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giannipardo@libero.it
POLITICA
7 febbraio 2018
CHI GOVERNA L'ITALIA?
Angelo Panebianco, sul Corriere(1), scrive un pregevole articolo nel quale denuncia un grave problema: la politica ha perso potere nei confronti della burocrazia e dell’ordine giudiziario. I politici non riconoscono in pubblico di non potere cambiare gran che, in Italia, perché gli elettori si chiederebbero a che scopo votarli, e tutto va avanti così. Purtroppo, prosegue Panebianco, quelli che hanno il vero potere, burocrazia e magistrati, sanno usarlo per bloccare pressoché ogni iniziativa (inclusa quella di insegnare l’inglese al politecnico), ma non sanno governare. Sono il freno, non il motore del Paese. 
La diagnosi si ferma prima dell’ultimo gradino. Se di qualcuno si dice che è morto “per arresto cardiaco”, si dice la verità. Che nei cadaveri il cuore non batta lo sanno anche i profani. Il punto è: perché si è fermato? Fa differenza se è stato a causa di un trombo che ne ha otturato i vasi o se qualcuno ha sparato al malcapitato. 
È vero, sia la magistratura sia la burocrazia hanno troppo potere, ma ciò non dipende da una loro volontà eversiva, da un loro collettivo e surrettizio colpo di Stato, ma dalla naturale tendenza ad esercitare tutto il potere che viene conferito. E se ce ne viene conferito troppo, ne abuseremo. Come diceva lord Acton: ogni potere corrompe, e un potere assoluto corrompe assolutamente. Il potere la magistratura e la burocrazia non l’hanno chiesto: gli è stato regalato.
Gli esempi sono infiniti. Cominciamo con la modifica dell’art.67 della Costituzione, quella che, all’inizio degli stramaledetti anni di Mani Pulite azzerò praticamente l’immunità parlamentare. Da quel momento i politici sono ostaggio dei magistrati, e lo sono perfino i candidati. Ancora oggi, circa venticinque anni dopo, molti partiti non accettano nelle loro liste “indagati” o persone sotto processo. Ecco la causa di molti dei fenomeni che oggi constatiamo. E l’origine di tutto questo è che il popolo italiano, quello che nel 1993 pensò che tutti i politici fossero disonesti e corrotti, commise l’errore di ritenere che l’immunità parlamentare fosse uno scudo per proteggerli dalla giustizia. Non si capì che quell’immunità non era stata concessa in favore dei parlamentari, ma per l’esigenza della separazione dei poteri. E tuttavia il pregiudizio era ed è così forte, che allora i parlamentari votarono la loro esautorazione e un quarto di secolo dopo nessuno osa riprendere in mano il problema. 
Così, di fatto, tutta la classe politica, dai sindaci dei più piccoli comuni al Presidente del Consiglio, è stata ed è costantemente sotto scacco della magistratura. Questa ha totalmente stroncato prestigiose carriere politiche (qualcuno ricorda Calogero Mannino? Qualcuno ricorda Mastella?) per poi dichiarare innocenti gli accusati.
Ma il fenomeno è stato generale. In diritto amministrativo si impara che “i giudizi di merito” non sono soggetti a verifica giudiziaria. Si diceva: se un professore boccia un alunno ad un esame, nessuno può metterci becco, perché quel giudizio è per sua natura insindacabile e dipende dalla competenza dell’esaminatore, che si suppone qualificato a darlo. Ebbene, questa è storia arcaica. Oggi non soltanto i genitori degli alunni bocciati non raramente ricorrono al Tribunale Amministrativo Regionale, ma questi tribunali non raramente gli danno ragione. I magistrati intervengono anche nella medicina, nella prevenzione degli incidenti e perfino dei terremoti. Presto, invece di avere come simbolo un tocco, avranno un triangolo e un occhio dietro la testa. Siamo arrivati a questa mentalità. Dei genitori hanno fatto ricorso al Tar perché al loro rampollo era stata data una sfilza di nove, mentre loro pretendevano il dieci in tutte le materie. 
Né diversamente vanno le cose in campo economico. La gente non si fida degli imprenditori e dei funzionari pubblici e dunque è contenta di vedere moltiplicati i controlli e i ricorsi per qualunque opera pubblica, col risultato della paralisi nazionale. Inoltre, a forza di cavilli, nella giungla legislativa può darsi che il ricorso lo vinca chi ha sostanzialmente torto (summum ius, summa iniuria): col bel risultato di non avere né l’opera in progetto né la giustizia.
La situazione non dipende né dalla magistratura né dalla burocrazia, ma dal popolo italiano che, contrariamente al buon senso, ha molta più fiducia in queste due organizzazioni che nella politica. Inoltre, ancora contrariamente al buon senso, assegna a quei due corpi compiti politici per i quali essi non sono attrezzati, né come strumenti né come mentalità. Dunque abbiamo una classe politica imbelle, che consideriamo parolaia ed inefficiente, dopo che noi abbiamo voluto che fosse parolaia e inefficiente. Prova ne siano gli applausi che ancora risuonano ogni volta che si parla di galera per qualcuno.
Infine, esattamente settant’anni fa, ci siamo dati una Costituzione piena di tanti principi generalissimi che, essendo appunto generalissimi, consentono alla magistratura le applicazioni più disparate. Quel provvedimento che ha vietato i corsi in inglese all’università è stato ovviamente preso su ricorso di quelli che non conoscevano l’inglese, e sulla base dell’uguaglianza dei cittadini (art.3). La magistratura l’avrà accolto per questo motivo, ma ovviamente poteva rigettare il ricorso, visto che lo scopo della scuola è la formazione professionale. Con la Costituzione si può decidere di tutto.
La decisione dell’insegnamento in lingua inglese era politica, e su di essa dovevano avere potere i politici. Ma con questa Costituzione e con questa magistratura, l’Italia non è più governata dalla politica. Contro di essa tutti manifestano il loro disprezzo e addirittura il loro rancore, sperando che la magistratura butti in galera quanti più uomini pubblici può.
Per fortuna il prossimo quattro marzo cambierà tutto.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
7 febbraio 2018
(1)http://www.corriere.it/opinioni/18_febbraio_07/politica-senza-potere-burocrazie-amministrazione-magistrature-3b6432d0-0b77-11e8-8265-d7c1bfb87dc9.shtml




permalink | inviato da Gianni Pardo il 7/2/2018 alle 10:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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