.
Annunci online

giannipardo@libero.it
POLITICA
3 febbraio 2018
L'ITALIA E LA DEMOCRAZIA
Che noia, tutto ciò che si dice sulle elezioni. Per quanto si possa mettere nelle conversazioni intelligenza e competenza, il campo non può dare ulteriori frutti. La sostanza è nota a tutti: sarà molto difficile avere una maggioranza capace di esprimere un governo e comunque aspettiamo di vedere che percentuali avranno i partiti. Non c’è altro da dire. 
Ma c’è chi non può star zitto. E non per petulanza: per semplici motivi di lavoro. C’è tutta una classe di professionisti che vive di notizie e, se le notizie non ci sono, ricama sul poco che sa, presenta come fatti importanti le chiacchiere di corridoio e in fin dei conti ci annoia. Quanto ai loro invitati, alcuni sono ansiosi di farsi vedere, altri sono in servizio comandato dalla loro fazione, ma anche con loro il risultato non cambia e il disincanto cresce.
Molto dipende dalle illusioni che ci si fanno sulla democrazia. La gente è convinta che essa debba essere il governo del popolo per il popolo, e sopporta a stento che in concreto essa agisca attraverso gli eletti. Poi è anche convinta che questi rappresentanti del popolo debbano essere persone oneste, competenti e del tutto disinteressate. Partendo da simili premesse, è ovvio che non si può che essere delusi dalla democrazia. 
In realtà il popolo non potrà mai comandare direttamente. Innanzi tutto non ha la competenza per farlo. Poi, se potesse decidere, lo farebbe seguendo le indicazioni dei demagoghi. Infine in un villaggio la totalità degli abitanti può riunirsi sul sagrato della Chiesa Madre, ma l’Italia non ha un sagrato abbastanza grande per tutti noi. 
Le massime illusioni comunque riguardano i politici. Questi uomini hanno come primo interesse il loro proprio, come tutti gli altri, e non il bene del popolo. Se a volte fanno l’interesse dei cittadini, è per ottenerne il consenso e il voto. Quando infine – e siamo nella totale eccezionalità – sono veramente interessati al bene del popolo, ciò avviene perché hanno avuto un tale successo da preoccuparsi soltanto del posto che avranno nella storia. 
I politici che la gente reputerebbe “normali”, sono in realtà “anormali” ed anzi “del tutto eccezionali”. Gli eletti sono onesti più o meno quanto gli altri e per giunta esercitano un’attività in cui impera il cinismo, l’interesse e la pressoché totale assenza di scrupoli morali. Dunque i cittadini, piuttosto che essere delusi se i politici non sono modelli di virtù dediti esclusivamente al bene del popolo, dovrebbero essergli grati se  non sono dei criminali dediti esclusivamente a rubare e ad uccidersi fra loro. 
A questo punto qualcuno potrebbe chiedermi come osi dir bene della democrazia. Il fatto è che, con tutti i difetti elencati, la democrazia è ancora migliore degli altri tipi di regime: mentre in democrazia i politici e i governanti devono temere la disapprovazione del popolo (perché potrebbe non rieleggerli) in una dittatura è il popolo che deve temere la polizia politica, se osa lamentarsi. 
Ecco l’equivoco di fondo. La democrazia, lungi dall’essere il paradiso in terra, è soltanto il meno orrendo dei regimi. Inoltre, col sistema delle elezioni, induce i candidati ad abbondare in promesse. Costoro incrementano così il tasso di illusioni, di successive disillusioni e finalmente di giudizi severissimi sulla democrazia stessa. 
Bisogna rassegnarsi. Le elezioni sono connaturate alla democrazia; le promesse sono connaturate alle elezioni; le delusioni sono connaturate alle promesse. Se volessimo giocare con i paradossi, dovremmo dire che ogni Paese dovrebbe augurarsi promesse non mantenute, perché in questo caso avrebbe la conferma di essere in democrazia. Se invece dappertutto si dicesse che si ha la fortuna di essere guidati da un uomo onesto, forte e sincero, ci sarebbe da allarmarsi. Perché, quando si parla in quei termini, si sta già descrivendo un dittatore.
Ultima ipotesi. Immaginiamo che per una volta il Destino mandi ad un Paese un uomo straordinario, per esempio un uomo che lo salva nel momento del massimo pericolo. Ebbene, pensate che il popolo sarebbe grato al Destino? Non dimentichiamo che dopo la guerra a Churchill è stato preferito Attlee, e che De Gaulle, che non soltanto ha riscattato l’onore della Francia ma le ha dato una nuova Repubblica stabile, ha lasciato il potere dopo un referendum in cui il popolo l’ha sconfessato. 
Dunque non piangiamo troppo sull’Italia attuale, che oltre tutto non è la Francia o la Gran Bretagna: è soltanto un Paese di seconda categoria il quale ha la fortuna di una vera democrazia e la sfortuna di un popolo poco morale, che pretende dagli altri la massima moralità.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
3 febbraio 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 3/2/2018 alle 12:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
gennaio        marzo

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Non riesco nemmeno io ad inserire un commento. Chi volesse farlo lo inserisca in calce all'identico articolo, rinvenibile su giannip.myblog.it Prendete comunque nota dell'indirizzo giannip.myblog.it per i momenti in cui "il Cannocchiale" non è accessibile. Per comunicazioni, giannipardo1@gmail.com.