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giannipardo@libero.it
POLITICA
11 febbraio 2018
LA LEZIONE DELL'F16
Un drone siriano ha varcato la frontiera con Israele e Gerusalemme ha reagito inviando i suoi aerei a distruggere la base da cui il drone era partito. Gli aerei sono stati accolti da un’enorme quantità di missili, tanto che, al ritorno, un F16 israeliano è stato colpito e abbattuto. Naturalmente gli Hezbollah hanno festeggiato ma Israele ha inviato una seconda e più massiccia ondata di bombardieri (la più violenta da molti decenni, secondo Netanyahu) che ha distrutto numerose basi e installazioni in territorio siriano. 
Chi abbia fatto la prima mossa è oggetto di discussione, perché gli Hezbollah (longa manus degli iraniani) negano lo sconfinamento del drone e del resto è futile chiedersi chi dica la verità. Chi riceve una provocazione, se teme che in caso di scontro soccomberebbe, probabilmente fa finta di niente. Chi invece lo scontro lo cerca, la provocazione può addirittura crearla, come fece Hitler con la Polonia. Né è stato specificato il tipo di drone: per essi si va dai giocattoli in vendita nei supermercati ad autentici aerei con cui – come hanno fatto gli americani – si possono attuare vere azioni di guerra. Ma al riguardo nessuno fornisce particolari.
In ogni caso, non serve chiedere: “Chi ha cominciato?” Queste non sono zuffe fra bambini e in guerra, si sa, la prima vittima è la verità. Piuttosto sarebbe utile sapere che significato strategico abbia l’abbattimento di un F16 e se esso significa qualcosa nel bilanciamento delle forze aeree. Fino ad oggi, la superiorità israeliana è stata indubbia. Credo sia stato nella guerra dello Yom Kippur (1973) che lo scontro fra l’aviazione israeliana e quella siriana si è concluso col punteggio di 80 a 0. In altri termini, gli israeliani distrussero l’intera aviazione siriana senza perdere un solo aereo. Come mai ora è stato abbattuto un F16? Le probabili risposte sono: miglioramento delle difese anti-aeree; quantità di missili sparati; caso fortunato o eccessivo senso di sicurezza dei piloti. Comunque una rondine non fa primavera.
Dal punto di vista economico ci si può domandare se l’abbattimento abbia causato un grave danno ad Israele e al riguardo va notato che questa serie della Lockheed è arrivata all’F35, mentre l’F16 è in servizio da quarant’anni.  Dunque, anche se la perdita si valuta in milioni di dollari, non è gravissima. Anche gli aerei da guerra ad un certo punto vanno rottamati. E comunque, Dio sa quali danni ha provocato la risposta israeliana.
Il motivo per il quale Israele ha inflitto una severa punizione alla Siria potrebbe tuttavia essere un altro, al punto che l’abbattimento dell’aereo potrebbe essere stato una circostanza fortunata, di cui il governo di Gerusalemme ha approfittato con un tempismo fulmineo. Infatti la rappresaglia ha permesso la soluzione di un problema che da tempo tormenta Gerusalemme.
 La Siria ha un valore strategico per l’Iran che sogna di creare un’egemonia sciita da Teheran al Mediterraneo, soppiantando quella sunnita, sostenuta da Riad. Dunque appoggia la milizia Hezbollah, in modo da avere nella regione suoi emissari, ben capaci di combattere.  A questo scopo le ha regolarmente inviato armamenti, che purtroppo Israele ha molto spesso distrutto durante il trasporto. Sicché recentemente ha pensato che la cosa più semplice sarebbe stata creare una fabbrica di missili in loco, in modo da evitare il problema del trasporto. E poiché questi missili potrebbero raggiungere e colpire, con un’accettabile precisione, la maggior parte delle città di Israele, da mesi Gerusalemme si è trovata ad affrontare un dilemma: deve subito colpire le fabbriche in allestimento, rischiando di provocare una guerra, o deve sperare che gli Hezbollah e gli iraniani non usino mai quei missili? E tutto ciò sapendo che, nel caso negativo, la popolazione correrebbe gravissimi pericoli. Per non dire che tutti i profeti del passato affermerebbero che bisognava adottare l’altra soluzione.
Se tutto questo è vero, può darsi che abbiamo assistito, senza che nessuno ce ne parli, alla soluzione del dilemma. La giustificazione della perdita di un costoso aereo da guerra potrebbe essere stata l’alibi, colto al volo, per rompere gli indugi e distruggere le fabbriche e le basi iraniane in Siria. Né ci si può stupire del silenzio di tutti. Nessuno ha interesse a fare pubblicità. Israele non confesserà certo di avere attuato un’azione di guerra preventiva, che sicuramente non avrebbe buona stampa. Mentre tutti oggi hanno bevuto la versione dell’abbattimento dell’F16 e relativa rappresaglia. Quanto all’Iran, neanch’esso ha interesse ad indignarsi per le perdite economiche e strategiche subite. Sia perché confesserebbe quanto ne ha sofferto, sia perché così ammetterebbe che veramente vuole distruggere Israele, giustificandone dunque l’azione, indirettamente. E per giunta Trump potrebbe approfittarne per rimettere in discussione il trattato firmato con Obama.
A volte soltanto il tempo spiega il significato di ciò che credevamo d’avere capito.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
11 febbraio 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 11/2/2018 alle 16:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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