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POLITICA
9 aprile 2018
PER FAVORE, IL M5S AL GOVERNO

Un notevole libro di letteratura francese (di Jean Calvet) per spiegare il realismo come reazione al romanticismo diceva sinteticamente che il romanticismo era stato una malattia, ma “delle malattie o si guarisce o si muore”. Questo detto torna in mente considerando la situazione economica e politica dell’Italia. 
Da molto tempo ci dibattiamo in un’interminabile crisi e non si vede l’ora di uscirne. Un sentimento che deve essere largamente condiviso, se si considera il successo del partito di Erostrato, cioè degli astenuti, degli arrabbiati, degli scoraggiati. In sintesi degli “antisistema”. Essere “antisistema” significa desiderare confusamente “buttar giù tutto per cambiare tutto”. E si dice confusamente perché molti degli antisistema non per questo sono contro la democrazia o contro l’economia di mercato; soltanto manifestano a loro modo una grande, anzi grandissima voglia di “cambiamento”.
A riprova di questo stato d’animo, oggi abbiamo un partito come il M5S che ha ottenuto quasi un terzo dei voti espressi e si dimostra capace di ogni alleanza, anche contraddittoria, purché si mantenga il programma del cambiamento, del rinnovamento e, in una certa misura, della purificazione. La domanda è: se andasse al governo, sarebbe un bene o un male per il Paese? Su questo punto le differenze di opinione sono lecite ma una cosa è certa: questo fatto sarebbe molto importante per la nazione, sia nel caso di un risultato positivo, sia nel caso di un risultato negativo.
Naturalmente ci sono delle differenze. Se il risultato fosse positivo, lo sarebbe perché il Movimento ha cambiato linea politica. Cioè non ha mantenuto molte assurde promesse elettorali: e che ne sia capace l’ha già dimostrato, dal momento che ha già messo molta acqua nel suo vino. In questo caso bisognerebbe non soltanto apprezzare i provvedimenti adottati ma seguire la stessa linea di governo anche in futuro, non diversamente da come fece il Presidente Clinton, democratico, seguendo la politica economica di Reagan, repubblicano.
Se invece il risultato fosse negativo, o addirittura disastroso, l’Italia avrebbe una lezione che aspetta di avere da quando è caduto il fascismo e si è innamorata di un altro totalitarismo (stavolta di sinistra). Il bagno di sangue provocato dal populismo, dalla demagogia, dalla noncuranza rispetto alle regole economiche, provocherebbe quella rivalutazione del buon senso di cui abbiamo un disperato bisogno, da decenni. È per questo che la massima disgrazia, a conclusione di questo periodo di ansia istituzionale, si avrebbe se il M5S non fosse in nessun modo coinvolto nel governo. In questo caso l’utopia manterrebbe intatta la sua rendita di posizione, potendo promettere la Luna dai banchi dell’opposizione, e la resa dei conti – a meno di fattori esterni – sarebbe rinviata di cinque anni, cioè fino alle successive elezioni. Quando il M5S avrebbe un successo ancora maggiore. Se questa è veramente la situazione, sarebbe bene cavarsi il dente subito. Mentre ancora siamo in sufficiente salute per affrontare il rischio.
La conclusione può suonare paradossale: quanto più si disistimano il M5S, i suoi dirigenti, la sua organizzazione antidemocratica e il suo vuoto pneumatico in materia di idee, tanto più bisogna augurarsi che vada al governo. Soltanto questo spiegherà alla gente a che serve studiare, avere esperienza di governo, disporre di una competenza. Oggi nessuno si affiderebbe a Di Maio come medico, come ingegnere o perfino come commercialista, ma molti, veramente molti sarebbero lieti di vederlo Primo Ministro. Segno che per tanta gente è più facile guidare l’Italia che un pullman, dal momento che per quest’ultimo mestiere ci vuole una patente speciale. 
La cultura occidentale ha a lungo deriso il Medio Evo col suo culto dell’autorità, rappresentata da Aristotele. Quando si diceva “ipse dixit”, “ipse” era lo Stagirita. Ma non sarebbe certo meglio se “ipse” divenisse Masaniello. E poiché la gente sembra non capirlo, è bene che facciamo appello ad un altro genio, Galileo, il quale ci ha insegnato il valore scientifico dell’esperienza. Mandiamo Masaniello al potere e così, o farà miracoli, o finalmente convincerà la gente che i miracoli non esistono.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
9 aprile 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 9/4/2018 alle 5:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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