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POLITICA
19 marzo 2018
LA SOLUZIONE DEL SIGNOR NESSUNO
L’attuale stallo politico indica che i partiti non sono ancora riusciti ad identificare i loro veri interessi. Oppure che quelli che sono riusciti ad identificarli non riescono a conciliarli con gli altri, per formare una maggioranza. Così, non rimane che aspettare. Ma mentre aspettiamo possiamo chiederci: che faremmo, al posto dei partiti?
Si può partire da una considerazione generale: che cosa ci promette il futuro? Se non ricordo male, ci è già richiesta dall’Europa una manovra da quattro miliardi per aggiustare i conti. Poi, le cosiddette “Clausole di salvaguardia” potrebbero imporci un notevole aumento dell’Iva ed altre misure che potrebbero costarci una ventina di miliardi di euro o più. Inoltre, dal momento che la Banca Centrale Europea a poco a poco diminuirà gli acquisti di titoli pubblici italiani, avremo un drammatico aumento della bolletta per interessi sul debito pubblico. E qui andiamo sulle decine di miliardi. In altre parole, mentre si parla di sussidi, regalie e sgravi di tasse, c’è da tenere presente che, anche senza la necessità di fondi per finanziare i nuovi impegni, non sapremmo dove sbattere la testa per finanziare i vecchi impegni. La pressione fiscale è insopportabile. Economicamente il Paese non riesce a scollarsi dall’ultimo posto fra le nazioni europee e insomma già non sappiamo come fare per sopravvivere. 
La verità è che da quarant’anni spazziamo la polvere sotto il tappeto. Prima abbiamo aumentato fino all’inverosimile il debito pubblico, poi abbiamo chiesto strappi alla regola, rinvii e tolleranze varie alle autorità europee, ma alla lunga tutti i nodi vengono al pettine. E questa legislatura pare proprio quella in cui incontriamo il pettine. Qualunque governo, anche a non fare nulla di nuovo, si troverà ad affrontare problemi che potrebbero obbligarlo a chiedere ulteriori sforzi a dei cittadini che già non ne possono più. E non si vede che cosa potrebbe fare per non farsi odiare a morte, pur non avendo nessuna responsabilità per quanto riguarda il passato. 
Purtroppo, nella “realtà percepita” (è di moda “percepire”), non si tratta di amministrare l’esistente. Nessuno considererebbe un notevole successo il semplice galleggiamento. Usciamo da un’accesa campagna elettorale e moltissimi elettori hanno votato per un radicale cambiamento, un new deal, un nuovo riscatto. Una ripartenza nella direzione della prosperità e della solidarietà verso i più disagiati. Basti pensare a quanto si è parlato di redditi di solidarietà, distribuiti a pioggia, che costerebbero decine di miliardi (che non abbiamo) senza considerare i costi aggiuntivi della Pubblica Amministrazione che dovrebbe amministrare quei redditi (altri miliardi). Per giunta, un partito come La Lega ha parlato di una utopica flat tax al 15% che, se fosse possibile e desse risultati positivi, li darebbe dopo anni. Magari quando il governo che l’ha voluta è già caduto. 
La sintesi è drammatica: il mantenimento dello statu quo si presenta molto difficile e per giunta gli italiani si aspettano grandi e costose riforme. Vaste programme? No, impossibile. E allora da queste premesse si può trarre una conclusione inevitabile. Chiunque andrà al governo andrà a caricarsi di una impopolarità devastante e la pagherà carissima. Più cara di tutti la pagheranno quelli che hanno fatto le promesse più allettanti: infatti cumulerebbero l’impopolarità dei provvedimenti resi necessari dai “nodi che vengono al pettine” e quella delle promesse non mantenute. 
Dunque il Pd ha assolutamente tutto l’interesse a rimanere all’opposizione. Lucrerà così il vantaggio di non essere colpevole dell’azione di governo e quello di sottolineare che, essendo un partito serio, non aveva fatto promesse mirabolanti.
Forza Italia e Fratelli d’Italia avrebbero interesse a riconoscere che nel centrodestra il massimo vincitore è Salvini e per questo merita di andare al governo. Dunque, dimostrando disinteresse e magnanimità, in nome del dovere di dare una guida al Paese, i due partiti “non vincenti” dovrebbero invitare la Lega ad andare al potere insieme con il M5s, mentre il centrodestra, in occasione della fiducia, generosamente si asterrebbe. 
Così si manderebbero Lega e Movimento a raccogliere la tempesta che hanno seminato. E probabilmente si avrebbe un successo quando, ben prima della fine della legislatura, si dovesse tornare a votare. Purtroppo non è sicuro che Salvini sia abbastanza stupido per andare al governo coi “grillini”. Anche se l’esperienza insegna che, puntando sull’imbecillità del prossimo, ci sono molte più probabilità di vincita che putando sulla sua intelligenza.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
18 marzo 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 19/3/2018 alle 6:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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