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POLITICA
15 marzo 2018
LE RAGIONI DELLA DISFATTA DEL PD
Si può attribuire a Matteo Renzi la responsabilità della batosta inflitta al Pd? Una risposta netta, tipo sì o no, non potrebbe che essere sbagliata. Nessuno può dire che gli uomini non abbiano influenza sugli avvenimenti, ma è anche vero che, quando la storia mostra una sorta di irresistibile tendenza verso un certo esito, gli uomini divengono pressoché ininfluenti. Gli imperatori romani della decadenza non furono certo fior di statisti, ma il fatto che sembrino invariabilmente mediocri, quando non pessimi, indica che il problema di come salvare l’Impero Romano era al di là delle loro possibilità. Forse delle possibilità di chiunque. 
Oggi l’impressione generale è che i partiti di sinistra siano in ritirata in tutta l’Europa. Le difficoltà della Spd tedesca, come pure quelle dei socialisti in altri Paesi, per non parlare del tracollo francese, sono significative. Dunque, forse, il primo problema da risolvere non è il caso particolare dell’Italia, ma quello dell’intera Europa. E al riguardo si possono soltanto azzardare delle risposte. 
Per cominciare, i partiti di sinistra hanno avuto a lungo il potere, in molti Paesi, e ciò potrebbe averli logorati. Questo soprattutto perché abbiamo vissuto e viviamo una lunga e dolorosa crisi economica, che dura da un decennio, aggravata dall’illusione, coltivata da molta gente, che i politici potessero risolverla. 
Inoltre in origine i partiti socialisti erano i partiti degli ultimi, degli operai o, per usare il loro linguaggio, del proletariato. Ma il proletariato oggi quasi non esiste più, né culturalmente né economicamente. Inoltre l’implosione dell’Unione Sovietica ha mostrato l’ampiezza del disastro economico che può provocare il sistema marxista, e questo ha minato irrimediabilmente la credibilità della sinistra. Infatti, se i partiti socialdemocratici sono riusciti a stento a sopravvivere, quelli comunisti sono semplicemente morti.
E tuttavia, a poco a poco, gli stessi partiti socialdemocratici hanno cominciato a soffrire dello scontento provocato dall’ampliamento dell’intervento dello Stato nella vita sociale. Quell’intervento ha comportato una fiscalità soffocante e un’insoddisfazione accentuata dalla cattiva qualità dei servizi dello Stato. Soprattutto nell’Italia meridionale.
Forse ci saranno altre cause, magari più importanti, ma ciò che è sicuro è che, a poco a poco, l’elettorato è divenuto sempre più arrabbiato, sempre più disamorato del sistema democratico – cosa dimostrata dalla progressiva astensione elettorale – e sempre più insofferente dei suoi politici. Come se tutto fosse colpa loro.
Il risultato è che la gente si è volta verso gli estremisti. Gli ingenui hanno creduto che potessero mantenere le loro strabilianti promesse, i disperati hanno sperato che almeno buttassero tutto all’aria. Tutto questo – dirà qualcuno - spiega il successo del M5s e della Lega, ma non le proporzioni dell’insuccesso del Partito Democratico. 
Effettivamente, che arretrasse, dopo cinque anni di governo e vista la tendenza europea, era ovvio e naturale. Che la sconfitta si tramutasse in disfatta no. E qui si viene a Renzi e al gruppo dirigente del partito.
Il Pd non ha soltanto sbagliato campagna elettorale, ha sbagliato atteggiamento nei confronti della gente, e per troppi mesi. Il popolo soffriva molto di una crisi che non finiva mai, che era la più grave d’Europa, e il Primo Ministro continuava a manifestare un ottimismo senza ombre che in qualche caso appariva provocatorio, se non irridente. E poi, tutti erano allarmati dall’alluvione di immigrati, e il partito continuava a predicare “il dovere dell’accoglienza”, “la solidarietà umana”, lo “ius soli” e cose del genere. In altri termini, il partito ha seguito la Stella Polare delle sue tradizioni e dei suoi ideali, ignorando l’irrefrenabile crisi di rigetto della gente. Personaggi come la Boldrini sembravano inventati apposta per rendere la sinistra indigeribile. E infatti il vento del socialismo e dell’antirenzismo - che avrebbe dovuto gonfiare le vele dei fuorusciti del Pd - non li ha affatto premiati. 
A tutto questo si è aggiunto il comportamento di Renzi. In primo luogo, ha irritato l’elettorato a forza di vantare sé stesso. E questo si è visto il 4 dicembre del 2016. Inoltre, essendo un personaggio quanto mai divisivo, ha fatto vedere il partito come una cricca di galli che si beccavano l’un l’altro, concentrati su sé stessi e dimentichi del popolo. Quasi che questo avesse il dovere di votarli a prescindere. Renzi non ha reso antipatico soltanto sé stesso: ha reso antipatico anche il suo partito. E questo ha contribuito alla discesa agli inferi. 
Matteo Salvini, che magari sarà meno provocatorio e insultante di Renzi, è più rozzo di lui e in qualche caso persino più urtante. Il suo messaggio è sommario, manicheo, azzardato e per nulla plausibile. Ma è in linea con quello che la gente mormora, a cena, mentre guarda il telegiornale. Salvini ha sposato i pregiudizi del popolo, non quelli degli intellettuali, e se ne è fatto orgogliosamente portavoce. Non ha mai temuto di esagerare e perfino di dire enormi sciocchezze, tanto da riuscire a fare concorrenza al M5s. Il suo successo, il successo del M5s e il numero degli astenuti dimostrano un imbarbarimento della vita politica. 
Una volta i braccianti, nelle sezioni del Pci, discutevano del plusvalore, oggi distinti professionisti del Sud Italia votano per i “grillini”, nella speranza che sfascino tutto. Il presente è caratterizzato da atteggiamenti insieme infantili e violenti, e le soluzioni proposte sono mitologiche e disastrose.
Non sono sconfitti soltanto Renzi e il Pd, è sconfitta la politica. 
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
13 marzo 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 15/3/2018 alle 6:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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