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POLITICA
30 luglio 2017
C'È POSTO PER ATATURK IN ITALIA?
C’è ancora posto per il personaggio di vertice, carismatico e provvidenziale? Il grande uomo che fa la storia – direbbe uno studioso disincantato - nasce da una combinazione di fattori personali  e obiettivi. E questa combinazione è così eccezionale, che gli intervalli di tempo fra personaggi come Alessandro Magno e il “Petit Caporal” possono toccare i due millenni. E nessuno può dire quando la realtà sarà propizia a farcene rivedere un altro. Il fatto che senza la Rivoluzione Francese non avrebbe potuto esserci Napoleone, ci impone di spazzar via l’ingenua certezza che un uomo come lui avrebbe comunque fatto una straordinaria carriera. Perché ciò semplicemente non è vero. 
Parlando di personaggi meno straordinari: Lutero, per esempio; Cromwell; Pietro il Grande; - geni che hanno cambiato il corso della storia del loro Paese – ci si può chiedere se noi potremmo avere qualcuno capace di far uscire l’Italia dalle secche economiche, di riportarla alla prosperità e allo slancio vitale che dimostrò dopo la Seconda Guerra Mondiale. In particolare, ci manca l’uomo giusto, ci mancano le condizioni giuste, o ci mancano ambedue le cose?
La storia, al riguardo, può fornire qualche indicazione. I grandissimi personaggi sono stati tali soprattutto in due campi, quello militare – e qui i nomi non mancano, da Temistocle a Cesare, da Gengis Khan a Maometto II – e quello sociale: dai fondatori di religioni a coloro che hanno realizzato enormi cambiamenti come Pietro il Grande o Atatürk. Viceversa, non abbiamo esempi di grandissimi riformatori economici. I due massimi esperimenti di rivoluzione economica sono il comunismo sovietico e quello maoista, ambedue caratterizzati dal segno negativo. Il massimo che il grande riformatore riesce a fare, in questo campo, è provocare disastri. Il caso della Cina è particolarmente interessante. Quando un dittatore ha cercato di rendere tutti prosperi e felici nella giustizia, si è avuta la morte per fame. Quando invece si è lasciato che la gente agisse liberamente, si è avuta la prosperità, e non nel quadro della giustizia sociale, ma dell’avidità individuale.
In campo economico non si sono mai visti “uomini della Provvidenza”. Una sorta di maledizione vuole che chiunque provi a dirigere dall’alto l’economia fallisca miseramente. Le stesse grandi correzioni di rotta, piuttosto che essere l’opera di qualche genio, sono il risultato della stanchezza della gente per la formula precedente. E della voglia di riavere la libertà. 
L’Occidente è stato a lungo prospero perché è sfuggito alla dittatura economica sovietica. Ma non è sfuggito al fascino delle idee socialiste. E a poco a poco lo statalismo è divenuto pervasivo. Il collettivismo dirigista è stato addirittura capillare, programmaticamente affettuoso ma di fatto occhiuto e invadente. Il Welfare è stato sempre più generoso e sempre più esteso, “dalla culla alla tomba”, con la conseguenza di costi esorbitanti, e ciò ha obbligato lo Stato a divenire inverosimilmente avido. Alla fine l’oppressione fiscale ha condotto ad una sorta di paralisi produttiva. Tutto ciò, naturalmente, non è stato fatto “contro” il popolo, ma proprio “per” il popolo, col suo consenso e col suo applauso. E così, quando si è arrivati all’“hyperthélie” non si è più saputo come reagire. 
L’hyperthélie, secondo Wikipédia francese, è costituita da quei caratteri fisici, come la coda del pavone o le corna dei cervidi che,  pur assicurando un vantaggio nella riproduzione, sono divenuti talmente eccessivi, da costituire un pericolo per i loro portatori. Non soltanto i cervi si possono ferire, negli scontri tra maschi, ma può anche avvenire che muoiano perché rimangono impigliati negli alberi. Ipertelia viene dal greco “andare oltre lo scopo”,  “telos” (non thelos, e infatti non si capisce l’hyperthélie). Nello stesso modo, le società occidentali hanno creduto talmente nella bontà dei principi socialisti da averli adottati fino all’eccesso. Fino ad arenarsi in una irreparabile  crisi del modello economico-sociale. 
Il popolo è quello che soffre di più di questa crisi e tuttavia non comprende l’errore che la provoca. Così non ha alcuna possibilità di uscirne. Un giorno parlavo della perdita di competitività dell’Occidente e feci notare che l’operaio cinese, dal momento che lavorava di più e guadagnava di meno, era imbattibile. La reazione fu immediata ed indignata: “Ma tu vorresti ridurci alla condizione di operai cinesi?” E questa risposta mi atterrò, quasi fosse una sentenza di morte per l’Occidente. 
Essa esprimeva in primo luogo un orrendo razzismo. Quasi che Dio avesse stabilito una volta per tutte che l’uomo bianco, superiore, dovesse vivere negli agi faticando poco, mentre gli asiatici, inferiori, potevano pure sgobbare per una ciotola di riso. In secondo luogo, era una forma di stupidità: se una nazione produce molto e si contenta di poco, immancabilmente si arricchirà, e fatalmente questa ricchezza ricadrà sullo stesso popolo. Infatti, la leggenda della ciotola di riso fu a lungo usata per i Giappone, che oggi è uno dei Paesi più ricchi del mondo. Quanto alla Cina, prima i cinesi avevano tutti fame e andavano in bicicletta, oggi la fame non sanno che cosa sia e le strade sono intasate di automobili. Se il modello vincente era l’operaio cinese, e il modello perdente era l’operaio italiano, non c’era che da rinunciare al modello perdente e adottare quello vincente. È la selezione naturale in economia.
Naturalmente non si dice che bisognerebbe ritornare, socialmente, agli albori della Rivoluzione industriale, ma certamente bisognerebbe ridurre drasticamente l’intervento dello Stato e il peso del suo fisco. Anche rinunciando a molti falsi e costosissimi vantaggi. Ma il popolo non è disposto a questo cambiamento, e dunque non c’è soluzione. Non c’è uomo eccezionale che basti. Atatürk trasformò il suo Paese, ma non si occupò di economia e divenne il Padre dei Turchi. In Italia nessuno riuscirebbe a divenire il Padre degli Italiani.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
30 luglio 2017




permalink | inviato da giannipardo il 30/7/2017 alle 10:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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