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POLITICA
11 marzo 2018
PASQUINATE
Il prof.Gianfranco Pasquino è, come lo definisce Aldo Grasso sul “Corriere”, un “raffinato studioso di politica, professore emerito di Scienza politica e dal 2005 socio dell'Accademia dei Lincei”. Tanto che ha fatto molto rumore questo suo tweet, riportato dallo stesso Grasso: “Una sconfitta referendaria, una batosta elettorale, adesso l'eversione. Rifiutarsi di fare un governo nel Parlamento di una democrazia parlamentare, è non solo ignoranza ma protervia nei confronti dei cittadini elettori». Il colpevole che si rifiuta è, in questa occasione, il Pd, e con esso Matteo Renzi. Tanto che Grasso conclude la sua nota con queste parole: “Faceva prima a dire che Renzi gli sta sulle palle”.
Nietzsche ha scritto una volta che il miglior modo di danneggiare una tesi giusta è sostenerla con argomenti sbagliati. Dio sa se Matteo Renzi ha dei torti. Dio sa se è stato antipatico (Cesare Damiano ha detto che si è reso: “odioso a tutti”). Dio sa se è tendenzialmente un prevaricatore, ma nel momento in cui ha voluto che il Pd non sostenesse il M5s ha avuto perfettamente ragione. Magari, come avrebbe notato Nietzsche, commetteva l’errore di volere imporre questo punto di vista al partito, invece di convincerlo della sua giustezza, e magari avrebbe voluto forzargli la mano col fatto che gli eletti li ha scelti lui e sono suoi fedelissimi. Ma se sbagliava nel metodo (come al solito) non sbagliava nella finalità. Qui si trattava e si tratta di preservare un partito che già ha subito una “batosta” epocale dal discredito che potrebbe derivare dalla partecipazione a un governo che combina disastri. 
Il finale, ovviamente, lo scriverà la storia, ma non si può scommettere sulla solidità di un partito come il Movimento di Grillo. Per una formazione del genere, il successo può essere tanto improvviso ed enorme quanto può essere subitanea e totale la scomparsa. Nasce da una speranza eccessiva, può morire di una delusione eccessiva. E trascinare con sé gli incauti che più entusiasticamente lo hanno seguito.
Così andiamo alla sostanza del problema. Il prof.Pasquino ha perfettamente torto, quando parla di eversione. L’eversione è agire contro le istituzioni democratiche, non porsi all’opposizione, senza collaborare con il governo, e aspettando di sostituirlo con un proprio esecutivo. Ha invece ragione, quando pensa che una minoranza responsabile, in una democrazia matura, non si limita ad augurare ogni male possibile alla maggioranza. Al contrario la soccorre, se in ballo c’è il bene della nazione. Ma a questo riguardo sono necessarie alcune condizioni. 
Si soccorre l’avversario leale cui si riconosce la buona fede. In questo caso tendere la mano è un gesto cavalleresco che va a gloria tanto di chi aiuta quanto di chi è aiutato. Ma se l’avversario ci ha prima stramaledetti, disprezzati, coperti di accuse, tanto da fare di una parolaccia lo slogan riassuntivo della sua ideologia e da scriverlo sulla bandiera, perché mai dovremmo aiutarlo? E se il suo programma è quello di sfasciare il Paese con progetti costosi e irrealizzabili, perché mai dovremmo aiutarlo? L’aiuto più necessario è quello che va fornito alla nazione, liberandola al più presto di un simile partito. E ciò si può fare soltanto rendendo evidenti gli effetti della sua azione politica. 
Dunque il rifiuto del Pd di collaborare col M5s è innanzi tutto legittima difesa, cioè l’esigenza di non essere associato, nel giudizio della gente, col risultato dell’azione del M5s. E poi dal dovere di non facilitare un’azione politica che si ritiene dannosa. Né il fatto che questa sia la posizione di Renzi può indurre a reputarla per ciò stesso sbagliata. Renzi ha capito che se al governo va una formazione che provoca disastri, il Paese certo ne soffre, ma chi ne beneficia è l’opposizione. Inoltre, se il Pd dovesse avere una reale possibilità di contare qualcosa, sarebbe associandosi al centrodestra, l’avversario leale col quale si potrebbe ancora ritrovare lo spirito del primo Nazareno. Quello che lui stesso si giocò per arroganza, ma che era nella natura delle cose. Purtroppo, anche questo progetto appare irrealizzabile. Il massimo ostacolo è rappresentato non da Berlusconi, ma da Salvini. Sia per il suo programma, sia perché ormai si crede pressoché onnipotente. E Forza Italia e Pd non bastano a formare una maggioranza. 
Comunque, Renzi o non Renzi, e checché decida il Pd, una cosa è certa: la responsabilità del governo è di chi vince le elezioni. E dal momento che i massimi vincitori sono anche i più irragionevoli, la cosa più saggia (si chiama profilassi, in medicina) è tenersi lontani dal centro d’infezione.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
11 marzo 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 11/3/2018 alle 12:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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