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POLITICA
26 febbraio 2018
I VICOLI CIECHI DEL M5S
Roberto D’Alimonte, sul Sole24Ore(1), scrive un ottimo articolo sulle prospettive del dopo voto, soprattutto per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle. Il primo dato certo è che il Movimento non avrà un tale risultato da poter formare da solo una maggioranza e un governo. Soprattutto considerando che per il Senato votano soltanto coloro che hanno già compiuto ventiquattro anni, e ciò sottrae al Movimento una buona quantità di voti: quelli dei più giovani. Dunque in tanto si può ipotizzare una maggioranza che includa il M5s in quanto esso si allei con altre forze. E infatti è ciò che prende in considerazione il Movimento. 
Secondo D’Alimonte, però, dove il partito si sbaglia è nell’idea che queste alleanze Luigi Di Maio le possa stringere dopo aver ricevuto l’incarico. Infatti, se non dispone già di una maggioranza tale da ottenere certamente la fiducia delle Camere, è più che improbabile che il Presidente della Repubblica gli conferisca l’incarico di formare il nuovo governo. Ciò perché, se non ottenesse la fiducia, il suo governo rimarrebbe in carica per gli affari correnti, e nessuno sa per quanto tempo. Magari fino a nuove elezioni. E questa ipotesi non piace né al Presidente, né agli altri partiti, né alle autorità di Bruxelles. Mentre se permanesse al governo Paolo Gentiloni nessuno sarebbe allarmato. 
In concreto il progetto tante volte citato da Luigi Di Maio – quello secondo cui, una volta ottenuto l’incarico, il Movimento potrebbe cercare di formare un governo “con chi ci sta” - è impraticabile. Il Quirinale questo tentativo non lo consentirebbe. 
Purtroppo D’Alimonte, riguardo alle possibili alleanze (che enumera) non giunge a nessuna conclusione. Salvo una: sono tutte “senza Berlusconi”. L’editorialista non esplicita le implicazioni di questa esclusione, e tuttavia essa significa, per cominciare, che il Movimento non tiene nessun conto delle ideologie: infatti può pensare ad alleanze con il Pd e Leu da una parte o con la Lega e FdI dall’altra (benché queste formazioni siano agli antipodi). Se non può farlo con Forza Italia non è dunque per motivi ideologici, che come visto non hanno peso,  ma soltanto perché ambedue sperano di essere abbastanza forti da avere il potere decisionale. Al massimo sono disposti ad accettare qualche socio di minoranza, mentre un’alleanza fra loro sarebbe più o meno alla pari.
Purtroppo per il M5s, l’indifferenza alle posizioni ideologiche che permette le alleanze più acrobatiche dimostra anche la sua inconsistenza politica, E questo non è il peggio. Il peggio è che, agendo concretamente nella politica, il Movimento è inevitabilmente destinato a scontentare i suoi elettori. Questi saranno pure tutti antisistema ma non per questo sono privi di un passato. Così, se il Movimento si allea con le forze di estrema destra, scontenterà i suoi elettori tendenzialmente di sinistra, e altrettanto avverrebbe con l’ipotesi opposta. Insomma rischia quasi metà del suo elettorato. Né le cose andrebbero meglio se prendesse in considerazione l’alleanza con Berlusconi. La situazione, per quanto riguarda il futuro, è drammatica e forse stiamo assistendo al canto del cigno del Movimento.
Basta verificare questi passaggi. Se il partito si ostina ad arroccarsi nella sua splendida solitudine, non partecipando in nessun modo al gioco politico, finirà con l’uscire di scena. Cosa che fra l’altro spiega come mai il M5s si sia aperto all’ipotesi delle alleanze, malgrado l’ultradecennale dogma dell’inassimilabilità del Movimento ad altre formazioni politiche. Ma se scenderà nell’arena il Movimento non potrà non prendere posizione, e ciò facendo scontenterà i suoi elettori. Questi saranno molto delusi dalla contaminazione con i partiti così a lungo definiti “corrotti” e “disonesti”, e inoltre la metà di loro sarà assolutamente indignata per l’alleanza con “i peggiori fra i reietti”: cioè la destra, per chi proviene dalla sinistra, o la sinistra, per chi proviene dalla destra. Ciò potrebbe costituire la premessa di una tale batosta, alle successive elezioni, che il Movimento, sopravvissuto alle imminenti elezioni di marzo, potrebbe sparire prima delle successive. 
Se questi passaggi logici sono giustificati, se ne potrebbe dedurre che stiamo assistendo al canto del cigno del M5s. Un’ammissione di inevitabile sconfitta che, fra l’altro, potrebbe essere il motivo dell’allontanamento di Beppe Grillo. Questi si è forse reso conto che la sua creatura non è vitale. Insomma che, dopo aver detto “Vaffanculo a tutti”, non rimane che andarsene.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
26 febbraio 2018
(1) Il Sole24Ore, 25.02.2018.  http://cercanotizie3.mimesi.com/Cercanotizie3/popuparticle?art=362490946_20180225_14004&section=view




permalink | inviato da Gianni Pardo il 26/2/2018 alle 15:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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