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POLITICA
27 marzo 2018
COMPRENDERE LA RUSSIA. E PUTIN
Di George Friedman

Putin è stato rieletto presidente della Russia. Non è il genere di Russia e neppure il genere di presidente che i democratici di sinistra occidentali si aspettavano quando l’Unione Sovietica è crollata nel 1991. Essi volevano e si aspettavano che i valori e le istituzioni della penisola europea divenissero le istituzioni e i valori russi, e si aspettavano che la Russia si allineasse sull’Occidente. 
Retrospettivamente, non è chiaro perché ci si aspettasse tutto questo. La Russia in molti sensi è fondamentalmente diversa dall’Occidente, ed è stata così per secoli. E non è che se ne sia scusata. A parte un piccolo gruppo di “occidentalizzanti” – intellettuali innamorati dell’Occidente – il pubblico russo ha abbracciato, o almeno accettato, la Russia per quello che è. Ciò è mostrato dal fatto che Putin è enormemente popolare, malgrado le difficoltà economiche della Russia. Le aspettative dei “democratici” occidentali sono state deluse dai riformisti zaristi, dai governanti sovietici e ora da Putin. Il problema è che i riformisti liberal vedono la Russia, ed altri Paesi, come nazioni desiderose di divenire come loro. È una forma di narcisismo occidentale che conduce ad un fraintendimento del mondo.
La Russia è fondamentalmente diversa, geograficamente, dal resto dell’Europa. Il resto dell’Europa è una regione marittima, con lunghi fiumi che conducono a porti e dove nessuno è lontano dal mare più di 650 chilometri. La Russia è essenzialmente priva di sbocchi sul mare. I porti dell’Oceano Artico sono frequentemente ghiacciati e i porti del Mar Nero e del Mar Baltico potrebbero avere il loro accesso agli oceani bloccato da nemici che controllano gli angusti stretti. Tutti questi porti sono distanti dalla maggior parte della Russia.
Tucidice distingueva Atene, una potenza marittima i cui abitanti vivevano nella ricchezza ed avevano tempo per l’arte e la filosofia, e Sparta, un territorio privo di sbocchi sul mare il cui popolo viveva una vita di stenti con poche possibilità di autoindulgenza ma era capace di sopravvivere in condizioni che avrebbero annientato gli ateniesi. Ambedue i popoli erano greci, ma erano molto diversi.
Lo stesso può dirsi della Russia e dell’Europa. In quanto potenza senza sbocchi sul mare, le occasioni della Russia per il commercio internazionale e un efficiente sviluppo interno sono limitate. Le vite dei suoi cittadini sono difficili, ed essi possono sopportare privazioni che atterrerebbero (ed hanno atterrato) altri Paesi europei. Un Paese vasto, con una popolazione dispersa, come la Russia, può essere tenuto insieme soltanto da un possente governo centrale che controlla un apparato di politica interna e di sicurezza che riesce a contenere le tendenze centrifughe caratteristiche di ogni Paese. Richiede un regime che non soltanto ha la massima autorità sull’intera nazione ma anche l’apparenza dell’autorità – una forza irresistibile che non può essere sfidata. 
Ci sono stati momenti di grande turbamento politico in Russia, ovviamente, fra gli altri la Rivoluzione Russa e la caduta dell’Unione Sovietica. Ma l’Occidente ha continuamente confuso il crollo delle istituzioni come una liberalizzazione ed ha mancato di riconoscere la cosa come nello stesso tempo disastrosa per la Russia e aliena dalla cultura russa. L’Occidente è stato sempre sorpreso quando la Russia è ritornata ad essere ciò che è sempre stata, accusando Stalin o Putin di avere ristabilito le istituzioni che stabilizzano la Russia, e considerando questa come una sfortuna dovuta alla malvagità di un uomo. Malvagi essi possono pure essere stati, ma essi hanno capito il problema russo meglio di quelli che pensavano che la Russia potesse divenire come l’Italia o la Francia. 
La Russia ha inoltre fatto l’esperienza di guerre terribili che hanno insegnato ai russi che la guerra è sempre possibile e che la più grande difesa è stata una profondità strategica. Gli svedesi, i francesi e (due volte) i tedeschi hanno insegnato loro questa lezione. Gli occidentali sentono che la Russia dovrebbe andare oltre la sua storia antica. Ma molta parte del fondamento logico dietro l’Unione Europea è la memoria delle due guerre mondiali, e il desiderio che non si ripetano mai più. Negli Stati Uniti, la Guerra Civile è ancora il prisma attraverso il quale sono visti la maggior parte della loro storia e molti degli attuali dibattiti. Le guerre che sono state combattute non abbandonano le memorie delle nazioni, e le guerre che hanno combattuto i russi danno forma al modo di pensare di tutti i russi. Essi desiderano uno Stato e un leader abbastanza forti per prevenire un’altra di quelle guerre o, dovesse lo stesso verificarsi, abbastanza forti per condurre la Russia alla vittoria. Se gli europei temono il ritorno del nazionalismo, e gli americano temono il razzismo, i russi temono la debolezza.
Se Vladimir Putin fosse morto in un incidente d’auto nel 2000, sarebbe stato sostituito da un altro Putin con un nome diverso. Tenere insieme la Russia – prevenire delle insurrezioni e proteggere la patria – è il compito che deve affrontare qualunque governante russo di successo. Putin – attraverso le minacce ai nemici, sia interni sia internazionali – è ciò che né Gorbaciov né Yeltsin furono. Sta governando un Paese debole, devastato dai bassi prezzi del petrolio e dai sempre maggiori costi della difesa, una combinazione che provocò il collasso dell’Unione Sovietica. È perfettamente cosciente delle debolezze, e sa che riconoscerle e mostrarsi impaurito, come fece Gorbaciov, sono cose che possono provocare un disastro. È importante vedere la Russia per ciò che è: un Paese debole guidato da un governante che comprende che l’apparenza della debolezza è più pericoloso della stessa debolezza. 
La storia russa è piena di bluff. Per esempio, le storie dei villaggi di Potemkin nei quali l’apparenza era impressionante, ma le cui strutture ricostruite erano soltanto le facciate degli immobili con niente dietro, per farle apparire come se la Russia fosse più sviluppata di quanto fosse. C’è molto, oggi, dietro la facciata, ma non tanto quanto Putin vorrebbe che noi pensassimo.
La Russia deve essere capita per com’è, non come l’Occidente vorrebbe che fosse. È importante che non ci illudiamo pensando che sia possibile la riconciliazione con la Russia, o che gli interessi degli altri Paesi siano gli stessi di quelli della Russia. Questa è un’altra illusione occidentale: la credenza che la comprensione dell’avversario conduca alla pace. A volte, conduce alla comprensione che un Paese è veramente e irrevocabilmente un avversario. Ma, per il momento, è necessario afferrare che Putin non ha condotto la Russia ad una posizione negativa, ma che la Russia è tornata alla sua situazione normale, e Putin ha presieduto a questo ritorno. Egli non ha creato la Russia, ha semplicemente fronteggiato la realtà russa senza tirarsi indietro.
(Traduzione di Gianni Pardo)
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Vladimir Putin has been re-elected as president of Russia. This is not the kind of Russia nor the kind of president Western liberal democrats expected when the Soviet Union collapsed in 1991. They wanted and expected the values and institutions of the European Peninsula to become Russian values and institutions, and expected Russia to align itself with the West.
IN retrospect, it is not clear why this was expected. Russia is in many ways fundamentally different from the West, and has been so for centuries. And it hasn’t been apologetic about it. Apart from small groups of Westernizers – intellectuals enamored by the West – the Russian public has embraced, or at least accepted, Russia for what it is. This is shown by the fact that Putin is enormously popular, in spite of Russia’s economic difficulties. Western liberal expectations have been disappointed by Czarist reformers, Soviet rulers and now Putin. The problem is that liberal reformers see Russia, and other countries, as nations eager to become like them. It is a form of Western narcissism that leads to a misunderstanding of the world.
An Irresistible Force
Russia is geographically fundamentally different from the rest of Europe. The rest of Europe is a maritime region, with extensive rivers leading to ports and where no one is more than 400 miles (650 kilometers) from the sea. Russia is essentially landlocked. The ports on the Arctic Ocean are frequently frozen and the ports on the Black Sea and the Baltic Sea could have their access to the oceans blocked by enemies that control narrow straits. All of these ports are distant from most of Russia.
Thucydides distinguished between Athens, a maritime power whose inhabitants lived in wealth and had time for art and philosophy, and Sparta, a landlocked territory whose people lived a hardscrabble life with limited opportunities for self-indulgence but were able to survive conditions that would break Athenians. Both were Greek, but they were different.
The same can be said for Russia and Europe. As a landlocked power, Russia’s opportunities for international trade or even efficient internal development are limited. The lives of its people are hard, and they can endure privation that would (and did) break other European countries. A vast country with a dispersed population, Russia can only be held together by a powerful central government, controlling an internal political and security apparatus that manages the centrifugal tendencies inherent in any country. It requires a regime that not only has ultimate authority over the whole country but also has the appearance of authority – an irresistible force that cannot be challenged.
There have been massive disruptions in Russia of course, including the Russian Revolution and the fall of the Soviet Union. But the West continually confused the collapse of institutions as liberalization, and failed to recognize this as both disastrous for Russia and alien to Russian culture. The West was always surprised when Russia returned to what it was, blaming Stalin or Putin for re-establishing the institutions that stabilized Russia, and regarding this as a misfortune due to the wickedness of one man. Wicked they might have been, but they understood the Russian problem better than those who thought Russia might become like Italy or France.
Russia has also experienced terrible wars that taught the Russians that war is always a possibility, and that the greatest defense was strategic depth. The Swedes, the French and, twice, the Germans taught them this lesson. Westerners feel that Russia should get beyond ancient history. But much of the rationale behind the European Union is the memory of the two world wars, and the desire that they never be repeated. In the United States, the Civil War is still the prism through which much of its history and many current debates are framed. Wars that have been fought haunt the memories of nations, and the wars the Russians fought shape the thinking of all Russians. They look for a state and a leader strong enough to prevent another such war or, if it must come, strong enough to lead Russia to victory. If Europeans fear the return of nationalism, and Americans fear racism, Russians fear weakness.
A Weak Country
If Vladimir Putin had been hit by a car in 2000, he would have been replaced by another Putin with a different name. Holding Russia together – preventing insurrection and protecting the homeland – is the task facing any successful Russian ruler. Putin – through his intimidation of enemies, both foreign and domestic – is what Gorbachev and Yeltsin were not. He is governing a weak country, wracked by low oil prices and increasing defense costs, a combination that triggered the collapse of the Soviet Union. He is well aware of the weaknesses, and knows that acknowledging them and showing fear, as Gorbachev did, can create havoc. It is important to see Russia for what it is: a weak country led by a ruler who understands that the appearance of weakness is more dangerous than the weakness itself.
Russian history is filled with bluffs. Take, for example, the stories of Potemkin villages in which what looked like impressive, reconstructed structures were really just the fronts of buildings with nothing behind them, to make it appear as though Russia was more developed than it was. There is much behind the facade now, but not as much as Putin wants us to think.
Russia must be understood as Russia is, not as the West wants it to be. It is important not to delude ourselves into believing that reconciliation with Russia is possible, or that the interests of other countries are the same as those of Russia. That is another Western illusion: the belief that understanding adversaries leads to peace. Sometimes, it leads to an understanding that a country is truly and irrevocably an adversary. But for the moment, it is necessary to grasp that Putin has not taken Russia to an unfortunate condition, but that Russia has returned to the mean, and Putin has presided over the return. He did not create Russia; he merely faced the Russian reality and didn’t flinch.




permalink | inviato da Gianni Pardo il 27/3/2018 alle 5:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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