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POLITICA
28 luglio 2017
I VIZI DELLA VIRTU'
La prudenza è una virtù. La Chiesa l’ha addirittura accoppiata con la giustizia, la fortezza e la temperanza, per formare il quadrilatero delle virtù “temporali”, cioè della vita quotidiana. Purtroppo, il Diavolo si nasconde nei particolari e Belzebù è così abile che questa impresa riesce a realizzarla anche quando si tratta di virtù: quand’è che la prudenza è eccessiva, e quand’è che si trasforma in viltà o, peggio, in ignavia?
Si potrebbe pensare che il miscredente, non avendo il problema della virtù e del vizio, non abbia questi problemi. Che a lui basti chiedersi fino a che punto la prudenza possa essergli utile. E tuttavia il Diavolo, anche se non esiste, riesce lo stesso a nascondersi nei particolari, così che una visione del tutto immanente della prudenza non rende poi molto più facile il suo maneggio.
Gli esempi sono moltissimi. Abitando in una via poco frequentata, poco illuminata, e tornando a casa tardi, si rischia sempre una rapina senza testimoni e senza possibilità d’aiuto. È una buona ragione per tornare sempre a casa prima del tramonto? Bisognerebbe rinunciare a vivere una vita normale. Abitare in una zona di periferia e tornare a casa tardi è un rischio, ma non si può evitarlo. Forse la prudenza consiglierebbe di tenere addosso cinquanta euro e di darli al primo che si presenta, sperando che gli bastino. Per il resto, si possono soltanto incrociare le dita.
E questo non è il peggio. Fare sesso, comporta il pericolo di avere figli indesiderati. L’unico contraccettivo veramente valido, anche il più scomodo, è la castità. Con quale coraggio sposarsi, quando le coppie che poi si separano sono almeno la metà, e il rimanente spesso rimane unito soltanto per quieto vivere? E certo è da incoscienti viaggiare in automobile, sapendo che si possono avere incidenti anche mortali a cento metri da casa. Fare beneficenza comporta il pericolo della truffa e la certezza dell’ingratitudine; ma se uno non è mai generoso, poi si sente un verme. Che cosa c’è, di più umano, del confidare un segreto a un amico? Eppure è una sciocchezza. Se l’interessato non resiste alla voglia di far sapere qualcosa, come può aspettarsi che resisterà un terzo, che non ha lo stesso interesse al segreto?
Tutta la vita è disseminata di trabocchetti. Se si vive in un condominio, poi si ha da fare con i condomini, avendo tutti i problemi di una famiglia allargata senza averne i vantaggi. Ma se si sceglie una villetta isolata, si moltiplicano i costi, i rischi e i problemi. Chi cerca di arricchirsi lavorando molto rischia di morire prima di godersi il patrimonio e chi vive spensieratamente, andando avanti con gli anni ha modo di pentirsene. Il prodigo finisce in povertà, il risparmiatore si vede rubare i soldi dall’inflazione e dallo Stato, che lo considera un egoista sfruttatore dei poveri. Il problema è generale: accettare i rischi e divertirsi, o non accettarli e rinunciare a vivere in modo piacevole?
La prudenza in conto terzi è poi lo strumento che gli spietati profeti del passato usano per spargere sale sulle ferite di chi già sta soffrendo: “Avresti dovuto essere più prudente”. “Avresti dovuto pensare questo e quello”. Quasi che loro sapessero già come sarebbe andata a finire. E quasi volessero dire: “Non soltanto devi soffrire, ma devi anche ammettere che soffri per colpa tua”. E ciò nel momento stesso in cui chi è nei guai vorrebbe almeno sentirsi dire che con un pizzico di fortuna sarebbe potuta andare bene. Anche se lui meritava che andasse male. 
In questo campo torna in mente un vecchio e ironico detto: “Signore, dammi la forza di sopportare i mali contro cui non posso nulla, dammi la forza di reagire contro i mali contro i quali posso lottare, e soprattutto, Signore, dammi la saggezza di distinguere le due situazioni”. 
La prudenza, come il coraggio, come la tenacia, come la generosità e tante altre belle virtù, è buona o cattiva secondo l’occasione e secondo la misura con cui viene applicata. Il principio vale perfino per i difetti: quand’è che il vigliacco diviene prudente, e l’incosciente diviene coraggioso? Per sé ognuno trova delle giustificazioni: l’avaro si considera un risparmiatore,  il prodigo si definisce generoso. 
Non ci si può proprio fidare del libro di lettura. Quello in cui si parla di bel tempo quando c’è il sole e di cattivo tempo quando piove, dimenticando che la regione in cui c’è sempre bel tempo si chiama Sahara.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
14 luglio 2017




permalink | inviato da giannipardo il 28/7/2017 alle 8:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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