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giannipardo@libero.it
POLITICA
6 dicembre 2017
QUAL È LA CAPITALE D'ISRAELE?
La capitale di ogni Paese è la città che esso stesso designa come capitale. 
Naturalmente il problema si complica quando ci sono contestazioni. Si pensi alla Catalogna. Se la sua dichiarazione d’indipendenza non fosse stata progettata ed attuata con modalità simil-politiche, e fosse riuscita, avremmo avuto persone e testi che, alla domanda: “Qual è la capitale della Catalogna?” avrebbero risposto: “Barcellona”, ed altre che avrebbero risposto: “Un simile Stato non esiste”. Ma avrebbero avuto ragione i primi.
Per questo problema, si possono distinguere diversi livelli. Un primo livello è quello “de facto”. Se un Paese è indipendente, e dichiara che la propria capitale è la tale città, è inutile stare a discutere: la capitale è quella. Un secondo livello è quello per così dire “giuridico”, cioè quello del riconoscimento internazionale. Se nessun Paese riconosce quella città come capitale, indubbiamente la sua legittimazione ne soffre e la sua dignità ne risente. E tuttavia capitale rimane. 
Naturalmente molto dipende dalla percentuale e dall’importanza dei Paesi che riconoscono o non riconoscono una data capitale. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, credo nel 1948, l’Onu si rifiutò di riconoscere che la Cina era un grande Paese con capitale Pechino. Non volendo accettare la conquista dei comunisti di Mao, a lungo si perpetuò la finzione che la vera Cina fosse quella arroccata nella minuscola isola di Taiwan (Formosa), e dunque la capitale fosse Taipei. E questa mantenne addirittura il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza, da cui era esclusa la Cina. Poi, col tempo, ci si rassegnò al fatto che tutto ciò era ridicolo e prima l’Inghilterra (credo di ricordare, nel 1950) poi, molto più tardi, gli stessi Stati Uniti, si piegarono all’evidenza.
In realtà, queste schermaglie politiche valgono poco. Il mancato riconoscimento di una capitale è questione futile, se non si è pronti a far guerra per cambiare la situazione. Tenere le ambasciate a Tel Aviv invece che a Gerusalemme o viceversa non serve a niente. Addirittura, in America, i singoli Stati hanno spesso preferito porre gli uffici centrali in una città che non è la più importante. New York, da sola, è più popolosa di tanti Stati del mondo, e tuttavia la capitale dello Stato di New York è Albany. La California – che come prodotto interno lordo è fra i primi Stati del mondo – ha come capitale l’ignota Sacramento. 
Per concludere, se proprio vogliamo sapere quale sia la capitale di Israele, l’unica risposta seria, perché fondata sui fatti, è quella data dagli interessati, già nel 1967: “Gerusalemme è la capitale unica e indivisibile di Israele”. Non c’è altro da aggiungere. Del resto, se proprio si vogliono fare dei commenti, a favore di questa soluzione giocano la cultura e la storia. Gli israeliani dicono che Gerusalemme è la capitale di Israele “da tremila anni” ed è difficile dargli torto. Non lo sarà stata con continuità – basti pensare al lungo dominio turco - ma se è per questo neanche Atene o Roma sono state con continuità le capitali di Stati (a lungo inesistenti) come la Grecia o l’Italia. 
I media e le cancellerie discutono la validità politica della mossa di Trump e gli rimproverano di avere deciso il trasferimento dell’ambasciata per motivi politici interni (la promessa fatta agli elettori) senza tenere conto delle possibili conseguenze sulla stabilità della regione. Ambedue le critiche sono infondate. Tutti i politici agiscono perseguendo i propri scopi e l’instabilità della regione non teme nulla di nuovo. Se, potendoselo permettere dal punto di vista militare, l’Italia dicesse che intende invadere la Corsica e annettersela, si guasterebbero i rapporti con la Francia. Ma nel caso di due nazioni che sono da sempre sull’orlo della guerra, il rischio non esiste. Da che cosa si sono astenuti i palestinesi, che ora invece potrebbero fare contro Israele? Essi sono stati i maestri del terrorismo internazionale e se recentemente non ne sono più stati i protagonisti è perché Israele è divenuto a sua volta il maestro delle misure antiterrorismo. 
I palestinesi sono già a fondo corsa e non possono minacciare nulla di nuovo. Trump può spostare tutte le capitali che vuole. Gli israeliani sanno di essere circondati da nemici e tutti devono sempre ricordare che non prendono mai l’iniziativa ma sono capacissimi di rispondere a quelle altrui. Chi l’ha dimenticato ha avuto modo di pentirsene. 
 In questi casi molti citano l’Onu. Questa organizzazione è sempre stata vergognosamente pro-araba e anti-israeliana, al punto da perdere ogni credibilità. Se il mediatore è troppo parziale non è un mediatore, è un mitomane che nessuno ascolta. Definizione che dopo tutto potrebbe essere la migliore, per l’Onu.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
6 dicembre 2017
 




permalink | inviato da Gianni Pardo il 6/12/2017 alle 13:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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