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POLITICA
13 aprile 2018
LA FOCACCIA DI SALVINI E IL PANE DI BERLUSCONI
La performance della delegazione del centrodestra a conclusione del secondo colloquio col Presidente della Repubblica è stata francamente imbarazzante. Se la scena di cui si parla non avesse dei precedenti, risulterebbe addirittura incomprensibile. 
Cominciamo dai fatti di giovedì. I tre rappresentanti del centrodestra escono dalla famosa porta tra i due corazzieri e Silvio Berlusconi presenta Matteo Salvini, come se questi avesse bisogno di essere sponsorizzato da chi ha più potere di lui. Per giunta, nella presentazione, Berlusconi sottolinea che Salvini leggerà un testo concordato, quasi a dire: “Non è il nostro capo, è il nostro portavoce”. Poi, mentre Salvini legge il compitino, Berlusconi fa una sceneggiata alla Totò: conta sulle dita i singoli punti, quasi a dire: “Esattamente come abbiamo stabilito tutti insieme”. E infine, quando la lettura è finita, prende per le spalle sia la Meloni sia Salvini, li avvia verso la porta e raccomanda ai giornalisti: “Fate i bravi, sappiate distinguere chi è democratico da chi non conosce l’abc della democrazia”, ovviamente alludendo ai Cinque Stelle. Insomma ha gettato un’ulteriore secchiata di fiele nei rapporti con loro. 
Che cosa pensare di questo comportamento di Berlusconi? Normalmente bisognerebbe dire che è inqualificabile. Per cominciare, non doveva presentare Salvini. Invece l’ha fatto probabilmente senza neppure avvertire l’interessato. Non avrebbe dovuto contare sulle dita i singoli punti che leggeva Salvini, sia perché la mimica non era degna delle auguste mura del Quirinale, sia perché era evidentemente un modo per attirare su di sé l’attenzione dei reporter, sottraendola a Salvini. E infatti tutti i giornali hanno scritto che “gli ha rubato la scena”. Infine la battuta sui Cinque Stelle è stata un modo di rendere ancor più dura la vita politica dell’alleato. Berlusconi è dunque il “villain”, il cattivo di questo western? Per nulla. 
Andiamo all’antefatto. Berlusconi si aspettava di arrivare primo ed è arrivato secondo. Fin qui, si chiama democrazia. Ma da quel momento Salvini è stato arrogante. Si è comportato come se potesse dare ordini all’intera coalizione. Ha intavolato negoziati con Di Maio passando sulla testa degli alleati. Ha contribuito ogni giorno ad avvalorare la tesi, divenuta luogo comune, che Berlusconi non contava più niente. Infine, sgarbo supremo, mentre Forza Italia ancora insisteva su Paolo Romani, Salvini, senza aver concordato la mossa con Berlusconi, si mette d’accordo con Di Maio per votare Anna Maria Bernini come Presidente del Senato, senza nemmeno chiedere il parere di Forza Italia. La sgarbo è tale che Berlusconi, sul momento, annuncia la rottura della coalizione. Ma il giorno dopo si rassegna a ritirare la candidatura di Romani, concorda quella di Maria Elisabetta Alberti Casellati e pare ci abbia messo una pietra sopra. La ragione è chiara: sciogliere la coalizione sarebbe stato contro l’interesse di tutti i soci e perfino contro l’interesse dell’Italia. Non soltanto Fi e Lega governano insieme in molte amministrazioni locali, ma il centrodestra non avrebbe più avuto nessun potere contrattuale. Inoltre la Lega, con notevole danno per l’Italia, sarebbe stata spinta ad allearsi col M5S. Come detto, sul momento pare che il Cavaliere si sia rassegnato ad incassare la sberla. Ma nulla è più lontano dalla verità. 
Berlusconi è notoriamente un uomo pacioso e gioviale, ma non si fa la carriera (e i soldi) che ha fatto lui, se si è dei conigli. Infatti da quel momento la musica è cambiata. Berlusconi si è messo a giocare duro, fino alle gomitate più plateali. Non si è più limitato a subire l’ostracismo del M5S, lo ha incoraggiato provocandolo con giudizi sprezzanti su Di Maio e dichiarandosi in primo luogo lui stesso indisponibile all’alleanza. Insomma rendendo assolutamente insormontabile l’ostacolo che Salvini aveva fatto di tutto per superare. Infine, giovedì, si è posto come l’uomo forte del centrodestra ed ha ridicolizzato il leader della coalizione. E questi, non potendo rompere, si è trovato nella stessa situazione in cui, prima, lui aveva messo Berlusconi. 
Tutta la vicenda sembra scritta da Esopo. Dopo Fini, Renzi e tanti altri. Salvini si è comportato da arrogante e, come loro, ha sbattuto il muso. Quand’è che gli uomini impareranno che l’arroganza non conduce da nessuna parte?
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
13 aprile 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 13/4/2018 alle 16:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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