il possibile divertimento di vedere Luigino Di Maio, il giovanotto dalla cravatta immarcescibile, nella parte del Primo Ministro. Come si dice in napoletano “pochade”?
Politicamente il M5S è nato morto e quasi nessuno se n’è accorto. Il problema è che il cadavere insepolto non ci possa procurare qualche infezione.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
21 aprile 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 21/4/2018 alle 7:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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