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giannipardo@libero.it
POLITICA
14 novembre 2017
RESISTIBILE, IRRESISTIBILE
Un tempo, volontariamente o involontariamente,  si esprimeva la propria cultura con citazioni classiche, accenni alla storia, magari qualche detto latino. Oggi giornali e televisioni usano, al posto di questi riferimenti, i titoli dei film. Come se li avesse scritti Omero. O come se contenessero chissà quali perle. “Mission Impossible” invece di “Impresa disperata”, sai che differenza.
Fra i titoli effettivamente memorabili ce n’è uno di Bertolt Brecht, notevole perché spiega ironicamente l’ascesa di Hitler e perché contiene una sapida trovata linguistica: “La resistibile ascesa di Arturo Ui” (1941). La pièce ironizza sul successo di Hitler e del suo titolo rimane impresso soprattutto quell’aggettivo: “resistibile”. 
I grandi fenomeni storici hanno tali proporzioni da farci pensare che, per fermarli, bisognerebbe mettere in campo forze di pari dimensioni. E in realtà non è detto. Se una fucilata, partita per errore, avesse ucciso Napoleone durante l’assedio di Tolone, che ne sarebbe stato della sua epopea? Napoleone era largamente più capace dei polverosi generali austriaci, ma una setticemia, un aneurisma o anche, come avrebbe detto Pascal, da una goccia d’acqua, avrebbero potuto annientarlo. Resistibile e irresistibile sono due gemelli in costante lotta. 
A volte l’irresistibilità di un evento nasce dalla pervicace stupidità degli esseri umani. Ne ha fatto un capolavoro Jean Giraudoux, con la divertentissima commedia “La guerra di Troia non avrà luogo”. Ettore - la voce della saggezza - cerca in ogni modo di evitare un conflitto tanto sanguinoso quanto assurdo, e si trova a combattere contro il velleitarismo, l’ignoranza, l’imbecillità e la retorica dei suoi concittadini. I suoi sforzi sembrano avere successo - tanto il suo buon senso e la sua razionalità sembrano incontestabili - ma alla fine la guerra scoppia lo stesso. L’evento era “irresistibile”. Ed ora chiediamoci: la frattura della sinistra italiana era resistibile o irresistibile? 
Va osservato che nessuno dei protagonisti attuali ha caratteristiche uniche e irripetibili. Napoleone, come genio militare, era assolutamente insostituibile. Lo stesso Hitler, certo non un genio militare, fu eccezionale per il suo carisma, per la sua capacità di affascinare e sottomettere il prossimo. Fino ad impadronirsi di una nazione intelligente come la Germania e ridurla al rango di strumento di una follia criminale. Invece il massimo attore della sinistra italiana è Renzi: uno che la storia sicuramente non metterà al rango di Churchill o De Gaulle. 
La differenza fra Rockfeller e il vincitore di una lotteria è che il primo si arricchisce sempre più, mentre il secondo rischia di tornare alla povertà. In politica è la stessa cosa: Masaniello, Guglielmo Giannini o Matteo Renzi possono approfittare di un momento favorevole e sembrare giganti, ma questo genere di fortuna non dura. Renzi ha vinto la guerra ma non ha saputo amministrare la pace. Quando ha ottenuto il potere, invece di usarlo saggiamente, lo ha preso per un grosso giocattolo. Ha cominciato a svillaneggiare gli altri senza mai chiedersi se, in fin dei conti, il loro numero non potesse un giorno abbatterlo. E così i suoi nemici sono divenuti un esercito, facendolo alla fine apparire solo e perdente. Anche il popolo si è stancato di lui, ha perduto le suae illusioni, lo ha brutalmente licenziato nel dicembre del 2016 e gli ha inflitto una sconfitta dopo l’altra. 
Nessuno ha avuto chiarezza di visione. Renzi avrebbe dovuto capire che non si governa maltrattando tutti. I suoi avversari avrebbero dovuto capire che la sinistra non si chiama Renzi e la nazione è più importante dei singoli. Bersani e gli altri avrebbero dovuto sopportare ancora il piccolo tiranno, organizzando con calma la sua caduta senza organizzare nel contempo la propria. E quella della sinistra tutta. Ma al cuore non si comanda. Gli innamorati vedono la loro bella attraverso occhiali rosa, gli odiatori di Renzi l’hanno visto come il male assoluto. Qualcuno la cui sconfitta valeva tanto che, pur di ottenerla, si poteva anche condividerla. 
Così la sinistra sembra vivere qualcosa di ineluttabile. Sulla china del divorzio non ci sono mai freni sufficienti. Personaggi come Pisapia o Veltroni si sbracciano a lanciare appelli ma, quando gli avversari preferiscono la rovina dell’altro alla propria salvezza, non c’è nulla da fare. I greci, nella loro saggezza, hanno fatto della Discordia una dea, Eris, abilissima nello sfruttare la natura umana. Lei personalmente non si strapazza: si limita ad affidare il suo compito agli uomini e alle loro passioni ed essi l’assecondano con entusiasmo, rendendola irresistibile.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
14 novembre 2017




permalink | inviato da Gianni Pardo il 14/11/2017 alle 9:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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