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POLITICA
31 marzo 2018
PER UNA VOLTA RENZI HA RAGIONE
Molti commentatori politici, fra cui Massimo Cacciari, Gianfranco Pasquino, Piero Ignazi e tanti altri rimproverano a Matteo Renzi un bel po’ di cose. Vere. Ha portato il suo partito alla sconfitta più sonora della sua storia. Ha presentato le più che doverose dimissioni ma soltanto per finta. Infatti, da dietro le quinte, intende ancora determinare la linea del partito. E per di più ci riesce: non tanto perché abbia il libero consenso dei suoi colleghi, quanto perché – scrivendo le liste elettorali ad usum delphini, cioè riempiendole di suoi fedelissimi – in Parlamento ha suoi personali yes men. Infine – accusa massima – la linea che sta imponendo al partito è deleteria per il Paese e per lo stesso partito. Stare alla finestra e non far niente è un errore. Non basta prepararsi a godere degli insuccessi dei concorrenti, bisogna far politica. 
Essendo un assiduo antipatizzante di Renzi, dovrei dar ragione ai suoi critici, ma stavolta non ci riesco. Le singole osservazioni sono fondate, ma non credo che l’ex segretario abbia torto sulla linea politica. Anche se, ancora una volta, i metodi con cui la applica sono peggio che discutibili. 
Coloro che rimproverano al Pd la sua attuale posizione lo fanno perché, in questo modo, o non permette la formazione di un governo o rende inevitabile un governo in cui si associano pentastellati e centrodestra. E un simile governo, sempre a parere della sinistra, non farebbe certo il bene del Paese. Del resto – continuano i critici – il Movimento è più di sinistra che di destra, e da un lato l’associazione col Pd sarebbe la più naturale, dall’altro il partito di Renzi potrebbe imporre che siano evitate le più rovinose fra le misure programmatiche dei pentastellati.
La tesi è plausibile. Ma sarebbe molto più valida se il potere negoziale dei piddini fosse tale da imporre realmente una ragionevole azione di governo. Ma questa è una cosa che nessuno garantisce. Una volta che ci si trovasse di fronte a un provvedimento del tutto inaccettabile, l’unica arma del Pd sarebbe quella di provocare la crisi di governo, ritirandosi dalla coalizione. Oppure dovrebbe acconciarsi a votare una legge di cui pagherebbe le conseguenze nelle successive elezioni. Ecco perché, prima di stabilire se partecipare al governo e a quali condizioni, il problema da risolvere è: qual è l’azione prevedibile del governo?
Matteo Renzi reputa – ed io con lui – che i “grillini” siano del tutto inadeguati a guidare il Paese. Inoltre il loro programma è tale da portare l’Italia fino al default (fallimento) al disastro e al caos. Per non dire che è preoccupante il delirio di onnipotenza di Di Maio e dei suoi. È vero, hanno avuto il 32,6% dei voti, ma si comportano come se avessero avuto il 100%. Si è visto dal modo come hanno arraffato tutte le poltrone possibili. Ciò non promette nulla di buono. Nulla di buono, soprattutto, per un socio di minoranza che riesce appena a portarli al di sopra del 50%. In una alleanza il centrodestra potrebbe magari far sentire la sua voce, ma il Pd? Potrebbe soltanto minacciare la propria defezione: e allora non è meglio anticiparla, non accettando qualche strapuntino e non regalando al Movimento un governo in carica per gli affari correnti, in caso di elezioni?
Renzi reputa che il futuro dell’Italia sia nerissimo. Se i “grillini” si associano col centrodestra, malgrado il minor numero di parlamentari, il maggior peso l’avranno loro, perché potrebbero essere sostenuti dai leghisti contro Berlusconi, se questi avesse il coraggio di alzare la voce. E peggio andrebbe nel caso di un monocolore del M5s. In ambedue i casi l’Italia sarebbe governata malissimo. È prevedibile che ci si avvii al disastro, che la legislatura si interrompa e gli italiani siano guariti dal mito del Movimento. E allora, come negare che la cosa migliore sia potersi vantare, domani, di non avere partecipato all’organizzazione della catastrofe?
Il problema è sempre lo stesso: con la sua azione, il prossimo governo avrà effetti positivi o negativi sulla situazione economica? Se saranno positivi, chi non avrà partecipato alla guida del Paese rischierà di scomparire. Se saranno negativi, chiunque sarà stato al governo la pagherà cara. E la rendita dell’opposizione potrebbe divenire enorme: “Finché siamo stati al governo noi è andato tutto bene, ed ora avete visto che cosa hanno combinato questi qui”. 
Tutto il dilemma della partecipazione al governo dipende da questa previsione. 
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
31 marzo 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 31/3/2018 alle 5:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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