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giannipardo1@gmail.com
21 gennaio 2018
NOT TO SEE THE WOOD FOR THE TREES
C’è un’espressione inglese che dice più di quanto non si pensi di primo acchito: non vedere il bosco a causa degli alberi. Significa avere molti dati, su un fatto o su un problema, e non vedere il significato totale di quei dati. La folla dei singoli elementi fa dimenticare il concetto generale che li riassume e, a volte, li spiega. 
Spesso ciò avviene non tanto perché l’uomo non sia capace di concepire quel concetto, quanto perché non gli viene nemmeno in mente che potrebbe cercarlo. Se chiedessimo a qualcuno: “Ti piacerebbe vedere il Taj Mahal per soli trecento euro?” e l’interrogato non sapesse che cosa è, otterremo come risposta: “E che cos’è o chi è, il Taj Mahal?”  Quell’esperienza non poteva mancargli, perché. ignoti nulla cupido: non si può desiderare qualcosa di cui non si conosce nemmeno l’esistenza.
Questo vale anche per gli alberi e il bosco. Il significato generale di un insieme di dati costituisce per la maggior parte degli uomini un ignotum che non suscita alcuna curiosità. Ciò perché, anche per la specie umana, quello di sopravvivere è stato per decine di millenni un impegno costante che non gli ha lasciato alcun tempo libero. Il suo cervello si è dunque concentrato sulla riuscita di ciò che faceva in ogni momento: catturare e uccidere una preda, trovare frutti commestibili, sopravvivere ad un’aggressione. Gli stessi momenti di piacere – come quelli derivanti dal cibo o dal sesso – lo occupavano interamente e immediatamente, perché non si dilatavano mai a gastronomia o erotismo. La giornata lavorativa corrispondeva alla presenza del sole e non c’erano né domeniche né momenti di ozio. Soltanto quando la sua vita è divenuta più prospera e più sicura, l’uomo ha potuto concedersi il lusso di pensare, anche in modo non immediatamente utilitario. Ma questa attività non è mai divenuta corrente. 
Quando il tempo libero e il riposo sono divenuti patrimonio di tutti, il singolo è stato felice di approfittare della nuova prosperità per una vita più comoda ed anche per divertirsi: ma fra i lussi reputati degni di essere perseguiti non c’è mai stato quello di pensare. Pensare significa cercare il significato generale di un insieme di fenomeni, è attività filosofica che molti reputano faticosa e inutile. Anche se inutile non è certo. 
Immaginiamo un grande castello in cui tutti sono indaffarati chi a pulire, chi a decorare, chi a preparare lussuose stanze da letto, chi ad organizzare un grande banchetto. Un visitatore chiede: “Ma aspettate qualcuno d’importante?” “Altroché: il re”, gli viene risposto. “Vi ha annunciato che arriverà?” “Ah no, non abbiamo nessuna notizia, al riguardo”. Ora basta domandarsi: prima di affaticarsi, non valeva la pena di sapere se il re dovesse veramente venire? Quello era il senso generale del tutto. 
Ma questo fenomeno lo constatiamo ogni giorno. Se chiedessimo ad un giovane: “Qual è la prima qualità della tua donna ideale?” probabilmente ci risponderebbe: “Vorrei che fosse bella”. “Giusto, gli potremmo concedere. La donna bella è la più indicata per il miglioramento della specie. Ma non è necessariamente la migliore per te. Altre qualità vengono prima, l’equilibrio mentale, l’intelligenza, la generosità. Allora, qual è la prima qualità della tua donna ideale?” E la risposta sarebbe ancora: “La bellezza”. Perché è preconfezionata dalla specie. Non è facile insegnare ai giovani che il principio dovrebbe essere: “Non devo cercare una donna che sia utile alla stirpe ma una donna che sia adatta a me, che possa rendermi felice e che io possa rendere felice”.
Molta parte della vita dei singoli si svolge all’insegna di questi programmi considerati “ovvi e necessari”, senza che nessuno si chieda se hanno senso, perfino in relazione allo scopo che gli si attribuisce. L’uomo avido che accumula instancabilmente beni e denaro, riservando a sé stesso soltanto il tempo del sonno, è un insensato. Non riuscirà mai a godere dei vantaggi che accumula e dunque è un meccanismo impazzito. Tutto ciò perché non si è posto la semplice domanda: “Perché vivo in questo modo? Qual è lo scopo della mia vita?”
 Il mondo contemporaneo tende a vedere gli alberi e a non vedere il bosco. Mentre adora la tecnica non ha idea di che cosa sia la scienza: compra l’ultimo modello di telefonino e nel frattempo crede all’omeopatia. Non distingue il male dal peggio: trova opprimente e ingiusto lo Stato liberale e vota per lo Stato socialista. Anzi, fino a non molto tempo fa, lo Stato sovietico. 
Vista nel suo complesso, l’umanità fa cadere le braccia. Ma forse una passeggiata nel bosco ci insegnerebbe qualcosa. Fra gli alberi vedremmo migliaia di formiche indaffarate, nessuna delle quali si chiede quale sia lo scopo del formicaio. E se valga le fatiche di una vita.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
21 gennaio 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 21/1/2018 alle 11:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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