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POLITICA
5 gennaio 2018
IL M5S ESCE DALL'IMPASSE A MARCIA INDIETRO
In questi giorni chi si accinge a leggere un articolo di politica meriterebbe un ringraziamento, talmente la materia è noiosa. Il disgusto attanaglia per primo l’opinionista: “Ma val la pena di scrivere tutto questo? Se fossi un lettore, sarei contento di leggere il mio articolo?” 
Lo scoraggiamento diviene tanto più paralizzante quanto più ci si rende conto che non è la qualità dell’articolo o delle idee, ciò che potrebbe renderlo inutile, quanto lo stesso argomento trattato. E tuttavia c’è una ragione molto valida, per vincere il fastidio: il famoso principio per cui “Se tu non ti occupi di politica, comunque la politica si occuperà di te”.
Attualmente la politica è talmente confusa da rendere impossibile dirne qualcosa di ragionevole. Addirittura ciò dovrebbe bloccarci perché, come diceva Wittgenstein, “Wovon man nicht sprechen kann, darüber muss man schweigen”, di ciò di cui non si può parlare, è meglio tacere. E tuttavia si può eludere il consiglio del filosofo austriaco appunto spiegando perché “man nicht sprechen kann”, cioè perché la razionalità sembri non aver presa. 
Ciò che permette di prevedere il comportamento dei partiti politici è la loro ideologia, e già per questa parte siamo in difficoltà. La sinistra estrema ha promesso per decenni la rivoluzione proletaria ed oggi l’ha archiviata. La destra – perfino quella di Berlusconi – ha promesso la rivoluzione liberale, e anche in questo caso il progetto non è andato in porto. Tanto che se oggi la proponesse, nessuno ci crederebbe. La destra moderata e la sinistra ragionevole sono oggi così ideologicamente vicine, che non c’è molto da prevedere. I partiti di contorno sparano enormità tanto per farsi notare e per la maggior parte sono così poco realistici da raccogliere soprattutto i voti degli scontenti. Ma gli specialisti, in questo campo, sono i “grillini”. Quelli che di questo atteggiamento hanno fatto la loro ragione sociale. E proprio il loro caso si rivela interessante. 
Per anni il bacino elettorale in cui il Movimento 5 Stelle è andato a pescare i suoi consensi sono stati gli esasperati che avrebbero volentieri buttato tutto all’aria. E per legittimarsi nel momento in cui chiedeva il loro voto, il Movimento ha per lungo tempo sbandierato due caratteristiche salienti: la mancanza di un’ideologia e l’impegno a non allearsi con gli altri partiti. Ambedue le cose per non essere costretto ad uscire dall’ambiguità. I “grillini” si limitavano a dichiarare inemendabile l’esistente e si impegnavano soltanto a distruggerlo. 
Il tempo è passato e finalmente i dirigenti del M5s si sono resi conto che, se anche nella prossima legislatura si rivelassero del tutto inassimilabili e per conseguenza ininfluenti, rischierebbero di sparire. Ma è anche vero che, mostrandosi disponibili ad allearsi con altri e a “sporcarsi le mani”, correrebbero il rischio di perdere quegli elettori che li hanno votati proprio perché sempre inesorabilmente “contro”. 
Brutto dilemma. Tanto brutto quanto ineludibile. E a scorno del principio che chiunque è uguale a chiunque altro, coloro che nel M5s hanno il potere di decidere hanno preferito il rischio del dimagrimento al rischio di morire. Meglio essere più snelli e magari governare, che essere inutili e destinati all’estinzione.
E qui è nato un problema: le alleanze sono concepibili con chi ha un programma simile, mentre il programma del Movimento era soltanto “uno specchietto per le allodole”, mitologico e irrealizzabile. E proprio in considerazione di questo fatto esso non ha potuto dire con chi eventualmente si alleerebbe. Addirittura, non ha neppure detto se questo alleato sarebbe di destra o di sinistra, dal momento che esso stesso non lo sa. E ciò induce a credere che forse i dirigenti non si sono resi conto che il passo compiuto – dichiarando di essere disposti ad allearsi – è stato più importante e definitivo di quanto essi stessi non abbiano pensato. Infatti, se il M5s si fermasse ad esso, il suo comportamento potrebbe essere visto come il colmo del cinismo e dell’opportunismo. 
In realtà, si è varcato un Rubicone. Ormai, che sia stato giusto o sbagliato proclamare la disponibilità ad un’alleanza, non rimane che uscire dalla nebbia, scegliere coraggiosamente se il Movimento è di destra o di sinistra, qual è il suo vero programma e con chi, eventualmente, si reputa possibile realizzarlo. 
Incarnandosi in un vero partito, quella formazione politica potrebbe partecipare al potere e consentire per giunta la governabilità del Paese. Se invece, dopo quell’epocale cambiamento di rotta, mantenesse l’ambiguità, potrebbe sparire dopo aver dato, come ultima impressione, quella di non essere un Movimento disinteressato ma un partito opportunista e cinico, a cui è andato male anche l’essere opportunista e cinico. 
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
5 gennaio 2018




permalink | inviato da Gianni Pardo il 5/1/2018 alle 16:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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