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POLITICA
14 marzo 2018
IL SENSO DI RESPONSABILITA' NAZIONALE
L’attuale situazione politica è di stallo e prevedibilmente per parecchie settimane sarà un’occasione per parlare del “senso di responsabilità nei confronti della nazione”. Si tratta di un bel concetto. Se fosse un oggetto, lo terremmo in salotto, perché gli ospiti lo ammirino. Ma bisogna sapere di che parliamo.
Il senso di responsabilità nei confronti della nazione (che ora indicheremo con “responsabilità”) potrebbe essere “la disponibilità a fare qualcosa che è contro i nostri  interessi, ma nel contempo è talmente necessaria alla collettività, da pesare più dei nostri  interessi, dei nostri principi, e di ciò che si era deciso di fare”. Ne discenderebbe che chi manca di tale “responsabilità” non è un patriota, è anzi un egoista da ricordare con biasimo e disprezzo. Malauguratamente, in questo come negli altri casi, il diavolo si nasconde nei particolari. 
Il primo problema è costituito dall’identificazione del bene nazionale. Infatti, perché si possa biasimare qualcuno per non aver fatto il bene della nazione, bisogna che l’accusato riconosca che quello che non ha fatto corrispondeva appunto al bene nazionale. E che cosa gli impedirebbe di sostenere che sarebbe stato meglio far altro, o addirittura l’opposto? Non potrebbe a sua volta accusare gli accusatori, sostenendo che volevano indurlo a danneggiare la collettività?
Se tutta questa è teoria, abbiamo sottomano un caso pratico. L’Italia ha votato e, oggi come oggi, non si sa come costituire un governo. Ma – riconoscono tutti – un governo è sempre necessario. E allora la “responsabilità” dovrebbe indurre tutti a rinunciare alle loro posizioni per varare un esecutivo purchessia, perfino con un compito limitato come votare una diversa legge elettorale (ma quale?) per poi tornare alle urne. Il punto però è: tutti i partiti sono disposti a rinunciare almeno a parte delle proprie posizioni?
Prendiamo il M5s. Luigi Di Maio ha detto che, dal momento che il Movimento ha avuto i maggiori consensi, qualunque governo che non lo comprenda sarebbe un attentato alla democrazia. Ovviamente è una baggianata. È ovvio che è legittimo qualunque governo, comunque composto, che ottenga la fiducia delle Camere. Ma non importa. Vediamo piuttosto il senso che egli attribuisce alle sue affermazioni. 
Il M5s, a suo parere, ha il diritto di star fermo, in attesa che gli altri partiti gli forniscano, per “responsabilità”, i voti che gli mancano in Parlamento. Così potrà ottenere la fiducia e governare. E intanto Di Maio non promette di concordare il programma, non promette posti di governo, non promette vantaggi di nessun genere. Questi sarebbero inciuci indegni di lui, mentre gli altri tendono a considerarli sintomi di uno straordinario egoismo. Insomma gli altri (per “responsabilità”) dovrebbero trasformarsi in donatori di sangue mentre quel Movimento, dal suo lato, non si impegna nemmeno a dire grazie. Questo è ovviamente un caso talmente inverosimile, che non val la pena di occuparsene. Almeno finché i termini dell’offerta sono questi.
Volendo riprendere il problema in generale, il punctum dolens del problema della responsabilità” è il quantum di sacrifici richiesto ad ognuno. L’ideale sarebbe che i sacrifici fossero equamente suddivisi, ma come ottenerlo? Infatti, a parte le persone in malafede, anche ad essere in buona fede, è difficile valutare i sacrifici. Ognuno vede grandi quelli che gli sono richiesti, perché li paga, e piccoli gli altrui, perché li pagano gli altri. Perfino chi è disposto (a suo parere) a cedere più degli altri, rimane col dubbio di essere stato malamente imbrogliato da chi ha fatto meglio i propri interessi. Questo sospetto può spingere anche un galantuomo ad essere esoso, più per paura di comportarsi da stupido che per interesse.
Il negoziato somiglia molto da vicino ad una compravendita. Il venditore cerca di ottenere il massimo prezzo, il compratore cerca di pagare il minimo prezzo, e alla fine, quando l’affare si fa, tutti e due sono spesso convinti che forse hanno sbagliato a dire di sì. Forse, resistendo un po’ più a lungo, avrebbero potuto ottenere ancora qualcosa. E tuttavia questo rimane il modo migliore di avvicinarsi al “giusto prezzo”.
Anche nel caso della “responsabilità”, tutti cercano di pagare il minimo prezzo, e poiché quello che non pagano loro devono pagarlo gli altri, il risultato è la trattativa, come nella compravendita. E allora bisognerebbe essere realisti. Se il bene della nazione si può fare soltanto con un negoziato, invece di mettere sul tavolo la “responsabilità”, cioè un dovere della generosità che lascerebbe tutti scontenti, tanto vale rassegnarsi: si tratta di un normale negoziato, e dunque si discutano apertamente i vantaggi e gli svantaggi che ciascuno può ottenere dalla partecipazione al governo. Sulla base dell’interesse, e nella chiarezza, un accordo si può trovare. Viceversa, sulla base della virtù è più difficile, e c’è perfino il rischio che venga penalizzato colui che meno se lo meritava.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
14 marzo 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 14/3/2018 alle 8:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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