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giannipardo@libero.it
POLITICA
31 luglio 2017
THE RED LINE
Se è quotidianamente ripetuta, qualunque notizia, per quanto drammatica, lascia la prima pagina dei giornali e diviene routine. È come quando una persona cara è ammalata di cancro. Nessuna notizia potrebbe essere più tremenda, eppure nei mesi che precedono il fatale epilogo non si può certo piangere tutti i giorni. Perfino il condannato a morte si rassegna.
Qualcosa del genere avviene nella politica internazionale. La Corea del Nord è un problema da decenni, ma l’aumento della sua gravità è stato estremamente graduale. Chissà, se nel 2007 Pyongyang avesse improvvisamente fatto esplodere delle bombe atomiche e lanciato missili intercontinentali,  ci saremmo aspettati un’immediata risposta dei vicini, ed anche degli Stati Uniti. Invece a questo punto ci siamo arrivati piano piano, tanto che a momenti non ci rendiamo conto di essere sull’orlo dell’abisso. E tuttavia il percorso non può essere infinito. Ché anzi, maggiore è la quantità del gas accumulato, più violenta può essere l’esplosione.
Sin dal primo giorno Donald Trump si è mostrato aggressivo e risoluto e nondimeno fino ad ora, cosciente dei rischi, non ha fatto nulla di determinante. Si è fidato dell’azione della Cina e purtroppo la Cina non ha fatto niente di serio. Il Presidente si è pubblicamente dichiarato deluso e, per essere chiaro, ha fatto sorvolare a bassa quota la Corea del Nord da due bombardieri strategici, di quelli che da soli possono provocare immensi danni; e per giunta ha permesso che fossero fiancheggiati da caccia sudcoreani e giapponesi, quasi firmando nel cielo un’alleanza militare. Il messaggio è chiaro. L’America ha una tale superiorità aerea che i suoi più letali aeroplani possono ostentatamente sorvolare a bassa quota il territorio del Paese che fa il bullo, senza che esso possa od osi reagire. “Attualmente passeggio sul bersaglio. Domani lo distruggerò”. 
Trump non adotterà questa soluzione alla leggera, ma una cosa è certa: ha sicuramente tutti i piani necessari ed ha stabilito una red line, una linea rossa varcata la quale scatenerà l’inferno. Venuto il momento, l’apocalisse  da lungo tempo meditata e organizzata sarà attuata secondo i piani. Probabilmente anche Seul sarà chiamata a pagare un prezzo salato, ma sarà nulla rispetto a quello che pagherà la Corea del Nord. Non si tratterà di un semplice avvertimento, come il colpo di cannone che le navi sparano a prua delle navi avversarie, per avvertire che fanno sul serio. Si tratterà di mettere Kim Jong-un in condizioni di non nuocere per decenni, con una violenza distruttiva che troppa gente ha dimenticato. Come ha dimenticato le fotografie delle grandi città tedesche dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Il casus belli non dovrebbe essere lontano. Il piccolo dittatore ha fatto cadere l’ultimo Icbm a poca distanza dal Giappone, con una parabola troppo alta, volutamente sbagliata, in modo da dimostrare che, con quella giusta, quel missile sarebbe potuto andare molto più lontano. Fino in America. E gli americani tollereranno tutto questo? E i giapponesi non ricorderanno all’America che, se non hanno la bomba atomica, è perché Washington si è impegnata a difenderli? Se non questa, quale sarà una sufficiente minaccia per indurre gli Stati Uniti a bombardare a tappeto la Corea del Nord?
Noi ci lambicchiamo il cervello per capire che cosa costituirà il  superamento della linea rossa e Kim Jong-un non sembra porsi la stessa domanda. Perché i dittatori, soprattutto quelli squilibrati, disprezzano il popolo che dominano e sono disposti a sacrificarlo alle loro ambizioni. In questo Hitler si è dimostrato degno erede di quel Caligola che rimpiangeva che il popolo romano non avesse una sola testa, per poterla tagliare d’un sol colpo. I coreani del Nord potrebbero pagare il prezzo di centinaia di migliaia di morti, forse milioni, soltanto per le fantasie di un “Dittatore” alla Chaplin.
Se dovessi ipotizzare in che consista l’attraversamento della linea rossa, direi che sarà il momento in cui Kim Jong-un starà per disporre di una bomba atomica recapitabile con un Icbm che parta da un silo sotterraneo o da un sottomarino. Il perché è presto detto. Finché la Corea del nord non disporrà di questa triade, qualunque intervento degli Stati Uniti non potrà comportare una risposta nucleare. Se invece Pyonyang riuscisse a dotarsi di quell’armamento, anche se la Corea fosse interamente rasa al suolo, potrebbe ancora partire un Icbm verso Los Angeles, col suo carico di morte atomica. L’unica assicurazione contro questo evento è renderlo impossibile.
So benissimo che di sili atomici indistruttibili e di armi nucleari a bordo di sottomarini dispongono molti Paesi, fra cui Israele. Motivo per il quale l’Iran non attaccherà mai Gerusalemme. Ma, appunto, i Paesi pesantemente armati conoscono i rischi che corrono, oltre quelli che fanno correre, e per questo l’umanità dorme tranquilla. Kim Jong-un è preoccupante per la sua follia  e per la sua noncuranza rispetto ai rischi che fa correre al suo Paese. Forse, contro ogni buon senso, e contro il suo stesso interesse, egli costringerà il mondo all’azione di polizia più sanguinosa di tutti i tempi. 
Mai sottovalutare l’istinto di sopravvivenza. Perfino il topo, all’angolo, prova a minacciare il gatto. E figurarsi se è invece un topo che prova a mettere all’angolo un leone.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
31 luglio 2017




permalink | inviato da giannipardo il 31/7/2017 alle 13:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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